Trump e l’economia cinese

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Il Quotidiano del popolo ha pubblicato i dati dell’economia cinese
elaborati dall’ufficio centrale di statistica del paese per il secondo
trimestre di quest’anno. Il dato che più risalta è che il tasso di sviluppo
globale è risultato del 6,2 che è il più basso dal 1992, da quando cioè, con
l’azione riformatrice di Deng Xiaoping, cominciò il grande sviluppo economico del paese, il più grande nella storia dell‘umanità.

Trump ha colto l’occasione per una serie di dichiarazioni via twitter dai
toni trionfalistici per dire che la politica USA dei dazi avrebbe quindi avuto effetti quasi catastrofici sull’economia cinese ma le fonti cinesi hanno bollato tali commenti come semplici sciocchezze.

Cerchiamo di esaminare il problema. È vero che il tasso di sviluppo è il più
basso ma il rallentamento era stato ampiamento previsto e il processo è in atto da molti anni.

I tassi a due cifre dei primi anni del secolo sono ormai un ricordo da molto
tempo e non possono essere ricondotti solo alla politica commerciale di Trump. È d’altra parte del tutto ovvio che tassi molto alti non possono durare troppo cosi come è avvenuto nel nostro miracolo economico e in tutti i paesi che hanno avuto simili fenomeni. Vanno poi esaminati anche nella loro composizione: comunque la Cina ha ancora un tasso di crescita ignoto in Occidente e soprattutto aumentano i consumi e i servizi. Il tasso di disoccupazione rimane intorno al 5% nelle aree industrializzate (si noti che nella Cina ancora agricola e arretrata non viene calcolato). L’economia quindi appare stabile e forte e non desta preoccupazioni.

Allora come si spiegano i commenti catastrofisti di Trump?

Usa e Cina con l’avvento di Trump hanno intrapreso un scontro economico mai visto prima. Gli USA nel passato avevano favorito e accompagnato con
soddisfazione il progresso della Cina, visto soprattutto come una vittoria del
liberismo (capitalismo) sul comunismo, lotta che per oltre mezzo secolo gli USA avevano sostenuto nella cosiddetta guerra fredda.

Ora quegli anni e quella guerra sono solo un ricordo del passato e gli USA
si sono a un certo punto resi conto che la bilancia commerciale estera non può essere sempre in passivo e che, soprattutto, la delocalizzazione di tante
imprese in Cina per i minori costi alla fine diventa insostenibile. La
delocalizzazione come la produzione in generale di merci nei paesi del terzo mondo da una parte mette a disposizione merci a basso costo ma dall’altra provoca la desertificazione industriale in Occidente e di conseguenza sottooccupazione, poor working e disoccupazione. Trump ha vinto le elezioni, malgrado la sua palese inadeguatezza, proprio  promettendo ai ceti interessati dell’America
profonda un rovesciamento della tendenza. Dobbiamo costatare poi che in effetti ci sta riuscendo e che per questo la sua popolarità continua malgrado tutto gli errori, improvvisazioni e sciocchezze che dice. D’altra parte è anche vero che lo squilibrio della bilancia commerciale con l’estero è qualcosa che può durare per tempi limitati (in senso storico): nessuna nazione può spendere all’estero più di quanto riceve all’infinito. Lo sviluppo può essere innescato dalle esportazioni ma poi deve essere sostenuto dal mercato interno. Ricorderei, al margine, che la guerra dell’oppio che purtroppo fu il momento dello scontro dell’Occidente con la Cina fu proprio dovuta allo squilibrio commerciale, allora tutto a vantaggio della Cina.
Tuttavia Trump sa benissimo che non si può interrompere il fiorente commercio con la Cina che acquista molti prodotti in USA soprattutto agricoli e gli agricoltori sono una delle basi del suo elettorato. Occorre cioè solo riequilibrarli ed è per questo che i negoziati fra USA e Cina continuano fra alti e bassi: ognuno delle due parti vorrebbe naturalmente che l’equilibrio avvenisse a condizioni più favorevoli ai propri interessi. Lo scopo di Trump quindi è quello di mostrare che la Cina ha più bisogno degli Usa per tali scambi altrimenti la sua economia va a rotoli. Soprattutto pero Trump più che convincere i Cinesi vuol convincere i suoi elettori che la sua politica ha grandi effetti positivi poiché la Cina deve accettare le condizioni,

Come abbiamo mostrato, l’economia cinese non è affatto in crisi ma gli
elettori di Trump crederanno ai Twitter del presidente USA.

 

 

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