Adelia e la macchina del meteo

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Sabato prossimo, il 17 novembre, presso l’auditorium Santa Teresa a Ragusa Ibla, sarà presentato Adelia e la macchina del meteo il romanzo della giovane scrittrice ragusana Giada Maria Iannizzotto. 17 anni, studentessa che frequenta il quarto anno del liceo classico del capoluogo ibleo, Giada ha iniziato a scrivere racconti in terza elementare vincendo il premio Favole in libertà e, coniugando questa passione a quella teatrale, ha fatto parte della compagnia Godot di Ragusa per due anni. Adelia è il suo primo romanzo.

Non è comune incontrare una diciassettenne che pubblichi un romanzo. Giada, che cosa ti ha spinto a questa impresa?
A dire il vero non sono partita con l’idea di scrivere un libro. Fin dalla terza elementare ho l’abitudine di ritagliarmi del tempo, il pomeriggio, per scrivere i racconti che mi vengono in mente ma questa storia era diversa dalle altre; non le bastavano le solite quattro o cinque pagine, aveva troppo da narrare per uno spazio così ristretto, perciò ho iniziato a dedicare quel tempo, anziché a molte storie, ad un solo grande racconto curandolo il più possibile. Dopo due anni di lavoro, rileggendolo, mi sono resa conto che poteva avere del potenziale quindi mi sono dedicata ad una attenta revisione, al termine della quale ho inviato il manoscritto a Operaincerta. Dopo tre anni di lavoro, finalmente Adelia è giunta al termine e i miei personaggi potranno finalmente essere conosciuti.

I tuoi genitori come hanno vissuto il fatto di avere una figlia scrittrice?
Mia madre era davvero emozionata, mi spronava a continuare a scrivere anche quando non mi sentivo motivata. Anche mio padre, naturalmente era felice per me, ma ha preferito non intromettersi per far sì che creassi uno stile totalmente mio.

E i tuoi amici?
In realtà la prima persona a cui l’ho detto, la mia amica Cristina, pensava fosse uno scherzo ma, dopo aver capito che parlavo sul serio, è stata di grande supporto per me insieme agli altri, che mi dispiace non poter citare, aiutandomi nelle scelte e ascoltando tutte le perplessità che ho avuto durante il percorso di scrittura.

Se dovessi spiegare a qualcuno il genere del tuo romanzo, che cosa gli diresti?
Potrebbe essere definito “distopico totalitario” dato che la narrazione è inserita in una società gerarchica, il governo convince i cittadini che il loro stile di vita, per quanto siano oppressi in ogni ambito della loro esistenza, sia il migliore possibile e ogni dissenso, spesso scovato con una rete di infiltrazione, viene severamente punito anche con la tortura.

Perché ha scelto di raccontare questo genere di storia?
Non c’è un motivo preciso. Quando invento le mie storie sperimento quasi tutti i generi. Questo, conoscendolo meglio, mi ha permesso di lavorarci maggiormente ma non escludo in futuro di poter pubblicare altre storie di altro genere.

Ti sei ispirata a qualcosa o a qualcuno?
Sì! Se ricordate, qualche anno fa, si è parlato molto di scie chimiche e controllo del meteo. Anche se non ho mai creduto a queste teorie, mi sono chiesta “E se un giorno il controllo del meteo divenisse realtà come potrebbe essere utilizzato a fin di bene? E con quali i rischi?”. Da lì ho creato una prima bozza del mondo dove successivamente ho ambientato Adelia e la macchina del meteo.

Che cosa fai quando non sei a scuola o non scrivi?
Vivo la vita normale di tutte le ragazze della mia età: gioco con mia sorella minore, esco con gli amici, guardo serie TV e ogni tanto gioco a tennis con mio padre.

Che cosa c’è nel tuo futuro? Stai già lavorando a qualcosa?
La storia di Adelia non si esaurisce nel libro che sta per uscire. Ho ancora altro da raccontare e al momento sto fissando i punti principali di un possibile sequel.

Adelia e la macchina del meteo si può acquistare sul sito di Operaincerta Editore.

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