Volevo solo essere felice

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Il tramonto è ancora il mio colore preferito, l’arcobaleno è il secondo…. non per discriminare, ma colorare la vita.

A caratterizzare le giornate calde di Ragusa, da Giovedì 13 a Domenica 16 Giugno, una “festa di parole” anzi di libri: “A tutto Volume” in cui autori appassionati hanno presentato ad ogni angolo del centro storico ibleo storie, romanzi, fatti di cronaca, viaggi fantastici, autobiografie.

“Non tutti i mali vengono per nuocere”…

All’interno di questa Grande Categoria Fieristica, una sezione chiamata EXTRA VOLUME: figlia emarginata atta a rappresentare probabilmente emergenti scrittori che ancora devono passare qualche esame per accedere alla manifestazione MADRE che dà accesso solo a nomi noti come per esempio quest’anno è toccato al politico e giornalista italiano Massimo D’alema che ha riempito la piazza.

Per mia natura scelgo sempre l’autenticità, e l’interesse per il tema presentato dal giovane attivista, Life coach Alessandro Cozzolino ha fatto di me una partecipante al “libro in festa EXTRA VOLUME” co-organizzato con AGEDO Ragusa e Amnesty International sez. Ragusa e condotto da Giusi Squillaci.

Definirei questa presentazione “La profezia che si auto avvera” il testo porta il titolo “Volevo solo essere felice” e racconta in modo fluido le tappe che una persona omossessuale, nel caso specifico di sesso maschile, deve affrontare durante la vita.

Vengono affrontati argomenti relativi ai problemi della vita quotidiana: come gestire il momento del coming out in famiglia, con gli amici e in società, come accettare la paura e combattere le discriminazioni. C’è anche un capitolo dedicato interamente agli incontri, all’amore e al sesso.

Una scrittura schietta attraverso “LUOGHI COMUNI” e STEREOTIPI di GENERE.

Sento doverosa una precisazione:

La parola “stereotipo” deriva dalle parole greco stereos (duro, solido) e tupos (immagine, gruppo), quindi “immagine rigida” e si riferisce a delle rappresentazioni che le persone utilizzano per semplificare la realtà.

Lo stereotipo associa quindi una serie di caratteristiche e qualità ad un gruppo di persone o oggetti senza verificarne la veridicità, ovvero attribuendole a priori.

Leggere questo libro appare ambivalente; se da un lato risuona a caratteri forti un istinto di libertà di essere, di agire, dall’altro si percepisce forte l’insicurezza nel riuscire a vedere le proprie risorse interiori.

Alessandro è un ragazzo molto sensibile, si evince da ogni sua parola che trasuda fatica nel riuscire a sradicare uno STEREOTIPO, sottovalutando la difficoltà che si ha nell’identificare lo stesso che tende a conservarsi e ad essere resistente al cambiamento, perché generalmente siamo noi stessi ad attuare comportamenti che si avverino e li confermino.

Il sesso biologico, l’identità di genere, il ruolo di genere, l’orientamento sessuale sono i quattro diversi livelli che compongono l’identità sessuale.

Alessandro attraverso il suo racconto in qualche modo sottolinea la confusione che spesso nei discorsi spiccioli si usa fare, attenendosi scrupolosamente però ad un vissuto emotivo personale, perché quando si parla di genere, RICORDIAMOCELO, vi sono innumerevoli variabili da considerare e analizzare, spesso legate alla sfera personale, intima, dell’individuo.

Un’ulteriore complicazione evinta e REALE, è data dal fatto che ci riesce difficile immaginare, figuriamoci capire, qualcosa che non rispetta la norma, che non rientra nei parametri tradizionali.

La normalità, o ciò che consideriamo tale, ci rassicura, ci permette di concentrarci su alcuni problemi, dandone per scontati altri.

Attenzione a non auto ingannarci e teniamo conto che le idee pregresse contenute nella nostra mente influenzano in modo determinante il nostro sguardo sul mondo.

Questa presentazione credo abbia dato degli strumenti per analizzare criticamente alcuni aspetti della propria identità che si danno per scontati.

“Posso dirvi soltanto che i pregiudizi nascono nella testa degli uomini. Perciò bisogna combatterli nella testa degli uomini, cioè con lo sviluppo delle conoscenze e quindi con l’educazione”.

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