Montanelli, Greta e il rumore di sottofondo

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Nel 1969 c’è una giornalista che intervista Montanelli sulla questione della moglie comprata in Etiopia, lo mette in un angolo e ne palesa in tutta la sua evidenza la sua storia colonialista che disprezza il ruolo della donna, soprattutto se africana.
Nel 2019 una ragazzina di 16 anni si piazza tutti i venerdì davanti alla sede del Parlamento svedese a Stoccolma portando con sé il cartello “Skolstrejk för klimatet” (“Sciopero scolastico per il clima”), arrivando a organizzare una manifestazione mondiale in difesa dell’ambiente.

Nel mondo reale ci si direbbe “Brava questa, vedi che storia di merda Montanelli?” oppure “Brava questa, ha soli 16 anni e finalmente è riuscita a spostare l’attenzione su un tema che avevamo completamente rimosso dal dibattito e dall’agenda politica”.
Nel magico mondo dell’internet no, qui si iniziano a fare le pulci e i distinguo, la giornalista non sarebbe stata una grande leader femminista come tutti dicono (chi?) perchè si era macchiata di alcune dichiarazioni omofobe, la ragazzina svedese – brava eh – non sarebbe la grande leader ambientalista che tutti dicono pechè non dovrebbe puntare il dito contro i leader europei ma contro i paesi in via di sviluppo che sono quelli che inquinano veramente, tantomeno non dovrebbe fomentare la lotta delle elite contro il popolo (quando? boh?) che hanno già fatto troppi danni.

Si prendono le persone che indicano una cosa “Montanelli è stato, senza alcun pentimento, sinonimo di patriarcato e maschilismo colonialista” o “chi ci governa sta rubando il futuro dei giovani perchè non parla della questione ambientale” e gli si fa le pulci, facendo finta di voler allargare il dibattito ma, di fatto, delegittimandole o, in qualche modo, dividendo il fronte che le sostiene.

Tutto questo per dire che il vero problema oggi, qui dentro, è di separare le cose importanti dal rumore di sottofondo che viene usato per smontare quasi ogni tipo di battaglia.
Elvira Banotti non c’è più, però Greta e le battaglie delle femministe sì e dovremmo preoccuparci di difenderle da tutto ‘sto rumore di sottofondo.

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