Buona memoria

Print Friendly, PDF & Email

Il senso dell’unità italiana antifascista divisa tra celebrazioni e polemiche

Ricordare la resistenza partigiana, oggi, ha ancora senso? Abbiamo il dovere di confermare e restituire le fondamenta di un’etica pubblica fondata sulla pace e la libertà?  A giudicare dagli atti vandalici contro i simboli e i ricordi della Resistenza sembrerebbe di no.  Da nord a sud, lapidi sfregiate, corone incendiate, memorie imbrattate, uno striscione inneggiante a Mussolini, svastiche disegnate con bombolette spray. Come accade, forse troppo spesso, la ricorrenza del 25 aprile porta con sé anche una serie di gesti e discussioni che hanno ben poco a che fare con la celebrazione di questo importante evento nel nostro Paese. Si ricorda il ritorno alla democrazia. E non può appartenere a pochi. Se oggi possiamo esprimere apertamente le opinioni è perché siamo riusciti a sconfiggere una terrificante dittatura. Ed è altrettanto innegabile che lo si debba al popolo e ai partigiani che hanno dato il loro contributo di sofferenza e morte per questa conquista. Hanno subito anni di regime nazifascista e basterebbe questo pensiero a giustificare il 25 aprile nel suo esser universale per trovar ampia condivisione nella comunità italiana. Indubbiamente dovremmo essere esentati dalle polemiche tra Di Maio che paragona chi non partecipa alle celebrazioni per la Liberazione d’Italia dal nazifascismo alle posizioni del “Congresso della famiglia” di Verona e Matteo Salvini che rifiuta di unirsi alle cerimonie ufficiali perché al centro c’è la lotta alla Mafia.  Stravaganti tentativi di voluta persistenza nell’ambiguità circa i valori fondanti della nostra democrazia. Evidentemente, ancora una volta hanno trascurato la loro valenza istituzionale scambiandola per opportunità propagandistica.

Ecco perché il ricordo di questa importante giornata della memoria antinazista e antifascista assume quest’anno un significato più forte. Nell’era dell’escalation emotiva fatta di forti immagini e altrettante forti reazioni che scorrono velocemente e creano confusione, non tutto è perduto. E i cori della canzone simbolo della Resistenza, “Bella ciao” che hanno riecheggiato ovunque sono una risposta a quanti in Italia predicano teorie contrarie alla nostra Costituzione. A quanti vogliono populisticamente scardinare e svalutare questo momento importante per l’identità nazionale rivendicando più o meno esplicitamente teorie razziste, xenofobe e scelte di negazione dei diritti soprattutto nei confronto dei più deboli.

E se è vero che la vigilia delle celebrazioni che il giorno stesso della ricorrenza sono stati piuttosto agitati, non dobbiamo dimenticare le parole di Piero Calamandrei pronunciate il 28 febbraio 1954: “In queste celebrazioni che noi facciamo della Resistenza, di fatti e figure di quel tempo, noi ci illudiamo di essere qui, vivi, che celebriamo i morti. E non ci accorgiamo che sono loro, i morti, che ci convocano qui, come dinanzi a un Tribunale invisibile, a rendere conto di quello che in questi anni possiamo avere fatto per non essere indegni di loro, noi vivi”.

Ed è a queste parole che tutti saremo chiamati a rispondere anche il prossimo 25 aprile!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*