“MEIN KAMPF KABARETT”: inutile intervenire sull’avvenire

Print Friendly, PDF & Email

Grandissimo successo del debutto, ieri sera giovedì 21 febbraio, al Teatro del Canovaccio di Catania, dello spettacolo “MEIN KAMPF KABARETT di George Tabori, in scena fino a domenica 24.

E’ la prima volta che ci capita di assistere alla “standing ovation” dell’anima in un corpo immobilizzato da una profondissima commozione unita ad una grande emozione. Il numeroso pubblico in un reverenziale silenzio, un’attenzione quasi irreale. Tantissimi minuti di applausi, non sapremo mai quanti esattamente perché le menti sembravano sospese, perdute in quel tempo storico così tragico, talmente assurdo e dove la pazzia umana tocca il “picco” massimo, la sua massima esaltazione, il suo massimo grado di atrocità.

Un atto unico di due ore “volate” in un attimo d’intensità emotiva ed evocativa piena di significati e spunti di riflessione. Un testo complicato, originale, geniale e variegato nei temi: storici, religiosi, intimi che ci conducono per mano a riflettere sulle attese della vita, sulla sua imprevedibilità, sulla sua spietatezza tra bugie ben congeniate e verità quasi “vergognate”, sul nostro personale rapporto con la morte.

Ed in scena è la morte stessa che lo dirà: “Inizi a morire il giorno stesso in cui nasci. I più bravi a morire sono i bambini” per significare che più la “signora delle tenebre” si avvicina a noi, più anziani diventiamo e più ne abbiamo im-motivata paura e diventiamo patetici.

“Mein Kampf” (la mia battaglia), Kabarett (condita da quella satira sociale e politica  che colpì i molti artisti ebrei nel periodo nazista), è la lunga attesa di qualcuno (il Messia) o di qualcosa; è un vademecum di idee su tutto e tutti dove nessuno è come si mostra, niente è come sembra all’apparenza. Tutto si mescola in un calderone di fantastiche contorsioni della mente, di sogni da realizzare, di mete da raggiungere.

E’ così che un giovanissimo Hitler, da Braunau sull’Inn arriva a Vienna per l’esame d’ammissione all’Accademia di Belle Arti con i suoi amati quadri (tutti in penombra), trovando rifugio in un dormitorio dove vivono due ebrei: Lobkowitz ( che si crede Dio) e Herzl-Shlomo (il mago della bugia).

Egregia, attentissima, di grande esperienza professionale, di evidente sensibilità è la regia di Nicola Alberto Orofino coadiuvato dalla sua assistente Gabriella Caltabiano; le adeguate scene e costumi di Cristina Ipsaro Passione, organizzazione di Filippo Trepepi, locandina di Maria Grazia Marano, foto di scena di Gianluigi Primaverile, sartoria Grazia Cassetti.

Produzione “MezzAria Teatro”.

Shlomo vuole scrivere un libro che infine intitolerà “Mein Kampf” dove raccogliere racconti di vita da onesto bugiardo, le curiosità su ciò che accade intorno a lui, compresa la sua bella amicizia con il giovanissimo, prepotente, orgoglioso Adolf Hitler.

L’attore Luca Fiorino è in scena Shlomo. La sua interpretazione è straordinaria, intensa, convincente, emozionante. Nei suoi occhi lucidi di commozione c’è  tutta l’anima ed il cuore del  personaggio perfettamente in simbiosi con l’attore.

Lobkowitz  in scena, ha il volto e l’anima del poliedrico attore Francesco Bernava. Divertente, assolutamente naturale, sempre eccellente regala al suo pubblico un ebreo “sui generis”, un pazzoide che si crede Dio ma un Dio più “sintetico”, meno esigente, forse anche più simpatico. Un Dio che ridurrà in tre i dieci comandamenti (se non riesci ad onorare il padre e la madre, almeno chiamali una volta a settimana).

Il giovane, bravissimo, esemplare nell’interpretazione del suo personaggio, Giovanni Arezzo è sulla scena il terribile Hitler in erba che da artista del pennello diventerà il più grande criminale politico della storia. (Ebrei, vi ricompenserò: vi comprerò un forno).

Il sogno d’amore e di erotismo di Herzl, Gretchen è egregiamente interpretata da Alice Sgroi.

Alice Sgroi è un’attrice intensa, sensuale, di grande spessore e sicurezza scenica, capace di affrontare ogni ruolo le si affida.

La grande esperienza, la professionalità, la spiccata eleganza dell’attrice Egle Doria viene esaltata dalla sua interpretazione della “Signora Morte”. Con lo sguardo inquietante, occhiali scuri, schiena dritta e passo incerto (la morte orba), visita il dormitorio per portare con lei il futuro fuhrer come aiutante.

Ma la storia non si può cambiare , il destino degli uomini è segnato e non ci rimane altro che aspettare.

Se si potesse intervenire sull’avvenire! Se la “Signora Morte” avesse potuto portare via con se il giovane Hitler! Non sarebbe esistito l’olocausto e milioni di vite si sarebbero potute salvare.

Ma il destino non si cambia, nessuno ha il potere di cambiarlo.

Molto simpatica ed esilarante la coreografia del brano di Max Gazzè, “Sulla porta”: tutti i personaggi eseguono dei movimenti di ballo che divertono moltissimo il pubblico.

Com’è morire? Cosa c’è dopo la morte? Dio com’è? E’ simpatico?

Le bugie di Shlomo diventano, presa consapevolezza, una brutta e terribile verità.

Adolf Hitler, da politico ormai adulto chiede a Shlomo la consegna del  libro “MEIN KAMPF” poiché contiene riferimenti alla sua pochezza.

Sulle note di Gam Gam, gli attori ringraziano lungamente per i meritatissimi applausi.

“Pur se andassi

per valle oscura

non avrò a temere alcun male:

perché sempre mi sei vicino,

mi sostieni col tuo vincastro.

dietro lui mi sento sicuro”.

La vita è una faccenda seria.

Il teatro è vita e lo si deve fare seriamente.  “MEIN KAMPF KABARETT” onora il vero teatro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*