“SHOTS”: un bicchierino per brindare alla passione.

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Fotografia di Dino Stornello

Grandi e fragorosi applausi per l’atto unico “Shots” di e con Alice Sgroi e Francesco Bernava, regia degli stessi, organizzazione Filippo Trepepi, produzione “Mezzaria Teatro”, dal 17 al 20 gennaio c.a. al Teatro del Canovaccio di Catania.

Tre storie liberamente ispirate ai racconti di Charles Bukowski, appartenente a quella corrente letteraria che viene definita “realismo sporco”, che analizzano il difficile rapporto uomo-donna mettendone in risalto le rispettive differenze:  “Time-Lapse”, “Trentacentimetri” e “Hank&Tess”.

Un numerosissimo pubblico accolto simpaticamente dai due attori, due eccellenti interpreti, Alice Sgroi e Francesco Bernava, affiatatissimi, assolutamente padroni della scena. Una scelta “coraggiosa” la loro, una mise en scène cruda ma mai volgare, diretta, disinvolta, sferzante come una spada che si conficca nelle coscienze.

“Shot”, il bicchierino da liquore inglese è il vero protagonista dei tre racconti; un bicchierino di liquore dove si annegano fobie, traumi, frustrazioni, sgomenti, sofferenze, gioie ed anche ottimo mezzo per far nascere un dialogo con la persona che si vuol conoscere.

Due poli opposti al confronto, due modi molto diversi di vivere l’amore e la passione fisica (Shots contiene al suo interno la parola “Hot”, il caldo fuoco della passione fisica, altrimenti detta “sesso”): da una parte le molteplici sfumature spirituali e mentali della psiche femminea, dall’altro il realismo istintivo dell’impulso sessuale scaturito dall’ attrazione fisica del mondo maschile. E a questo impulso le donne reagiscono in diversi modi.

In “Time-Lapse” il rapporto viene ripetutamente compromesso dalla routine, stancato dalla monotonia quotidiana: un percorso di vita ripetuto e che ha bisogno di continui rinnovi emozionali e stimoli passionali, come il cercare di rivivere la stessa magia del primo incontro. Qui ritroviamo una donna dapprima sostenuta e scontrosa ai tentativi di conquista dell’uomo ma che poi cederà quando quest’ultimo le griderà in faccia il proprio disappunto definendola “stronza”.

Quante coppie vivono oggi questa realtà? Quante “facciate” di amori perfetti che in verità sono, nelle mura domestiche, delle vere sconfitte familiari?

In “Trentacentimetri”, vincitore del premio “Miglior regia” al Festival Nazionale di corti teatrali “’O Curt”, edizione 2018, l’uomo diventa l’oggetto sessuale della donna che, in questo racconto viene vista come una sorta di “strega” che trasforma il suo “lui” in un ometto di tranta centimetri, la misura giusta (misura fallica) per soddisfare i propri “appettiti carnali”. La metafora è efficace e palese, geniale nel suo significato più ampio: l’uomo è racchiuso lì, in quei trenta centimetri, lì c’è tutto il suo essere, tutto ciò che sa dare e sa dire ed in questo caso la donna lo usa unicamente come “arnese del piacere”.

Infine, in “Hank&Tess” si racconta dell’incontro di due anime emarginate più da se stesse che dalla società, due spiriti perduti nell’incapacità del vivere. Qui la donna è un’insicura con una bassissima autostima, masochista, autodistruttiva. Insegue l’uomo brutto perché è convinta che quello bello miri soltanto al corpo mentre preferisce l’attrazione mentale (“Beato tu che sei brutto almeno sei sicuro che la persona che ti sta accanto non lo fa per la tua bellezza”).

L’avvenenza fisica di Tess diventa per lei una dannazione, una fonte inesauribile di sofferenza che la porterà a sfregiare ripetutamente quel corpo (fino alla morte) per punirlo di tanta bellezza. Una donna come Tess cerca le emozioni, la dolcezza, l’attrazione spirituale prima che carnale. Si concede ad Hank soltanto in luoghi appartati e bui come per voler nascondere quella vergogna, quel momento di debolezza sessuale al mondo intero.

Per tutte queste storie, per tutti i risvolti che ne scaturiscono, per festeggiare, godere, addolorarsi, pensare, gioire c’è il bicchierino “salvifico”. Ma è davvero così?

Eccezionali, poliedrici, intensi Alice Sgroi e Francesco Bernava. Grande intesa scenica, mai volgari nonostante il tema trattato.  

Nelle donne interpretate c’è tutta l’anima di Alice Sgroi: appassionata e passionale, naturalmente sensuale.

Grande dignità scenica quella di Francesco Bernava: grande classe ed eleganza caratterizzano l’attore anche quando il personaggio da interpretare è un po’ “sboccato”.

Un lavoro originale, moderno, spietatamente aderente alla realtà che induce ad una riflessione profonda ed una presa di coscienza amara.

Ci piace finire con una riflessione di Bukowski:

«Se succede qualcosa di brutto / si beve per dimenticare;

se succede qualcosa di bello / si beve per festeggiare;

e se non succede niente / si beve per far succedere qualcosa.»

E che brindisi sia all’amore!

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