ALMACESCO: “amo troppo il mio lavoro, odierei non farlo”

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In uno splendido pomeriggio quasi primaverile di inizi marzo, abbiamo incontrato lo stilista Almacesco.

Un grande artista, un serio professionista: Almacesco. Lo abbiamo incontrato ed intervistato in un pomeriggio domenicale quasi primaverile e ci ha parlato con grande naturalezza di lui, dei suoi sogni, della sua ammirevole carriera.

Almacesco nasce a Maracay in Venezuela da genitori italiani. Ancora ragazzino rientra in Italia dove intraprende gli studi scientifici e, contemporaneamente, viene introdotto dalla nonna nel mondo della sartoria. Finiti gli studi superiori, si trasferisce a Roma per frequentare “L’Accademia di Arte e Costume” ed inizia le prime collaborazioni con i grandi della moda italiana, come  Ferrè (per citarne qualcuno) e tanti altri.

Inizia così una carriera lunga venticinque anni che lo porta in giro per l’Italia e la Spagna. Alla “Biennale di Venezia” in cui ha esposto, oltre ai suoi abiti “scultura”, come spesso vengono definiti le sue creazioni dai critici di moda, alcune opere di pittura su tessuti che grande interesse suscitano nel pubblico.

  • Chi è Almacesco?

Almacesco è una persona serena che sa fare bene il proprio lavoro e da sempre lo svolge con amore e passione. Amo troppo il mio lavoro, odierei non farlo. La passione l’ho scoperta da piccolo all’interno della sartoria di mia madre e poi, strada facendo tutto si è concretizzato con lo studio in Accademia di Arte e Costume con le Sorelle Fontana, Gianfranco Ferrè, Fausto Sarli fin quando non ho deciso di fare volare Almacesco.

  • Quali sono gli obiettivi che vuole raggiungere?

Oltre quelli già raggiunti (da poco ho festeggiato i miei venticinque anni di carriera al Museo Diocesano di Catania), mi ripropongo di lasciare un segno nella moda italiana e, perché no, anche in quella internazionale.

  • Chi ha influenzato maggiormente le sue scelte di vita?

Mia madre e poi le Sorelle Fontana dandomi il primo incarico.

  • Una domanda un po’ “provocatoria”: chi è il suo stilista preferito e perché?

Non mi pare una domanda tanto provocatoria poiché io riconosco sempre la professionalità degli altri. Ammiro molto Giorgio Armani perché ha saputo  adattare le giacche maschili alla fisicità femminile.

  • Qual è stata la sua soddisfazione più grande?

Tutte e nessuna, forse la prossima.

  • Quali sono le cose che contano veramente nella vita?

La sincerità in assoluto che di conseguenza diventa rispetto, prima di tutto verso se stessi e poi verso gli altri. Là dove sento profumo di ipocrisia, fuggo. Un’altra cosa che conta veramente è l’amore per ciò che si fa.

  • Come deve essere la modella ideale?

Deve essere “Donna”. Vestire, creare una collezione e presentarla è facile, chiunque lo può fare. La bravura dello stilista è quando riesce a vestire una donna nascondendo ciò che si deve nascondere e mettendo in risalto ciò che si deve valorizzare. Bisogna tirare fuori la personalità della modella.

  • Quali stoffe predilige per le sue creazioni?

Quelle leggere, chiffon, georgette, tulle che utilizzo come base e poi incastono pizzi, acquerelli, cuoio. Le mie linee sono morbide e sinuose. Creo in uno stile tutto “Almacesco”.

  • Cosa ritiene veramente chic e cosa chick?

Chic è la naturalezza della persona che indossa l’abito, chick è il non guardarsi allo specchio prima di uscire da casa, non riuscire a guardarsi con gli occhi degli altri.

  • E adesso si rivolga una domanda che nessuno le ha fatto alla quale vorrebbe dare una risposta.

Chi è Almacesco come uomo?

Almacesco è eccessivamente sensibile. A volte dico che, se aprissero un’Università di Stronzologia , mi iscriverei subito. Non mi fa paura la concorrenza, amo le sfide, mi piace confrontarmi perché è sempre una forma di crescita: mai chiudersi perché così facendo non  permettiamo a noi stessi di evolverci. Almacesco vive il presente lavorando tanto per il futuro.

  • Ha da poco festeggiato i venticinque anni di carriera nel prestigioso Museo Diocesano di Catania. Un bilancio?

Sono molto soddisfatto perché me lo sono sudato e senza dover dire grazie a nessuno. Mi si sono aperte nuove strade, nuove conoscenze, vecchie amicizie che mi apprezzano come persona e come artista: mi auguro di non deluderli mai.

  • Un sogno che deve assolutamente realizzare.

Parigi, il mio sogno è Parigi, la capitale dell’alta moda, fare conoscere lì le mie creazioni. Un altro sogno è quello di entrare nel cinema e nel teatro come costumista e sento, anzi sono sicuro di poter dare molto.

  • Cosa ha consigliato ai suoi giovani allievi, a chi vuole intraprendere la strada della moda?

Ci vuole tanto sacrificio e passione, amore ed educazione. Ho insegnato alla “Lucia Mangano”. Per me i miei allievi sono tutti uguali. I più stimolati adesso sono alla Marangoni di Milano.

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