La vera sfida è con te stesso

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“Sguardo al futuro e radici nel passato” sono parole di Gianstefano Passalacqua, leader per passione ed una forza che lo spinge a raggiungere una individualità esclusiva e irripetibile, quella stessa che gli gnostici declinano come “scintilla” e che Eckhart affermò risiedere, in modo costitutivo e ultimativo, nell’anima.

Alla scoperta dell’unicità, “spirito libero” consapevole della sua dignità, attento all’alterità e sensibile ai talenti naturali e alle predisposizioni che ognuno di noi ha, e che gli hanno consentito, riconoscendole, di realizzare se stesso.

“La libertà è una cosa che si costruisce” asserisce Gianstefano.

In una società in cui non si ha alcun interesse allo sviluppo delle reali potenzialità del singolo componente, non ci sarà nutrimento per l’anima, ma il prosperare di pensatori mediocri.

Gli anni del militare, sommati a quelli vissuti a Milano, hanno fatto sì che riscoprisse se stesso, attitudini e dinamicità, decidendo senza alcuna esitazione di seguire la sua “vocazione”: occuparsi dell’azienda di famiglia e dedicarsi allo SPORT.

“Non è semplice…!”

“Ogni giorno è un cammino faticoso che sento a volte fisicamente”.

Fin da piccolo curioso, diceva a tutti che “da grande” avrebbe fatto lo scienziato o il contadino – “sono spesso scontroso e a volte non colgo le sottigliezze” – riconoscendosi uniche imperfezioni, si è cucito addosso un vestito che sente profondamente essere della sua taglia.

Le premesse erano di essere all’altezza di un “padre capace” ma per fare questo ha sentito il bisogno di ripartire da zero – “la vera sfida non è con gli altri ma con se stessi”.

Alla luce di tutto ciò, risulta ben chiaro quanto sia stato importante imparare a riconoscere ed apprezzare l’unicità e potersi finalmente realizzare al massimo delle sue potenzialità ed aspirazioni.

Oggi, Gianstefano Passalacqua della Passalacqua SPEDIZIONI – della Passalacqua BASKET FEMMINILE RAGUSA – è realizzato professionalmente e come uomo, ride per le cose semplici, innamorato della vita, di sua moglie e di Ragusa. Soddisfatto del lavoro svolto in sinergia con le persone che lo affiancano per le quali ha un profondo rispetto.

Spirito ribelle, forza di volontà, dice di NO a ciò che non gli piace fare per gli altri, come ad esempio “WhatsApp”, che vede come una privazione assoluta di libertà.

Alla soglia dei 50 anni crede profondamente nei valori dell’amicizia che cura amorevolmente soltanto con poche uniche anime.

“Per essere se stessi bisogna prima smettere di essere quello in cui ci hanno trasformato attraverso il processo educativo” ma, far luce sulla nostra interiorità allo scopo di ritrovare i tesori che vi si celano.

Ognuno di noi ha dei talenti naturali, delle predisposizioni che gli consentiranno, se riconosciute e coltivate, di realizzare se stesso e fare della propria vita un’opera d’arte….

Di seguito le parole di chi della sua arte ne ha fatto un TALENTO.

Adesso Gianstefano chiudi gli occhi fai un giro su te stesso e quando li riaprirai sarai ad una immagine del passato che più ti è rimasta in mente…

Era un 27 luglio del 1991, lo scenario è Messina, ultimo giorno di leva, un anno passato bene, ma è stato un anno in cui non potevo disporre della mia libertà… Era una giornata di sole, molto vento quasi come in una scena di un film americano in cui il reo evade dalle proprie carceri.

Quindi ti è venuta in mente questa immagine. Perché?

Sono uno spirito libero, la libertà è molto importante ma la si costruisce scegliendo di scegliere.

Mi ritengo una professionista, secondo te perché ho scelto di intervistarti?

Ognuno di noi ha qualcosa da raccontare, magari io ho qualcosa in più da raccontare… la vita è bella ed è sempre un piacere poter ascoltare qualcuno [Gli occhi sgranati di Gianstefano mi trasmettono la voglia di lasciarsi andare al racconto, ndr]

Quanto è importante il sorriso per te?

Rido spesso per le cose semplici come il sole, le persone che lavorano con me, mia moglie… tornare a casa e trovare lei.

Dove senti il tuo posto?

Ragusa è la mia città, mi sento fortemente ragusano. Amo molto la mia terra, tutta la provincia in realtà, trascorro tutta la giornata a Santa Croce ma alla fine è tutto il territorio con i suoi colori, sapori e profumi che mi appassiona. Proprio questa terra e questa passione mi hanno indotto a ritornare sui miei passi. Non tutti sanno che ho vissuto molti anni a Milano e ci vivevo anche bene. Ad un certo punto però ti devi anche chiedere cosa vuoi fare… ed in questo caso la PROVINCIALITA’ ha prevalso sulla RAZIONALITA’.

