“Il segreto di Audrey Hapburn”: l’importanza di avere una “mamma” e non una “madre”

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Fotografia di Dino Stornello

Nell’incantevole scenario del verde e poetico “Giardino Pippo Fava” di Catania, grande successo di pubblico e di critica per lo spettacolo “Il segreto di Audrey Hapburn”, drammaturgia di Sal Costa ispirato dal recente libro di Robert Matzen e dalle rivelazioni successive del figlio dell’attrice, Luca Dotti. Produzione “Centro teatrale Fabbricateatro”, con la regia di Elio Gimbo che si avvale dell’ assistenza di Nicoletta Nicotra e Marilena Spartà, l’efficace scenografia di Bernardo Perrone, luci e fonica di Simone Raimondo. Gli splendidi ed adeguati abiti di scena di Cinzia Caminiti e Sabrina Tellico sono forniti da Mario Alfino.

E qui si parla dell’icona dell’eleganza e della raffinatezza, Audrey Hapburn con i suoi abiti ricercati e i cappellini originalissimi, sempre sapientemente abbinati, le scarpette basse da ballo (la sua più grande passione non assecondata dalla sua eccessiva altezza, un metro e settanta centimetri).

Come scrive l’attento, meticoloso regista, Elio Gimbo nelle sue note di regia “ciò che rese Audrey Hapburn così luminosa nei suoi film era il buio da cui proveniva e che si portava dentro come un segreto. Nata sei mesi prima di Anne Frank, il 4 maggio 1929 e vissuta a poca distanza da lei, attraversò tutti gli orrori dell’occupazione nazista”.

Audrey Hapburn e Anne Frank: due destini che s’incrociano in un periodo storico tragico, nate nello stesso anno e costrette entrambe a trasferirsi in Olanda.

Audrey danza per allontanare il pensiero della guerra, testimone e vittima dei bombardamenti che uccideranno centomila civili olandesi.

La Frank e la Hapburn: stessa musica, stesso taglio di capelli, stesso spirito romantico e sognatore. Anne sente trucidare cinque poveri uomini a pochi passi dal rifugio dove si nascondeva per proteggersi dai nazisti e dove scrisse il suo famosissimo diario. Cinque nemici del terzo Reich furono ammazzati senza pietà: tra questi perse la vita lo zio amatissimo di Audrey, quasi un papà, Otto. Tale episodio lo racconterà Anne nel suo diario.

Alla fine della guerra Audrey abbandona la danza e approda ad Hollywood grazie alla nota scrittrice, allora ottantenne, Colette (un mostro sacro della cultura del Novecento), in vacanza a Montecarlo, che la vuole come protagonista della sua commedia teatrale “Gigi”, tratta da un suo romanzo. Nel 1959 la Hapburn  vince l’Oscar. Tante volte rifiuta di interpretare al cinema il ruolo di Anne Frank pensiamo per una forma di rispetto reverenziale per quello che ha rappresentato (ma non è ha mai dichiarato il vero motivo).

Un bel giorno il muro di protezione della Hapburn comincia a sgretolarsi: un giornalista di Vogue durante le riprese del celeberrimo film “A colazione da Tiffany”, rivolge a lei una domanda che mette in serio imbarazzo l’icona dell’eleganza. Pare che per il ruolo della protagonista del film citato, lo scrittore dell’omonimo libro, Truman Capote, volesse Marylin Monroe ed invece qualcuno impose Audrey Hapburn: perché, come mai?

Grande ed encomiabile sarà il suo impegno sociale a difesa dei più deboli con l’UNICEF. Morirà nel 1992 a soli sessantatre anni a causa di un tumore allo stomaco.

Il rapporto conflittuale con la madre, la baronessa Ella Van Heemstra, molto amica di Adolf Hitler e vicina al nazismo,  per lei fonte di grande delusione e dolore, un padre assente e da lei idealizzato, hanno ferito profondamente ed in modo irreversibile, il suo animo sincero e sensibile.

“Il segreto di Audrey Hapburn” di Sal Costa e ben diretto da Elio Gimbo, è un atto unico emozionante, delicato, pieno di tanto romanticismo e sentimento  ma anche di buona intelligente ironia: un lavoro, un tributo ad una diva introversa ma estremamente versatile e con una storia affascinante.

L’operoso cameriere della diva e ben interpretato da Bapo Bepari; nel ruolo dell’ossequioso ma determinato giornalista di Vogue e successivamente in quello di un fotografo, troviamo il bravissimo, naturale, pienamente in parte Daniele Scalia.

La frizzante, solerte, decisa,  signora del “mai una gioia” segretaria Molly,  legata ad Audrey da un rapporto quasi materno,  è l’istrionica, eccellente, intensa attrice e cantante Cinzia Caminiti. Sulla scena si muove con disinvoltura e grande padronanza.

Eccellente prova d’attrice per Sabrina Tellico (Sabrina come il personaggio di uno dei famosissimi film della Hapburn. E’ disinvolta, intensa, emozionante e dall’espressione romantica, quasi sognante. La sua è un’interpretazione “simbiotica”: reca l’anima e il cuore della diva ma anche una sorprendente somiglianza fisica.

Lo spettacolo si conclude con l’appassionata, sferzante citazione di alcuni versi della poesia di Primo Levi, “Se questo è un uomo” e di alcune righe tratte dal “Diario di Anne Frank” da parte della vibrante Cinzia Caminiti: parole forti, spade taglienti conficcate nelle coscienze, pugni sullo stomaco che raccontano tutta la follia di certi individui “escrementi storici”.

Chitarra in mano, l’elegante Silvia Tellico intona, cuore in mano e tanta dolcezza, “Moon River”, colonna sonora del film “Colazione da Tiffany”, emozionando il pubblico fino alla commozione. Il bellissimo, romantico ballo finale con il regista Elio Gimbo chiude questo raffinato lavoro.

Grandi applausi sottolineano un meritatissimo successo.

“La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa né dall’aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l’amore.” (Audrey Hapburn)

Lo spettacolo sarà ancora in scena dal 23 al 25 agosto c.a., il 4-5-14-15 settembre c.a. sempre alle ore 21,00.

Per info e prenotazioni: 3473637379       

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