Denny Boodman T.D. Lemon, al secolo “Novecento”: la vita nei tasti di un pianoforte.

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Ieri sera, sabato 23 febbraio alla “Sala Roots” di Catania, è andato in scena “NOVECENTO” di Alessandro Baricco, con Giuseppe Ferlito, regia di Franco Giorgio.

“…un pianoforte. I tasti iniziano, i tasti finiscono. Tu sai che sono 88…Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Ma, se io scendo da quella scaletta, davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi, che non finiscono mai…allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio”.

La vita umana paragonata ai tasti di un pianoforte e quella vita si può affrontare soltanto quando i tasti non sono infiniti (su quei tasti può suonare soltanto Dio). La paura di affrontare il mondo proprio perché è infinito, è troppo più grande di noi, noi che dobbiamo scegliere con molta attenzione su quale seggiolino sederci.

Un testo molto poetico quello di Alessandro Baricco, reso ancora più poetico dalla regia raffinata, attenta, competente di Franco Giorgio e dall’eccellente interpretazione dell’attore Giuseppe Ferlito. La scena ed i costumi sono di Daniela Antoci e Daniela Dimartino, le musiche di Yann Tiersen, Scott Joplin, Randy Newman, le luci di Giorgio Baglieri, coreografie di Manuela Curcio, sartoria di Marisa Fossati.

Produzione “Centro Teatro Studi di Ragusa”, quarto appuntamento della rassegna “Underground rivers” – Flussi teatrali nel sottosuolo cittadino”, organizzata da Teatro Argentum Potabile.

“Novecento” è un atto unico dove musica, poesia ed armonia si fondono in  modo avvincente e convincente. Un testo di “parole” che penetrano l’anima commovendola ed arricchendola di musica e buoni sentimenti.

La scena è di grande impatto emotivo ed evocativo: un piccolo pianoforte volteggia in alto, una cassa di tritolo e la scatola dove viene abbandonato il piccolo “Novecento”.

L’attore Giuseppe Ferlito interpreta magistralmente il trombettista Max, migliore amico del più grande pianista della storia,  Denny Boodman T.D. Lemon, al secolo “Novecento” che visse l’intera sua vita e morì esplodendo insieme ad esso, sul transatlantico Virginian. Abbandonato ancora neonato sopra il pianoforte, cresce accudito dall’intero equipaggio ed impara a suonare magistralmente quello strumento sul quale venne adagiato.

La grande dignità scenica e l’istrionicità dell’attore Giuseppe Ferlito gli permette di interpretare tutti i personaggi dell’equipaggio: il capitano, il timoniere cieco, il marconista balbuziente, il medico dal nome difficile da pronunciare, il cameriere stupido e ridanciano. L’attore balla, canta, si muove con armonia ed eleganza incantando un pubblico attentissimo, assorto nella poesia dell’interpretazione.

Commovente è l’incontro di Max e Novecento sul Virginian prima che lo facessero esplodere perché troppo mal ridotto dalla armi di guerra: per Denny Boodman T.D. Lemon quel transatlantico rappresentava la vita, l’intero suo universo ed oltre. Non aveva mai toccato la terraferma proprio perché non ne aveva mai sentito il bisogno: il Virginian era l’unico motivo di esistere e di morire.

Grandi applausi finali meritatissimi, scaturiti da anime commosse, coronano un lavoro fatto con grande cuore e competenza.

“Se hai un qualcosa da raccontare e qualcuno che ti ascolta, possiedi tutto”

(Novecento)           

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