EterNa: a vucca l’amma, al Castello Ursino di Catania

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Grande spettacolo ieri sera nel cortile del castello Ursino a Catania dove la sottoscritta è tornata, a distanza di anni, come recensora per immergersi nella magia di “EterNa: a vucca l’amma”, uno splendido testo scritto da Luana Rondinelli, perfettamente diretto da Nicola Alberto Orofino con le originali scene e i bellissimi costumi di Vincenzo La Mendola. Iniziamo a spiegare, per i/le non siculi/e, cosa sia “a vucca l’amma”; la traduzione letterale è “la bocca dell’anima”, per i/le siciliani/e è qualcosa di molto importante, l’anima si personifica, ha una bocca ed è da lì che entrano tutte le emozioni che si somatizzano e si raggrumano per poi esplodere…come l’Etna. E poi EterNa, un perfetto gioco di parole in cui l’Etna, ‘a Muntagna per i/le catanesi, è eterna, è sempre lì… E la storia si svolge nel 1669 quando l’Etna e per più di 100 giorni il fuoco avanza verso Catania e “quel fuoco non distrugge soltanto ma salva e cambia Catania, Niente sarà più come prima. La politica e la religione si posizionano in prima linea perché obiettivo è fermare il fuoco e ricostruire il prima possibile. E Catania cambia…E si fa pure presto…Si spostano cittadini, si costruiscono quartieri, si chiamano architetti e mastri. Catania si fa bella… La storia di quei giorni è un esempio di “cose fatte bene”? Di cieca superstizione? Di tragedia finita bene? Non so. Quello che è certo è che raccontarla può essere indispensabile alle donne e agli uomini di oggi, figli risorti di una città (leggi anche nazione) che predica il cambiamento ma poi finisce col gestire dissesti e sconquassi. E questo da 350 anni. Almeno” con le parole profondamente vere del regista. Per raccontarci questo Orofino ha raccolto intorno a sé un magico gruppo di attore e attrici che agiscono in cinque spazi teatrali che prendono vita, in contemporanea, all’interno della corte del Castello, per simboleggiare alcuni luoghi della città di Catania, “sono politici e uomini della strada, religiosi e santi, nobili e plebei, stranieri e cittadini uniti in “coro” da un evento che non riconosce ruoli o posizioni” sempre con le parole del regista. Applausi calorosi e prolungati dal numeroso pubblico presente, meritatissimi, per tutto il formidabile cast, da Silvio Laviano nel ruolo di Euplio a Marcello Montalto in quello dell’ubriaco, da Egle Doria che è Agata a Luana Toscano che dà vita a una strega, da Luca Fiorino nel ruolo del vescovo a Francesco Bernava che è don Diego, da Gianmarco Arcadipane che dà vita a un barbone a Roberta Amato che è una cortigiana, da Alessandra Barbagallo che è Mascalucia e Giorgia Boscarino che impersona una donna muta, da Cosimo Coltraro nel ruolo di un barone a Valeria La Bua, Marta Cirello e Lucia Portale che sono tre contesse; alcune/i di loro hanno anche cambiato costumi e ruoli in itinere e si sono trasformati/e in suore oranti e nei tre santi lentinesi Alfio, Filadelfo e Cirino, sempre con grande ironia: bravissimi/e!!! Molto bella la colonna sonora dello spettacolo (abbiamo riconosciuto, tra le altre, la voce della cantantessa Consoli…) e anche le coreografie, quasi un musical del 17esimo secolo in terra etnea: complimenti ancora di vero cuore all’autrice, al regista, allo staff tecnico e a tutto il cast. Si replica fino all’8 agosto, non perdetevelo!

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