“Dear Ludwig”: dolori e passioni di un genio della musica.

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Uno straordinario Nicola Costa è Ludwig Van Beethoven in scena al Teatro del Canovaccio di Catania dal 6 al 9 dicembre c.a.

Teatro del Canovaccio di Catania dal 6 al 9 dicembre c.a.

Per ogni replica un sold out e parecchi minuti di applausi scroscianti per l’atto unico “Dear Ludwig”, scritto, diretto ed interpretato dall’eccellente attore Nicola Costa. Assistente alla regia Gabriele Pizzuto. Produzione del Teatro del Canovaccio di Catania.

Un pubblico attentissimo, rapito dalle emozioni intense che hanno saputo trasmettere gli attori in scena; un silenzio quasi arcano sottolinea la magia di questo lavoro toccante, profondo, drammatico, poetico.Ci troviamo a casa di uno dei più grandi compositori di tutti i tempi, Ludwig Van Beethoven, viennese nato nel 1770 e morto cinquantasei anni dopo. Un’anima tormentata la sua, profonda, immensamente empatica: la sua troppa bontà lo porterà all’implosione della sua stessa rabbia fino a farlo ammalare nel fisico.

 Ludwig è nato per la Musica e non per il pubblico; la sua musica nasce dal cuore ed è generata esclusivamente per l’Arte e non per la gente comune.

Disordinatissimo nel suo ordine mentale, misantropo per facciata ma non nello spirito, aggressivo per autodifesa, legatissimo alla madre che morirà lasciando in lui una ferita profondissima che segnerà, irrimediabilmente il resto della sua vita.

Dal diario di Ludwig, Nicola Costa traccia magistralmente la personalità del padre del classicismo musicale viennese,insieme ad Haydin e Mozart, una personalità intima, fatta di piccoli frammenti di vita ed emozioni, di effimere gioie, di attacchi d’ira esagerati nei confronti della sguattera e non solo,  di momenti in cui il desiderio della morte per mettere a tacere gli acuti dolori allo stomaco (aveva la cirrosi epatica e la gotta), superava quello della gioia che le dava comporre  musica.

Molto giovane comincia a perdere l’udito: per un compositore questa è la punizione più terribile e severa che possa riservarle il destino. Nonostante ciò crea delle musiche straordinarie: le note di “Al chiaro di luna”, “Patetica”, “Appassionata” e la “Quinta sinfonia” rapiscono il pubblico, lo emozionano, lo avvolgono nel sogno e nella magia di quel tempo che visse il compositore.

L’eccezionale attore Nicola Costa è Ludwig: una simbiosi perfetta tra personaggio ed interprete. La sua forza interpretativa, i movimenti di un corpo longilineo, le parole sentite nell’anima consegnano al pubblico un Beethoven vivo, vero e vibrante.

Il suo caro amico e grande poeta, Goethe è ben interpretato in scena dall’attore Franco Colaiemma che farà pure da narratore delle vicende biografiche del grande maestro.

La sempre eccellente e disinvolta attrice Carmela Silvia Sanfilippo è in scena la sguattera continuamente rimproverata e perseguitata da un nervoso ed impulsivo Ludwig.

Il giovane centauro fratello di Beethoven,  Johann è il bravissimo attore Angelo Ariosto.

L’istrionico e il sempre pregevole interprete Gianmarco Arcadipane è in scena il più caro amico del maestro, Wegeler anche lui vittima dei suoi continui cambi di umore. Wegeler è lì, sempre pronto a soccorrerlo quando i dolori del compositore diventano insopportabili, quando in ogni goccia di medicina per l’udito c’è riposta tutta quella meravigliosa speranza di guarigione.

Teresa, la donna amata da Ludwig, è in scena la bravissima e soave attrice Alice Sgroi.

Bellissimo e molto romantico il loro ultimo incontro,fatto di baci voraci e di abbracci sentiti quasi a divorarne quelle anime profondamente innamorate l’una dell’altro ma di quell’amore impossibile ma tenace (Teresa è stata promessa in sposa dal padre ad un altro uomo).

Una scena degna di nota per forza interpretativa e potenza emotiva è quella del testamento: molto toccante l’ammissione di disperazione da parte del maestro quando, non udendo la gente parlare, confessa di sentirsi umiliato nell’ammetterlo.

Di spalle al pubblico, un direttore d’orchestra di nome Ludwig Van Beethoven, luci soffuse, dirige la sua famosissima “Quinta Sinfonia”: il teatro vibra di commozione.

Una mise- en- scène poetica ma allo stesso tempo forte, appassionante e coinvolgente.

Lunghi applausi finali sottolineano il gradimento meritatissimo del pubblico che commosso e ricco di emozioni si avvia all’uscita del teatro.

 “Non conosco altro segno di superiorità per l’uomo se non la bontà.” (Beethoven)

Fotografie di Dino Stornello.



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