Nazionalismo cinese

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dimostrazioni per Taiwan

Hanno destato un certo allarme in Occidente le recenti dichiarazioni del presidente cinese Xi Jimping che, a proposito della questione di Taiwan, ha detto di non escludere l’uso della forza per ricondurre quella provincia alla madre patria. Un attacco militare a Taiwan potrebbe coinvolgere gli USA ed avere conseguenze imprevedibili ma certamente catastrofiche sull’equilibrio e la pace mondiale. Nasce soprattutto l’allarme per il nazionalismo cinese che, secondo alcuni, potrebbe essere il problema del prossimo avvenire.

Prescindiamo dal fatto che le dichiarazioni bellicistiche del presidente cinese non avranno presumibilmente attuazione ma prendiamo in esame il nazionalismo cinese.

Il nazionalismo cinese è cosa diverso da quello europeo, che si basa sulla convinzione della superiorità della propria civiltà e quindi del diritto o anche e più spesso, del dovere, di imporla agli altri. Nel passato portare la civiltà (identificata con la propria cultura) è stata la giustificazione ideale almeno in teoria per la formazione dei grandi imperi. In un primo tempo si è posta al centro l’evangelizzazione: America Latina, Cina, Giappone, perfino la tratta degli schiavi veniva mitigata con l’idea che in fondo si salvavano quelle anime. Si parlò invece di civiltà in generale per la formazione dei grandi imperi coloniali dell’800: il fardello dell’uomo bianco secondo la celebre e incisiva affermazione di Kipling. Nel mondo attuale non si pensa più a formazione di imperi ma ugualmente noi pensiamo che la nostra sia la vera ed unica civiltà o almeno quella superiore che abbiamo il dovere morale di estendere in tutto il mondo: Ci pare così che la democrazia, i diritti umani, l’uguaglianza dei sessi, l’accettazione della omosessualità siano valori universali che andrebbero estesi a tutto il mondo. Certo non pensiamo più alla forza degli eserciti ma a qualche pressione commerciale e politica. Se In Arabia Saudita si condanna un’attrice che si presenta poco vestita si alzano voci che reclamano una qualche reazione politica o economica contro la Arabia Saudita e si lamenta che gli interessi economici e politici contano più di quelli etici. In realtà non è affatto vero che quei principi siano universali ma sono solo dell’Occidente e più precisamente di quello moderno. Per fare un esempio: l’omosessualità solo di recente viene accettata. Ancora negli anni ’50 del secolo scorso in Inghilterra un grande scienziato come Turing, che pure aveva dato un contributo essenziale alla vittoria decifrando i codici nemici, veniva condannato e alla fine spinto al suicidio perché omosessuale. Anche tuttora l’accettazione dell’omosessualità non è così generalizzata anche in Occidente e gli episodi di intolleranza sono comuni, ma noi riteniamo di poter giudicare tutto il mondo in base a questa accettazione e in dovere di intervenire se esso non viene accettato.

Il nazionalismo cinese è cosa alquanto diversa. Il termine nazionalismo non esiste neppure in cinese: si dice min (popolo) e il vocabolario on line riporta mín zú zhǔ yì = i Tre Principi del Popolo (Nazionalismo, Democrazia e Mezzi di sussistenza del Popolo). Il termine di impero e di imperatore cinese è una trasposizione terminologica occidentale. Quello che noi definiamo imperatore cinese in realtà è il tian zi, figlio del cielo, nel senso di tramite fra il popolo e la divinità. L’impero cinese e il zhong hua il paese di mezzo cioè il centro del mondo.

Sono convinti, come noi e più di noi, che la loro sia la vera unica civiltà. Ma a differenza di noi pensano che non può essere condivisa da chi non vi è nato: lo stile di vita cinese non può essere esportato, non pensano mai che europei o africani possano diventare come i cinesi, non ne sarebbero capaci. Solo nel ‘400 la spedizione navale di di Zheng He  si rivolse fuori della Cina in paesi lontani cercando di estendere il dominio cinese in paesi remoti come Indonesia fino allo Sri Lanka. Ma quella età fu chiusa molto presto e anzi si proibì addirittura la costruzione di grosse navi in grado di spingersi in lontane terre. Per i cinesi quello che conta veramente è sempre e solo la Cina.

Quello che noi definiamo nazionalismo cinese è una sensibilità estrema per il loro territorio paragonabile a quello che fu nel secolo scorso l’irredentismo, quel valore sacro e non negoziabile che ci fece cadere nella tragedia della guerra mondiale (con tanti altri popoli e nazioni). I Cinesi identificano il loro territorio con quello degli inizi dell’Ottocento prima delle ingiuste aggressioni degli europei (i barbari venuti dal mare) cioè sia quello che noi chiamiamo Cina interna che Cina esterna. La prima è la Cina propriamente detta abitata dagli han, l’etnia che noi chiamiamo cinese. Nel ‘700 però gli imperatori cinesi ritennero che per difendersi dalle continue invasioni dei barbari fosse più conveniente ed efficace occupare e controllare i territori da cui esse partivano. Si conquistarono quindi il Tibet, la Momgolia, il Turkestan orientale e altri territori vastissimi e spopolati.

Ora nessuno dubita che Taiwan sia Cina (nemmeno il governo di Taiwan): si trova staccata dal resto della Cina per la ingerenza dei barbari che non permisero la sua liberazione. Dal punto di vista cinese non si tratta di annettersi un altro territorio ma di riscattare la patria, “il centro del mondo”, dalle aggressioni degli occidentali e chiudere un secolo di umilianti aggressioni.

La questione va vista dal punto di vista cinese di JI: non penso che veramente Xi Jing progetti veramente una invasione armata, ma che sia solo una arma di pressione per una riunificazione sempre promessa e sempre rimandata di Taiwan, sine die, a un futuro che non arriva mai.

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