La Franzoni torna libera

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Chi non ricorda il delitto di Cogne? Era il 2002, per la precisione il 30 gennaio del 2002, quando tutte le maggiori emittenti comunicano la notizia dell’uccisione del piccolo Samuele (3 anni).

Per mesi ogni singolo telegiornale o programma televisivo non faceva altro che riportare notizie sulle indagini, su presunti avvenimenti, su cosa la polizia o i carabinieri avessero trovato in merito.

Si presentava all’inizio come “morte naturale” ma bastarono poche ore per dichiarare che la morte del piccolo avvenne per mano di qualcuno, date le ferite devastanti e profonde che erano presenti sul capo del bambino.

Ad essere indagata fu subito la madre, Annamaria Franzoni, che venne accusata e arrestata per omicidio volontario, aggravato dal vincolo di parentela. Per carenza di indizi il Tribunale del Riesame di Torino ordinò la scarcerazione, era il 30 marzo dello stesso anno.

La Franzoni venne più volte ospitata presso i programmi di prima serata di maggior spicco accrescendo sempre di più la propria popolarità e con la speranza di avere un appoggio popolare più amplio, ma non fu così.

Nel maggio del 2008 la sentenza decisiva: la Corte di Cassazione confermò la sentenza della Corte di appello di Torino condannando la Franzoni a sedici anni di carcere. Nel 2014, dopo aver trascorso ben sei anni presso la casa circondariale di Bologna, ebbe la concessione dei domiciliari a Ripoli, ottenendo anche il beneficio di un lavoro e il permesso di stare a casa con i propri figli.

Sedici anni la pena che le è stata ridotta ad undici per buona condotta e per i tre anni di indulto e i giorni di liberazione anticipata.

Un caso alquanto complicato e intricato, a metterci lo zampino anche i media che lo hanno reso un caso mediatico di notevole rilevanza tanto da essere ricordato nei minimi dettagli sino ad oggi. Come il primo giorno anche a distanza di decenni la Franzoni afferma a gran voce di essere innocente.

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