Giulio, a Milano perché altri non siano costretti a partire

Print Friendly, PDF & Email

Terzo appuntamento con i “cervelli ragusani in fuga”. Dopo Chiara Dipasquale e Luca Cavalieri, oggi incontriamo Giulio Ottaviano, 28 anni, a Milano prima per studio e adesso per lavoro.

Giulio, raccontaci come sei arrivato nel capoluogo lombardo.

A Ragusa ho frequentato il liceo scientifico e al termine del quinquennio ho deciso di iscrivermi in ingegneria. In un primo momento, senza una ragione particolare, avevo scelto Roma. Ma dopo essermi informato meglio sulle diverse sedi ho deciso di iscrivermi al Politecnico di Milano perché ho pensato che lì potessi ricevere una migliore preparazione e di conseguenza avere maggiori sbocchi lavorativi.

Dunque da quanti anni sei a Milano?

Questo è il nono anno. A 19 anni sono venuto qui, dopo sei anni mi sono laureato e poi vi sono rimasto per lavorare.

In cosa ti sei laureato?

Ingegneria gestionale.

Ci spieghi di cosa si tratta?

L’ingegneria gestionale è un ramo di ingegneria, diventata molto popolare negli ultimi 20 anni, che applica l’approccio ingegneristico alla risoluzione dei problemi e delle tematiche relative al business e alle imprese. La differenza con gli altri rami è che l’ingegneria gestionale fornisce competenze e conoscenze non specificatamente settoriali e quindi applicabili a qualunque tipologia di impresa. Chi esce da questo percorso accademico non ha un profilo tecnico, ma acquisisce la capacità di valutare le problematiche aziendali in maniera trasversale.

Quindi da quando sei partito per Milano non sei più tornato a vivere a Ragusa?

Diciamo che non ne ho avuto il tempo, visto che ho subito trovato lavoro! Comunque dopo la laurea non era nei miei piani tornare a Ragusa. Ero deciso a restare a Milano perché ero convinto che qui avrei potuto crearmi con più facilità e più in fretta la mia professionalità. Anche se ammetto che tornare giù mi sarebbe piaciuto.

Perché hai pensato che a Milano avresti potuto costruire meglio la tua professionalità?

Perché Milano è tra le città italiane più attive dal punto di vista delle possibilità lavorative. L’azienda per cui lavoro produce software, ma io non mi occupo di questioni tecnico-informatiche. Il mio lavoro consiste nell’aiutare i nostri clienti a gestire al meglio le risorse umane attraverso l’utilizzo ottimale dei software che produciamo. È un lavoro non comune perché non tutte le aziende possono permettersi di investire in questo ambito. Anche per questo un mio ritorno a Ragusa al momento non è realistico.

Dopo la laurea ti immaginavi a fare questo genere di lavoro?

In realtà non avevo nessuna idea su quale potesse essere il mio sbocco lavorativo, così come non conoscevo Milano prima di venirci per fare i test di ammissione all’università.

Dal tono della tua voce dai l’impressione di essere contento di stare nel posto in cui vivi.

È così! Milano mi piace. L’ho scoperta pian piano e adesso qui mi trovo molto bene. È una grande città, in costante espansione, con un ambiente molto attivo e stimolante.

Quindi lo stereotipo del meridionale indolente che vive male in un ambiente nel quale il lavoro è l’unico scopo di vita, almeno per te, non è veritiero?

Guarda che qui non è così facile incontrare “veri” milanesi. E quando ne incontri uno ti “confessa” subito di avere almeno un nonno o il padre che viene dal sud. Come se avesse il piacere di farti sapere che anche loro hanno un’origine meridionale.

Ma allora che differenza c’è tra vivere a Milano o in una qualunque città del sud?

Qui non è così diverso rispetto ad altri posti. Nelle metropoli, che si parli di Milano, Roma, Napoli o Catania, la differenze sono minime: hai grandi distanze da coprire, il traffico urbano è sempre caotico, eccetera. La differenza la fanno gli aspetti positivi: i servizi funzionano meglio e hai molte più opportunità, a tutti i livelli, rispetto alle città del meridione. Stabilire cos’è positivo o negativo è comunque una cosa molto personale. Per me, in questo momento, è un buon posto in cui vivere. Magari tra qualche anno, quando vorrò mettere su famiglia, andrò altrove, in una città dalla dimensione più umana.

Oltre a lavorare, che altro fai?

Ho sempre avuto la passione per il teatro. Al liceo facevo parte di una compagnia scolastica e quando mi sono trasferito qui a Milano ho continuato con un gruppo di universitari con i quali abbiamo preparato dei piccoli spettacoli. Terminata l’università ho però lasciato la compagnia. Adesso vado a teatro come spettatore, una cosa che a Ragusa, almeno fino a quando vi abitavo, era impossibile fare e se volevi assistere a una qualunque pièce eri costretto a spostarti. E poi gioco a rugby. Avevo iniziato, quando avevo 13 anni, nel Padua Ragusa, e avevo smesso quando ero venuto qui a studiare. Avrei voluto continuare a giocare, ma gli impegni universitari erano tanti e non avevo il tempo per altro. Finiti gli studi, però, ho ricominciato. Gioco per la stessa squadra nella quale ha giocato Luca Cavalieri, con la differenza che lui giocava nella squadra che disputava il campionato di serie C, io invece in quella che disputa il torneo Uisp, un torneo amatoriale che ha ritmi meno impegnativi.

I tuoi amici sono lombardi o meridionali?

Tra i miei amici c’è un po’ di tutto: meridionali, lombardi e amici che ho conosciuto in Spagna in Erasmus e che adesso si sono trasferiti qui. E poi ci sono gli amici d’infanzia, quelli che continuano a vivere a Ragusa o in altre città, con i quali ci si vede quando io vado giù o quando loro vengono su.

Quante volte all’anno torni a Ragusa?

Generalmente vado giù per Natale e in estate. E poi, se posso, quando c’è da festeggiare qualche ricorrenza in famiglia. Diciamo che ogni 3 o 4 mesi cerco di fare una salto.

Cos’è che più ti manca di Ragusa? La famiglia, la scaccia, il mare?

Visto che magari leggeranno i miei, sono obbligato a dire che mi manca soprattutto la famiglia, altrimenti rischio grosso (ride, ndr). Scherzo, naturalmente. Però è vero che la famiglia mi manca tanto. È dura stare lontani per molto tempo. E poi mi manca il mare, soprattutto in estate. In inverno preferisco stare a Milano.

Pensi che prima o poi tornerai a vivere a Ragusa?

Non lo so, non so se tornerò mai. Sicuramente non resterò a vivere per sempre a Milano, ma non so se tornerò a Ragusa. Però mi piacerebbe fare qualcosa per la mia città, qualcosa che possa far sì che i giovani, per lavorare, non siano più costretti ad emigrare al nord, come ho fatto io e tanti altri come me. Ragusa è molto periferica rispetto alle altre città del sud e quindi fare impresa lì non è facile, ma la tecnologia può essere d’aiuto perché anche a Ragusa si riesca a far nascere qualcosa di importante. Al momento non ho le idee chiare su cosa e come si potrebbe fare, ma in qualche modo mi piacerebbe dare il mio contributo alla crescita della mia città.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*