Apparire a ogni costo

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Il direttore di “Libero quotidiano” continua a inseguire la notorietà con titoli volgari e provocazioni offensive

Prosegue l’allontanamento di Vittorio Feltri, dalla “missione” di elevato valore etico legata al concetto di informazione giornalistica che ogni testata dovrebbe prefiggersi ponendo il fondamento del proprio operato nella finalità di trasmissione di notizie e fatti in maniera il più possibile obiettiva, salvaguardandone la dignità umana. Il direttore, al contrario, da tempo ci ha abituati a titoli offensivi e oltraggiosi. Testimonianza di un grave impoverimento morale o una smisurata voglia di oltrepassare i limiti inseguendo il maldestro tentativo di farsi leggere?

Turpiloquio e arroganza verbale non sono certamente una forma di giornalismo che vorremmo leggere e ascoltare da colui che dovrebbe essere considerato come un portavoce della conoscenza e della cultura. Invece Feltri dopo la “Patata bollente” e “Vieni avanti Gretina”, per citarne soltanto qualcuno, ci aggiunge il carico da undici definendo Montalbano “Terrone rompicoglioni almeno quanto il fratello Zingaretti”, scagliandosi contro il celebre scrittore siciliano del Commissario di Vigata ricoverato in rianimazione da alcuni giorni, augurandosi di “liberarsi finalmente”.

Nell’attuale epoca impregnata da varie forme di violenza, dove nelle scuole dilaga il bullismo e si diffonde tragicamente la superficialità comunicativa di social e media, il direttore di un giornale si fa largo utilizzando una violenza verbale che poco ha a che fare con la nobile arte del giornalismo. Suscita polemiche, scatena reazioni, rilascia interviste, dichiara di voler provocare e di farlo apposta, sottolineando, però, che non va preso troppo sul serio. Ma allora perché essere eccessivi e paradossali? Qual è il messaggio che viene trasmesso ai lettori, ai giovani e alla nostra società civile?

Certamente non può essere un obiettivo da perseguire una tale forma di giornalismo. Anzi è da considerarsi una sconfitta, un distacco da una comunicazione che veicola solidarietà, interesse per le relazioni umane e partecipazione. Un inaccettabile annientamento della deontologia professionale, improntata, al contrario sull’informazione e relativa, reciproca crescita sociale.  A questo punto non leggere più le volgari, discriminanti e pesanti provocazioni di Vittorio Feltri potrebbe aiutarci a riappacificarsi con il concetto di buon giornalismo.

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