Quindi la cosa più importante che ad oggi hai fatto nella tua vita?

[L’espressione sul volto segna una incertezza con retrogusto di assoluta spensieratezza… sorride!, ndr] Sono una persona dinamica, la cosa più importante che ho fatto è seguire la mia vocazione! Occuparmi dello sport, e portare avanti il nome della mia famiglia, l’azienda Passalacqua Trasporti. Azienda di una complessità pazzesca: 2.500 spedizioni, 11 filiali, 500 persone che interagiscono tra loro… non è semplice! [Si evince tutta la non leggerezza del carico attraverso l’abbassamento di tono che ha nel raccontare questo episodio, ndr] Un cammino faticoso ed ogni tanto il mio corpo si ribella, la sera, arrivato a casa, mi addormento come un bambino.

 La tua vita è quindi tanto piena, che ruolo ha l’amicizia?

L’amicizia! Una domanda apparentemente semplice…. ma complessa, o meglio scomoda. Ho tantissimi amici, in realtà sono solo conoscenti. I miei veri amici, cioè persone che sanno tutto di me, sono solo tre o quattro di cui due non ci sono più …! Alla soglia dei 50 anni credo che l’amicizia sia un dono preziosissimo. uno scambio profondo di valori, e ciò non accade con tutti.

Spesso da grandi ricordiamo i nostri sogni da bambini, il tuo quale era?

[Una grande risata rimbomba in stanza, a braccia conserte assaporo la risposta] Quello che faccio, portare avanti la mia azienda! A dire il vero sono sempre stato un bimbo curioso e dicevo a tutti che volevo fare lo scienziato oppure il contadino… insomma volare lontanissimo o rimanere attaccato alla mia terra. Sono sempre stato la mascotte della piccola azienda avviata da mio padre nel 1969, anno in cui sono nato, crescendo con un senso del dovere mai imposto ma arrivato naturalmente, una maturazione avvenuta dopo 20 anni impegnati nella professione come un vestito proprio cucito addosso. Mi mancava però ripartire totalmente da zero, da qui la scelta della società sportiva.

[Gli lancio un pallone da basket] Ecco, adesso questo pallone ci parlerà di te e della tua connessione con il basket.

I palloni non parlano!, [con tono ironico mi risponde, per evitare che il pallone possa svelare chissà cosa. Se la passa tra le mani da atleta esperto]. Ebbene in pochi sanno che ho giocato a basket soltanto a livello scolastico, un passaggio totalmente inosservato, quindi non ho competenze specifiche. Non avevo le capacità mentali, ero un ragazzo abbastanza immaturo, non avevo quella dedizione che ci vuole per poter fare qualcosa nel mondo dello sport. Sono figlio di imprenditore e per essere all’altezza di mio padre non bastava continuare un’opera, dovevo capire se avessi iniziato da zero cosa sarei stato in grado di fare. Il basket è stato un’occasione per fare qualcosa di mio e portarla a compimento. 10 anni di attività di Virtus Eirene Ragusa, da 5 stagioni in A1, 3 finali in scudetto disputate e una coppa Italia vinta.

Che ruolo hai all’interno di questa società sportiva?

Volutamente mi sono defilato dalla carica di presidente, lasciando il testimone a mio fratello, perché so di essere ingombrante. Intervengo solo su errori gravi commessi per il forte senso di responsabilità che sento avere, poiché 10 anni di esperienza abbinata alla determinazione e capacità di valutazione mi permettono tale affermazione decisionale.

Esiste qualcuno a cui ti ispiri o vorresti somigliare?

[Chiedo a Gianstefano di non verbalizzarlo subito, ma di mostrarlo con un gesto. Poi, portandosi la mano al petto] Sì, a me stesso, perché mi sento realizzato. La sfida più grande non è con gli altri, ma con te stesso.

Tutta questa determinazione che rapporto ti fa avere con i social?

Sono “social” a convenienza. È una forte limitazione della libertà e infatti ho abituato chi mi conosce al rispetto della privacy. Per il resto li uso come se fossero una finestra…

[Ci siamo detti molto, durante questa piacevole intervista, ma il “non detto” più bello è ciò che l’anima di Gianstefano ha comunicato. Questo lo lascio a chi ha la fortuna di avere incontri come questi].

Un’ultima domanda… La voce è un canale comunicativo importante. La tua, Gianstefano, cosa fa risuonare di te?

La voce continua a suonare dentro me, e quando la mia voce parla vuol dire che sto aprendo me stesso, ed è qualcosa a cui non sono abituato.

Grazie Gianstefano

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