Ragusa-Bolzano, (per ora) solo andata

Print Friendly, PDF & Email

Si chiama Chiara Dipasquale, ha 34 anni, è nata a Ragusa ma da più di otto anni vive e lavora a Bolzano. L’abbiamo incontrata.

Chiara, raccontaci il percorso che dal capoluogo ibleo ti ha portato lassù fino in Alto Adige?
Ho frequentato il liceo scientifico “Enrico Fermi” di Ragusa perché ero attratta dalle materie scientifiche e, volendo continuare su quella strada, mi sono iscritta alla facoltà di ingegneria a Catania. Per la triennale ho scelto “Ingegneria del recupero edilizio e ambientale” e, al termine del biennio di specialistica, mi sono laureata con una tesi sugli impianti per il raffreddamento degli edifici con energia solare, un tema  che guarda al comfort di chi vive le abitazioni e che sfrutta le risorse naturali disponibili.

Guardando al tuo percorso di studi, mi viene da pensare che nel tuo ambiente lavorativo ci siano più maschi che femmine.
In effetti è così e spesso mi ritrovo ad essere in minoranza. Ma è una cosa che da un lato mi gratifica, nel senso che in questo modo posso dimostrare che questo tipo di lavoro non è una quesitone di genere, dall’altro è vero però che ho come la sensazione che, per essere presa in considerazione, mi tocca sgomitare un po’ di più. In ogni caso l’importante è fare ciò che piace. E questo vale sia per quanto riguarda il mio lavoro che per qualsiasi mestiere si voglia fare. Se non è così diventa difficile portare a termine ciò che si è iniziato.

Non ci hai però ancora detto come sei finita a Bolzano…
Dopo la laurea, mi sarebbe piaciuto fare qualcosa che mi consentisse di continuare gli studi, magari con un master o un dottorato, e possibilmente non a Catania ma fuori dalla Sicilia giusto per vedere un po’ com’era il mondo oltre lo Stretto. Per l’università ero rimasta vicino casa e quindi avevo voglia di fare altre esperienze. Ne ho parlato con il mio professore di riferimento, lo stesso che mi aveva consigliato il tema della mia tesi, e lui, grazie ai suoi contatti, mi ha proposto un dottorato a Bolzano presso l’Eurac. Mi sono così “imbarcata” in questa avventura e alla fine sono rimasta qui. In realtà, durante il dottorato, per un periodo, sono stata anche all’estero, ma poi, quando ho dovuto scegliere se tornare a casa o restare a Bolzano, ho scelto di restare. A questo genere di bivio, nel corso del tempo, ci sono arrivata più volte e, per diverse motivazioni sia lavorative che personali, finora ho sempre scelto di fermarmi qui.

Che lavoro svolgi per l’Eurac?
Mi occupo di efficienza energetica e uso di energie rinnovabili negli impianti di condizionamento degli edifici.

Come ti trovi a vivere in un posto che sembra essere agli antipodi rispetto a quello in cui sei nata?
Ti confesso che qui ormai mi sento come se fossi a casa, e la cosa mi stupisce non poco, considerando che si tratta di due mondi molto diversi. Diciamo che mi sento a casa sia qui che a Ragusa.

Come fai a sentirti a casa in entrambi i posti?
Non lo so, ma è così. Qui sto bene e l’essere circondata da tanta natura aiuta. È una città molto vivibile e a dimensione d’uomo. Ovviamente ci sono alcune cose che mi mancano. Ad esempio soffro perché Ragusa e Bolzano non sono ben collegate e dunque tornare in Sicilia non è facilissimo. Vengo giù in estate, a Natale e se posso a Pasqua, ma mi piacerebbe tornare più spesso. Di conseguenza mi mancano i miei e i miei amici. Con la famiglia e con gli amici proviamo a incontrarci in giro per l’Italia. Comunque qui non si sta male, o quanto meno io cerco di starci bene perché, se si decide di vivere in un posto, bisogna fare in modo di viverci bene. Per questo è opportuno impegnare il proprio tempo libero con altre attività che non sia il solo lavoro.

In questo tu sei stata molto brava: so che ti piace andare in bici, correre, e inoltre suoni in un gruppo. Ne vogliamo parlare?
Andare in bicicletta, qui, è quasi un obbligo perché utilizzare l’auto è complicato e snervante. Bolzano è piena di piste ciclabili, ce n’è una che percorre il fiume partendo dalla città e arrivando fino in zona industriale dove lavoro io, e quindi diventa piacevole utilizzare le due ruote, anche in inverno. D’altra parte, almeno per me, è meglio prendere un po’ di freddo che restare bloccati nel traffico. Il piacere per la corsa invece mi è nato qualche anno fa. All’inizio correvo per tenermi in forma, ma poi ci ho preso gusto e adesso mi piace proprio. Però non vivo la corsa come un impegno inderogabile, ma come un qualcosa che mi fa stare bene.

Da quello che capisco, un’altra cosa che ti fa star bene è il rapporto con la musica.
Fin da quand’ero ragazza ho strimpellato la chitarra, ma sono sempre stati momenti di condivisione con gli amici, con gli scout. Qui a Bolzano, con i colleghi si voleva fare qualcosa per passare il tempo in modo piacevole e divertente e alla fine abbiamo deciso di mettere su un gruppo musicale. Io suono la chitarra e canto, ma non abbiamo grandi ambizioni.

Quindi non ti vedremo mai a Sanremo…
Non credo proprio, siamo dei dilettanti che occupano parte del proprio tempo libero suonando. Tutto qui. Quest’estate abbiamo suonato qualche volta sul lungofiume davanti a un piccolo pubblico di ammiratori. Non credo che andremo molto oltre perché ciò richiederebbe tempo e impegno e al momento non siamo in grado di garantirlo.

Che genere di musica suonate?
Sono pezzi che scrivono i miei compagni di avventura. Quanto al genere, diciamo che è sullo stile “cantautori”.

Tu invece che musica ascolti?
Un po’ di tutto. La musica mi piace a 360°, soprattutto quella dal vivo.

Da come parli mi sembra che non sia assolutamente pentita della scelta che hai fatto. Ma se ti venisse offerta la possibilità di tornare a Ragusa, accetteresti?
A tornare giù ci penso spesso ma tornerei solo a condizione di fare qualcosa di bello e veramente soddisfacente. Non sono una di quelle che dice “mai più a casa”, ma al momento non ho una motivazione così grande da lasciare qui e spostarmi.

Cosa ti manca di più? La focaccia ragusana, la famiglia, gli amici o il mare?
Difficile rispondere a questa domanda. Quando penso a casa penso un po’ a tutte queste cose contemporaneamente. Come ti dicevo prima, con gli amici ci si incontra in giro, con la famiglia ci vediamo ogni qualvolta posso scendere giù, mentre per le focacce e il mare, cerco di fare scorta quando sono a Ragusa.

Chiara, dicci la verità, tu adesso ti senti più ragusana o più bolzanina?
Sono e sarò sempre ragusana, anche se vivo ormai da qualche tempo a Bolzano e probabilmente anche l’accento mi sarà un po’ cambiato. Ma sono fiera di essere ragusana ed è una provenienza che non rinnego. Ma sono anche un po’ bolzanina perché ormai guardo a certe cose con un occhio diverso rispetto a prima. Ci si può sentire bolzanini con spirito ragusano?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*