La morte di Mursi

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Muḥammad Mursī, unico presidente eletto in elezioni pluralistiche in tutta la storia dell’Egitto, è deceduto il 17 giugno per infarto durante un’udienza in tribunale. L’avvenimento è stato praticamente ignorato da tutta la stampa occidentale: solo il presidente turco Erdogan ha accusato le autorità egiziane di non averlo soccorso e di averlo quindi lasciato morire. In effetti Mursi era scomparso dai media già da molti anni, dal colpo di stato che lo aveva deposto nel 2012. Mursi era per professione un ingegnere chimico, specializzatosi in Usa dove aveva lavorato per qualche anno per tornare poi in Egitto. Aderiva ai “Fratelli Mussulmani” ma non era una dirigente di primissimo piano. Fu designato quale candidato del partito “Libertà e giustizia”, emanazione dei Fratelli Mussulmani proprio perché questi volevano evitare di dare l’impressione di prendere direttamente il potere. Mursi vinse le elezioni battendo Shaliq un ex ministro di Mubarak.Tentò di portare l’Egitto verso una democrazia che, pur ispirandosi all’islam e alla sharia, mantenesse comunque un’impronta laica moderata e che era il volto con il quale i “Fratelli Mussulmani” si presentavano da parecchio tempo, lasciando cadere l’aspetto più integralista delle origini. Mursi nominò ad esempio nel suo governo sia degli esponenti copti che donne Si trovò però in mezzo al fuoco incrociato dei mussulmani più estremisti da una parte e dall’altra dei laicisti e soprattutto della vecchia classe dirigente che si sentiva ovviamente esautorata. Grandi furono le difficoltà di carattere economico che non fu in grado di fronteggiare. Il popolo aveva visto nella caduta di Mubarak, è vero, la fine della oppressione ma si era anche illuso che con la democrazia le difficoltà economiche sarebbero state superate. Ci furono manifestazioni di piazza di protesta appoggiate dai laicisti e contromanifestazioni a favore. L’esercito allora colse il pretesto del disordine per intervenire e si riprese il controllo del paese che aveva perso e chiudendo per sempre le illusioni che si erano diffuse nel mondo arabo e in Occidente. L’estremismo jihadista, che durante le Primavere Arabe pareva scomparso, riapparve con rinnovato vigore sia in Egitto che altrove: la via democratica per il governo si era rivelata impraticabile. Mursi fu arrestato con assurde accuse di istigazione alla violenza e spionaggio e sparì così dalla scena. Seguì una terribile repressione contro i “Fratelli Mussulmani” e ogni altro tipo di opposizione che tuttora non accenna a mitigarsi. Fra gli altri fu vittima di essa anche il nostro connazionale Giulio Regeni, imprudentemente coinvolto nella situazione interna. Mursi fu poi condannato a morte con imputazioni del tutto pretestuose: tuttavia i militari non hanno ritenuto opportuno eseguire la sentenza temendo i contraccolpi e alla fine l’infarto li ha liberati dall’imbarazzo. Molti in occidente si erano illusi che con la democrazia nei paesi arabi avrebbe trionfato il laicismo di ispirazione occidentale. In realtà in quei paesi l’islam continua ad esercitare un’influenza decisiva presso le grandi masse: la democrazia quindi non può che essere di ispirazione islamica cosi come d’altra parte è avvenuto per il cristianesimo in molti paesi occidentali, compreso il nostro. Ma ormai la democrazia pare uscita completamente dall’orizzonte dei paesi arabi.

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