“UNA LUNGA ATTESA”: quattro donne violate dal tempo.

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Grandissimo e meritato successo sottolineato da lunghi e scroscianti applausi  per “Una lunga attesa” di Fabrizio Romagnoli, regia di Nicola Costa, alla Sala Chaplin di Catania il 3 e con doppia replica il 5 maggio.

Scriveva Alda Merini nel “Magnificat – Un incontro con Maria”: “Tu mi hai resa donna, Signore, e la donna è soltanto un pugno di dolore”. Un “mucchio di dolore” perché l’animo delle donne è complesso e mai superficiale. La loro profondità è tale che spesso la fa essere un’autolesionista suo malgrado.

L’impeccabile, attentissimo, creativo regista dell’atto unico de “La Lunga attesa”,  Nicola Costa dichiara: “Quattro donne da gestire (quattro in scena e quattro dietro le quinte) non capitano tutti i giorni, ma per me sono state una scommessa vinta”.

“UNA LUNGA ATTESA” di Fabrizio Romagnoli è il quarto spettacolo della stagione 2018/2019 della compagnia “La Carrozza degli Artisti”, diretta da Elisa Franco che ogni anno presenta cartelloni di grande interesse culturale scegliendo testi di tradizione classica e testi di drammaturgia contemporanea, come questo che abbiamo avuto il piacere e l’onore di applaudire alla Sala Chaplin di Catania, con la regia di Nicola Costa, assistente alla regia Rosa Lao, costumista Ariana Talio, scenografie Arsino e Delacroix e “I servi di scena”, fonica Letizia Contadino.

Uno spettacolo “nuovo”, singolare ed autentico dai ritmi incalzanti, con l’appropriato ausilio dei flashback introspettivi atti al  racconto del trascorso di vita delle quattro donne in scena. Un lavoro che indaga sulla “psiche” dell’universo femminile nelle sue affascinanti contraddizioni e sfaccettature.

Quattro amiche-nemiche portatrici in-sane di destini avversi, quattro anime complicate che litigano con veemenza fino a giungere quasi alla violenza ma che poi si riconciliano in un sorriso e qualche  sberleffo. Il tutto in un turbinio di gesti e di parole (spesso anche a “tinte forti” ma mai volgari, mai triviali perché dette con maniera, con contegno); si passa dalle urla al sorriso, dalla carezza alla riflessione, alla commozione.

Lo spettatore prova simultaneamente, una vasta gamma di emozioni fino all’epilogo finale a sorpresa che lascia tutti sbigottiti e colpiti: la scoperta della loro “non vita”.

Tutto succede “in divenire” lì, sul palcoscenico, davanti agli occhi e al cuore di tutti con la massima naturalezza e credibilità possibili.

 Miki, Flami, Vale ed Eli si presentano man mano allo spettatore lasciando le loro quattro borse in proscenio (la borsa per una donna è un alter-ego, una sua rappresentante, un’amica, un pronto soccorso, una protagonista della sua identità, e si raccontano, si analizzano, si giudicano, si criticano fino a giungere alla consapevolezza che, pur essendo le loro storie dissimili fra di loro, il loro destino è drammaticamente legato l’una all’altra da un “fil rouge” crudele ed abietto.

Una commedia dalle tinte “noir” di grande spessore educativo ed emozionale. Lo spettacolo si apre sulle note di una raffinata e melodiosa musica jazz che ci prepara al turbinio degli eventi scenici.

La calda voce del bravissimo regista, Nicola Costa, ci parla del tempo e di come questo rappresenti il più grande nemico delle donne fino a “stuprarle”, cioè a violarne le vite.

Miki possiede l’anima e la grande esperienza, la grande professionalità della versatile attrice Elisa Franco. In scena è la donna, la moglie e la casalinga perfetta, intollerante ai ritardi che non ha saputo mantenere la sua bontà che si trasforma in aggressività verbale (Quando la cattiveria supera il limite, allora è guerra!).

La sempre adeguata, istrionica, divertente Carmela Sanfilippo  è in scena la segretaria Flami che dichiara un rapporto di amore-odio con la madre (avrei voluto non avere una madre) e con forti “turbe psichiche” che la fanno diventare lo zimbello delle altre (tranne di Miki che sempre ne prende le difese) definendola “tonta” e “scema” (Sono una scema furba, una scema intelligente).

Eli è una prostituta d’alto bordo che conosce da tanto tempo Miki (Amicizia è saper accettare senza chiedere, e io ti accetto!, dirà in scena rivolta a Vale). Eli ha il volto e il sex-appeal dell’eccellente attrice con grande maturità scenica, Alice Sgroi.

La giovane Vale, mascolina e rozza con un passato rapporto conflittuale con la madre che la spiava perché faceva uso droga, ha l’anima della bravissima, credibile, spontanea e genuina attrice Viviana Toscano.

Infine tutto si placa: le borse vengono ritirare in pieno silenzio dalle quattro protagoniste, ognuno la propria come se fosse una casa, un luogo sicuro dove rifugiarsi, dove chiudere i proprio più intimi pensieri e segreti. A piedi scalzi si ritorna alla realtà che è molto amara ma che è pur sempre una realtà scelta e meritata.

Una stanza, un tavolo e la partita della vita che, se non si giocano bene le proprie carte, può tramutarsi in una trappola di morte. La vita, in fondo, è “UNA LUNGA ATTESA”.

La stagione de “La Carrozza degli Artisti”si concluderà a metà giugno con “La rosa tatuata” di Tennessee Williams.

Fotografie di Dino Stornello

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