Il “luogo non luogo” di Marinella Tumino

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Marinella Tumino, ragusana, insegnante di Lettere in un istituto superiore del capoluogo ibleo, è ormai una presenza costante nel mondo della letteratura. Lo scorso anno, per Operaincerta Editore, ha pubblicato L’urlo del Danubio, un saggio sulla Shoah e sui luoghi in cui si è consumata quella tragedia, adesso torna sugli scaffali con un romanzo, Oltre il cielo di Istanbul, edito da Il Seme Bianco Editore. Italianotizie l’ha intervistata

Marinella, che cosa rappresenta per te la scrittura?
Amo l’arte in genere: dalla pittura alla poesia, dalla musica alla fotografia, dalla scultura alla scrittura e devo dire che tutte queste forme, che per me rappresentano la bellezza in senso assoluto, si tramano. Tantissimi anni fa dipingevo, poi da lì sono passata a qualche verso di poesia e poi ancora alla prosa per tornare nuovamente alla poesia. Insomma, lo scambio è continuo, equivalente, speculare, difficile concepire in quale direzione operare; tuttavia, ormai da un lustro e forse più, la scrittura è diventata per me il mio mondo, il “luogo non luogo” in cui andare a eclissarmi, dove poter fare riflessioni sull’animo umano, avendo a che fare spesso anche con gli angoli acuti del mio spirito.

Senti più consona al tuo carattere la produzione in versi o in prosa?
Credo che tutto venga relazionato con i lettori. Non faccio differenza tra i versi e la prosa, però voglio sottolineare che, ahimè, la poesia circola meno rispetto alla prosa, nonostante abbiamo moltissimi cultori. Personalmente, però, devo ammettere che ho avuto belle soddisfazioni su entrambi i generi: per quanto concerne la poesia, in diverse occasioni i miei versi sono stati recitati, interpretati e musicati, nonché condivisi, in teatro riscuotendo un bel successo di pubblico. La prosa, in particolar modo la narrativa, secondo quanto si evince dal “mercato letterario” è quella più letta; comunque vi sono argomenti della saggistica che toccano le corde del cuore e che interessano il lettore. In questo caso sto facendo riferimento alla mia opera L’urlo del Danubio, pubblicata da Operaincerta Editore nel 2018 e che ha ottenuto un certo successo tanto che, nell’arco di pochi mesi dalla prima pubblicazione, si è arrivati alla II edizione. Il tema è quello della Shoah da me proposto attraverso un viaggio che ho effettuato attraverso i binari della memoria storica ma è anche e soprattutto un viaggio ai confini dell’anima.

Hai scritto anche di narrativa e proprio il tuo ultimo lavoro è un romanzo. Vuoi parlarcene? È un romanzo di formazione?
La mia ultima fatica è appunto il romanzo Oltre il cielo di Istanbul uscito lo scorso marzo. È l’incontro tra due mondi differenti ma affini allo stesso tempo, Oriente e Occidente, di cui Istanbul rappresenta la cerniera, la sintesi di questi due universi che è anche compenetrazione di due anime, intreccio sapiente di corpi e di spiriti. Protagonista una docente siciliana di Lettere, Greta, che ottiene l’incarico per insegnare in un liceo italiano in Turchia, esattamente a Istanbul. Qui rimane stregata dall’antica Bisanzio con le sue meravigliose opere architettoniche ed artistiche, dal suo popolo e da un collega, Atan, seppur sempre innamorata della sua terra che profuma di basilico, gelsomino e di affetti familiari. La gioia per la vita, la passione per il proprio lavoro, l’amicizia e l’amore sono i temi che ordiscono l’intera trama. È di certo un romanzo di formazione perché assistiamo all’evoluzione di sentimenti ed emozioni della protagonista, nonché della realizzazione di un suo sogno.

Cosa vuoi dire ai tuoi lettori?
Sicuramente suggerisco di continuare a curare la passione per la lettura e poi, se volessero, dopo aver letto i miei testi, di farmi dono di un loro feedback che sarà di certo un modo anche per migliorarmi e per crescere nella scrittura. Possono contattarmi e scrivermi su Facebook alla pagina Marinella Tumino Autrice oppure sul mio blog personale www.marinellatumino.it

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