La pace con i talebani

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Da tempo si sapeva di fitti e lunghi negoziati degli USA con i talebani che però restavano ovviamente segreti. L’8 agosto con un tweet, come è nel suo stile, Trump ha fatto sapere al mondo che era in programma  niente di meno che un incontro a Camp David con emissari dei talebani a cui avrebbero partecipato anche rappresentanti del governo riconosciuto di Ghani  e nello stesso tempo che l’incontro  non ci sarebbe stato e anzi i negoziati stessi interrotti. Insomma un incontro a ridosso dell’anniversario dell’11 settembre  simile a quello  che sotto gli auspici di Clinton sancì una accordo fra palestinese e i israeliani che però non ebbe  seguito;  nel nostro caso l’incontro è fallito prima ancora di tenersi. 

La motivazione addotta da Trump è quella  di un attentato, l’ennesimo di una serie infinita, nel quale ha trovato la morte, fra gli altri, anche un soldato americano. Non è possibile capire, come al solito, se Trump intende effettivamente chiudere i negoziati o semplicemente rilanciarne il prezzo.  Si fa notare anche  che un paio di giorni dopo Trump ha licenziato in tronco Bolton che a questi negoziati  era contrario. Ma al di là del quotidiano indecifrabile alternarsi  dei tweet di Trump cerchiamo di capire  il senso di questi accordi, ora forse affossati o forse no.

Nel 2011 i Talebani furono travolti e dispersi in pochi  giorni ma dopo 19 anni sono ancora li a combattere  nella guerra più lunga che mai gli Usa hanno  abbiano combattuto.  In realtà ci sembra che la guerra contro i talebani sia da parte USA ingiustificata e inutile: vediamo perché.

Come è noto, “talebani” in pashtun vuol dire “studenti”  perché agli inizi designavano  un gruppo di giovani afgani  che studiavano nelle madrasse in Pakistan, organizzati  e sostenuti dal Pakistan e in seconda linea dagli USA  per cercare di mettere ordine nel caos dell’Afgnistan nel quale, dopo la cacciata dei Russi, regnava incontrastato il caos e la lotta di tutti contro tutti, come d’altra parte è stato sempre nella  storia di quel paese. In seguito il termine talebani è passato a indicare genericamente gli insorgenti contro il governo di Kabul.

In realtà i talebani hanno poco a che fare con i jihadisti responsabili degli attentati in Occidente:  sono dei tradizionalisti legati al loro ancestrale e per noi orrendo modo di vivere. Essi lo difendono strenuamente nelle loro terre ma sono ben lontani dall’idea di imporlo al resto del mondo. Potremmo definirli  i parenti poveri e isolati dei sauditi integralisti  che sono da sempre gli alleati più sicuri dell’Occidente.

Al -qaeda  e poi l’ISIS e tanti altri movimenti jihadisti invece non sono dei tradizionalisti, come spesso si dice impropriamente.  Sono movimenti che vorrebbero rinnovare profondamente l’islam per riportarlo alle antiche salaf  (origine)  cioè dei primi quattro califfi, i Rashidun (i ben guidati). Sono pertanto del tutto contrari alle tradizioni instaurate nel mondo islamico: la sharia dovrebbe valere in qualsiasi contesto, dai campus delle  università ai deserti dell’Arabia, escludendo ogni tradizione locale. Essi hanno quindi una pretesa universalistica, sono in guerra con tutti i regimi islamici e quindi  per conseguenza con gli occidentali  che quei regimi sono accusati di sostenere.   Da qui l’11 settembre e tutti gli attentati  che hanno insanguinato l’Occidente. Ma nessun afgano era fra gli attentatori dell’11 settembre né in nessun altro in Occidente.  Essi vogliono solo mantenere  le loro tradizioni e solo nel loro paese. Il coinvolgimento nell’11 settembre fu del tutto occasionale. Osama bin Laden, con la sua rete, aveva combattuto con i mujaheddin afgani contro gli invasori russi e poi, cacciato dal Sudan e altri paesi islamici, vi si era rifugiato. Con l’11 settembre gli USA  ne richiesero la consegna: ovviamente gli afgani non potevano farlo con onore ma comunque la jirga (un’assemblea degli esponenti), appositamente convocata,  chiese a bin Laden di andare via con la sua al qaeda. Ma gli USA certo non aspettavano e attaccarono, Il governo afgano, diretto allora dal Mullah Omar, una specie di prete di campagna che nulla sapeva  del mondo occidentale, non aveva ben valutato la situazione  pensando di poter resistere a lungo: in pochi giorni gli americani conquistarono tutto il paese e al qaeda e talebani fuggirono da ogni parte. Fu  insediato un governo  filo- occidentale e modernista a Kabul.  L’idea allora dominante era la cosiddetta dottrina Bush seconda la quale solo la modernità e quindi  la laicità avrebbe potuto distruggere le basi del terrorismo islamico. Come poi la storia ha dimostrato, quella idea  era del tutto fuori dalla  realtà. A parte piccole fasce di popolazione, soprattutto nella capitale, gli afgani non vogliono affatto  la modernità, vogliono vivere secondo le  proprie loro tradizioni e quindi sono ostili  verso gli Occidentali; qui e là l’ostilità prorompe in attentati sparsi in una guerra di bassa intensità ma tale da mantenere tuttavia il paese in un continuo stato di insicurezza e precarietà e richiedere la presenza di soldati occidentali.

Negli ultimi anni l’ISIS che ha preso il posto di al qaeda ha avuto qualche seguito anche in Afganistan ma i suoi attentati rivolti quasi esclusivamente contro la minoranza sciita degli hazara è stata disapprovata dai talebani che si sono posti quindi nella lunga lista dei nemici dell’ISIS, a rimarcare ancora  la differenza con i jihadisti anti occidentale

Il conflitto quindi con i talebani appare del tutto ingiustificato. Purtroppo la pace con essi porterebbe all’abbandono di quel poco di riforme  moderne, soprattutto  a difesa della  condizione delle  donne,  che si erano fatte  e per questo stranamente sono contrarie ad essa certi ambienti  che furono allora contrari all’intervento militare.

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