Sicurezza domestica: cosa dicono le normative in tema di videosorveglianza condominiale?

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È lecito o meno installare un sistema di videosorveglianza per il controllo delle parti comuni degli edifici condominiali?

Pur nella sua semplicità, questo tema risulta alquanto controverso: per anni, in Italia la legislazione è oscillata tra un divieto totale e l’ammissione in presenza di determinate condizioni, rendendo non poco confusa la materia per i condomini interessati a questo strumento di sorveglianza.

Cerchiamo di chiarire l’attuale stato dell’arte in tema di videosorveglianza condominiale, ripercorrendo i passaggi che hanno caratterizzato l’evoluzione delle norme pertinenti.

Le sentenze relative all’uso di sistemi di videosorveglianza per condomini

Con la sentenza n.4164 del 1992, il Tribunale di Milano sanciva il divieto dell’installazione di videocamere e sistemi atti a riprendere le parti comuni di uno stabile condominiale, sottolineando come tale iniziativa rappresentasse una “lesione e compressione dell’altrui diritto alla riservatezza”.

È solo diversi anni più tardi che, per la prima volta, la Corte di Cassazione (n. 5591/2007), il Tribunale di Roma (n. 7106/2009) ed il Tribunale di Varese (n. 1273/2011) stabiliscono invece l’ammissibilità dei sistemi di videosorveglianza negli spazi comuni, ma solo se in presenza di una delibera a maggioranza adottata dall’assemblea condominiale.

Già l’8 aprile 2010, il Garante della Privacy interveniva sottolineando l’urgenza di un’azione normativa, che una volta per tutte chiarisse gli obblighi di legge: da un lato, infatti, sussiste il diritto dei condomini di dotarsi di ogni possibile misura atta a scoraggiare furti od altre azioni da parte di malintenzionati; dall’altra, tuttavia, emerge con chiarezza la necessità di tutelare la privacy delle persone costrette, per forza di cose, ad attraversare quotidianamente gli spazi comuni videosorvegliati.

La Riforma del condominio

Il tema viene affrontato per la prima volta dalla legge italiana solamente con la legge n. 220/2012, conosciuta anche come “Riforma del condominio”. In particolare, è all’interno dell’art. 1122-ter che vengono fornite indicazioni chiare per la gestione degli impianti di videosorveglianza nelle parti comuni degli stabili condominiali.

Con l’articolo, viene stabilito che l’installazione dei sistemi di videosorveglianza è sempre lecito in presenza di una delibera condominiale a maggioranza. Inoltre, vengono anche definiti in modo chiaro i termini di detta maggioranza: affinché quanto stabilito risulti legittimo, occorre che a votare a favore sia la maggioranza dei condomini intervenuti, ma anche che i votanti, insieme, rappresentino almeno la metà del valore complessivo dello stabile.

Le indicazioni del Codice della Privacy in tema di videosorveglianza

I requisiti per l’adozione di questo strumento di vigilanza non terminano qui. Una volta avallata la proposta da parte dell’assemblea condominiale, occorre che il sistema di videosorveglianza funzioni sempre nel rispetto di quanto stabilito dal Codice della Privacy.

Allo scopo, il Garante per la Privacy ha predisposto una guida intitolata “Il condominio e la privacy” (documento consultabile in formato digitale), al cui interno, tra le altre indicazioni, sono riportati anche i provvedimenti generali in tema di videosorveglianza.

All’interno della guida, vengono distinte due possibili situazioni e, per ciascuna, riportati gli accorgimenti da adottare. Le due casistiche contemplate sono:

  • a decidere di installare un sistema di videosorveglianza per le aree comuni è il condominio nel suo complesso;
  • a scegliere di registrare quanto avviene all’esterno del proprio appartamento è il singolo condomino.

Sistema di videosorveglianza condominiale

Nel caso in cui a scegliere di provvedere all’installazione di un sistema di videosorveglianza sia l’assemblea condominiale, è necessario che:

  • la presenza delle telecamere sia segnalata da cartelli appositamente affissi;
  • le registrazioni siano conservate per un intervallo di tempo limitato (in genere 24/48 ore);
  • le riprese riguardino esclusivamente gli spazi comuni (entrate, garage, ecc.), limitando al minimo la registrazione delle aree circostanti;
  • le immagini raccolte siano protette in maniera adeguata, consentendo l’accesso solo al personale autorizzato (ad esempio dotandosi di armadi blindati ad hoc).

Sistema di videosorveglianza del singolo condomino

Quando a scegliere di dotarsi di un sistema di videosorveglianza è il singolo condomino, intenzionato ad adottare una misura di vigilanza degli spazi pertinenti alla propria unità immobiliare, le norme contenute all’interno del Codice della Privacy non si applicano (a patto che le immagini non vengano diffuse o trasmesse a soggetti terzi).

Ciononostante, il Garante della Privacy ha comunque scelto di indicare una serie di obblighi per il condomino, relativi a responsabilità civile e sicurezza dei dati. Nello specifico, il singolo proprietario di immobile:

  • non è tenuto all’affissione di cartelli per la segnalazione del sistema di videosorveglianza;
  • deve installare le telecamere in maniera tale da riprendere esclusivamente gli spazi di propria pertinenza.

In merito a quest’ultimo punto, le disposizioni del Garante della Privacy chiariscono che le telecamere devano essere posizionate in modo tale che l’angolo di ripresa si limiti, ad esempio, solo al portone di ingresso e non all’intero pianerottolo oppure solo al proprio posto auto e non all’intero garage.

Sanzioni in caso di violazione e valore probatorio delle registrazioni

Le violazioni del Codice della Privacy, sia quando commesse dal singolo condomino che dal condominio nel suo complesso, espongono a sanzioni civili e/o penali, nonché all’eventuale risarcimento del danno provocato a tutte le parti interessate.

Viceversa, è interessante ricordare che in sede di processo le immagini riprese dai sistemi di videosorveglianza sono considerate a tutti gli effetti prove legittime, come sancito dalla sentenza di Cassazione n. 28554/2013. Il valore probatorio delle immagini acquisite in questo modo non viene in alcun modo messo in discussione, anche qualora a posteriore emergano violazioni delle indicazioni fornite dal Garante della Privacy in materia di protezione dei dati personali.

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