NOVE: come si guarisce dalla fine di un amore

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Ripetuti, scroscianti e commossi applausi per “NOVE” di Egle Doria e Nicola Alberto Orofino al Teatro del Canovaccio di Catania dal 11 al 15 aprile c.a.

“Storia di Egle” e non è facile raccontarsi, spogliarsi l’anima rimanendo nudi davanti ad un pubblico. Eppure in “Nove” tutta l’intensità emotiva si fa donna e diventa imponente, imponente come l’intensità e la grandezza di un amore, dell’Amore.

“Nove” è u n numero magico e divino: nove sono i mesi di gestazione di una madre, nove sono gli elementi del corpo umano .

Ma “Nove” è anche uno spettacolo, un pretesto per raccontare le donne, le sue molteplici sfumature, la famiglia tra contraddizioni, ironia, ricordi.

La regia è attenta, originale, curatissima dall’eccellente regista Nicola Alberto Orofino che non delude mai il suo pubblico in fantasia, autenticità e competenza.

L’assistente alla regia è Gabriella Caltabiano, le bellissime e funzionali scena e gli adeguati costumi di Vincenzo La Mendola, assistente scenografia Enzo Pace, fotografie di Gianluigi Primaverile, produzione Associazione Madè.

“Nove” chiude la settima stagione teatrale di “Palco Off 2018\2019”.

E’ uno spettacolo “interattivo”, sorprendente, variegato, coinvolgente. Un dialogo intimo rivelato ad un pubblico che diventa quasi specchio della protagonista, un dialogo che  intende raggiungere una forma di libertà assoluta che soltanto la verità riesce a dare. E la libertà consiste nel poter svestire la propria anima per raggiungere la totale consapevolezza delle proprie scelte, l’importanza di esercitare il coraggio di osare, al di là del bene e del male, al di là delle convenzioni sociali.

Lo spettacolo è la storia di “Egle”, un’attrice molto brava ed appassionata amante dei gatti (e quale animale se non il gatto può dare più il senso d’appartenenza al se e di autonomia?), Egle come donna, come figlia e poi come madre.

Perché siamo tutti figli prima di essere, per scelta, madri; diventare madre è mettere in pratica quel magnifico, immenso  privilegio di nome “Amore”.

Come si guarisce dalla fine di un amore? Provando altro amore, più forte , più intenso, più prezioso. L’amore è ingiudicabile, è insindacabile. L’Amore è l’essenza stessa della vita; dare amore è la condizione primaria ed unica per ricevere amore.

La valente, impeccabile, istrionica, divertente,  Egle Doria avvince, convince, emoziona profondamente inducendo alla riflessione un pubblico attentissimo e partecipe.

Racconta della sua scelta di mettere al mondo la figlia Marina ricorrendo alla fecondazione assistita in Spagna (perché in Italia la legge se ne fotte dell’amore), e si racconta con le lacrime agli occhi e i brividi nell’anima, a fior di pelle, con tutta quella passione infinita di una madre per la propria creatura.

La sua vittoria è questa: due mamme che si prendono cura di una nuova vita con dedizione e trasporto, donandole gioia e serenità anche se la legge italiana non le riconosce giuridicamente  perché appartenenti allo stesso sesso. Quanta ipocrisia, quanta chiusura mentale!

Un figlio chiede soltanto di essere amato, chiede attenzioni che oggi, presi da tante distrazioni, è difficile elargire con costanza e devozione.

Niente barriere di sesso, ceto sociale o altro: amore per amore, amare per amare, liberi da ogni giudizio e pregiudizio.

Egle Doria racconta del suo prezioso rapporto con la madre (il cui nome è oggi quello della figlia) che è stata stroncata da un brutto male, con le zie zitelle e bigotte convinte soltanto del loro “modus vivendi” che voglio inculcare a tutti.

Ci rivela le sue paure, le ansie e la riscoperta di se attraverso un lavoro di analisi intima dolorosa: martello e scalpello per modellare e fortificare un’anima abbattuta e ferita dalla vita superando quel mare “sempre uguale, sempre dello stesso colore”.

Alla fine una regina in gravidanza, sola nel suo regno “fatato” invita a festa i popoli della terra: tutti devono sapere della sua felicità. Tutti devono sapere!

Tanti confetti colorati vengono offerti al pubblico (chi l’ha detto che il rosa debba essere per forza il colore delle femmine e azzurro quello dei maschi?).

Grandissimi e ripetuti, meritatissimi applausi finali sottolineano la grande bravura, la professionalità, l’intensità di Egle Doria.

“Se non sei la mia vita, io mai più.

 Se sei la mia vita, io per sempre”.

“Solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo.”

(Tiziano Terzani)

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