Studenti prodigio volano a Boston

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Tutti i riflettori puntati su di loro e a ragione. Sono tre studenti napoletani, under 18 arrivati in finale al Concorso internazionale di programmazione di robotica aerospaziale ideata in collaborazione con la Nasa.  Sono Mauro D’Alò, Davide Di Pierro e Luigi Picarella che sfidano i colossi della ricerca americana.  Ma la storia rischiava di finire male perché l’Istituto tecnico industriale Righi di Napoli dove i tre studiano, non ha i soldi sufficienti per mandarli in America e neppure i ragazzi possono permettersi il viaggio verso la finalissima a Boston.  Così, nei giorni scorsi è partita una gara di solidarietà per consentire di spiccare il volo e realizzare i loro sogni. Già perché loro sognano di proseguire gli studi di ingegneria informatica e aereospaziale per migliorare il loro progetto nel settore dell’intelligenza artificiale.

E oggi, nel luogo storico dove si respira la storia, luogo simbolo, dove si è firmata la Costituzione italiana, alla presenza del Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati e del nostro fisico per eccellenza Carlo Rubbia, nella Sala della Costituzione, infatti, i tre prodigi hanno ricevuto la conferma che in tanti si sono attivati per supportare questo esempio di talento e d’intelligenza italiana. Capacità e ingegno premiati, almeno stavolta.  Il Senato, precisamente, metterà a disposizione i fondi per consentire ai tre studenti di andare negli Stati Uniti, proseguire i loro studi e partecipare così alla fase finale del prestigioso concorso e Alitalia offrirà il viaggio.

Una storia a lieto fine che deve far riflettere affinché dove c’è il merito e l’impegno ci debba essere anche lo Stato. Già perché chissà quante eccellenze ci sono nel nostro Paese, spesso non valorizzate. Forse, si dovrebbe ipotizzare un sistema di sostegno durante il percorso scolastico motivando le nostre giovani menti, dopo l’esperienza all’estero, a tornare a casa. Forse, sarebbe il momento di sensibilizzare la politica nei confronti delle grandi capacità italiane e non costringerli ad emigrare. Questa storia dovrebbe essere d’auspicio affinché altri ragazzi si sentano motivati, incoraggiati e sostenuti ad esprimere il loro talento orgogliosi di sentirsi italiani.  Perché sono tanti i giovani che hanno doti e capacità ma attendono che questo Paese investa sulle loro potenzialità, sulla ricerca e sulla formazione per renderli maggiormente competitivi. L’Italia è ferma da tempo non investendo in conoscenza ha aumentato la distanza con gli altri Paesi e il divario in questi ultimi anni è notevolmente cresciuto. È un problema serio perché solo la conoscenza può farci accedere al futuro. Nel frattempo, anche noi sogniamo che magari, tra questi tre baby scienziati non ci sia un prossimo premio Nobel.

1 commento

  1. Complimenti e auguri a questi giovani uomini di scienza

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