Sri Lanka sotto assedio

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Pasqua doveva essere un giorno di festa, un giorno per celebrare la resurrezione di nostro Signore Gesù, e invece in Sri Lanka si è trasformato in una tragedia.

Panico, terrore, urla e sangue, tutto questo comincia alle ore 8.45 con l’attacco a tre chiese durante la celebrazione della messa, tre alberghi di lusso e un piccolo alberghetto. Seguono le esplosioni al New Tropical Inn (Dehiwela) e in una casa a Colombo il cui proprietario si è fatto saltare in aria uccidendo tre agenti della polizia che si erano recati lì per arrestarlo. Il bilancio delle vittime di domenica è di oltre 300 ma nelle ultime ore sono aumentate a causa delle ulteriori esplosioni. Tra le vittime molti stranieri, soprattutto giapponesi, statunitensi, danesi, portoghesi, turchi e britannici. Una donna cingalese, residente a Catania dagli anni ‘90 e che svolgeva il lavoro di badante, ha perso la vita mentre si ritrovava nella chiesa di San Sebastiano a Katuwapitiya (Negombo). Si era recata nella sua città d’origine per trascorrervi le vacanze. Lievemente ferito il giornalista di Repubblica Raimondo Bultrini.

Il governo, ovviamente, è in allarme. Sono stati bloccati tutti i social network, sono state chiuse tutte le scuole e le università ed è stato imposto un coprifuoco fino alle 6 di ieri.

Nella serata di domenica la polizia ha scoperto un van utilizzato per trasportare l’esplosivo e sono stati arrestati 13 persone (24 nelle ultime 24h). Inoltre, grazie al team degli artificieri, è stata disinnescata una bomba vicino all’aeroporto internazionale di Bandaranayake (Colombo). Sono infine stati ritrovati 87 detonatori nella stazione di Pettah.

Il governo pensa ad un attacco jihadista locale, la National Thowheed Jamath, aiutata da una rete fitta e silenziosa che non risiede nel Paese e senza la quale tutti questi continui attaccati non sarebbero riusciti. Quindi si è agito sia dall’interno che dall’esterno.

Già ieri si sono celebrati i primi funerali a suffragio che continueranno nei prossimi giorni.

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