A Ragusa chiude i battenti Festiwall

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Per il quinto anno consecutivo la street art torna ad abbellire la città barocca di Ragusa ma quest’anno gli artisti internazionali hanno voluto far rivivere con i loro murales, con la loro arte ed espressione la periferia della città.
Il Festiwall, festival internazionale di arte pubblica, come è già noto dalla prima edizione fino ad oggi ha compiuto trenta interventi nel tessuto urbano ragusano e nella prima metà di settembre si è concentrato su sei
immobili in particolare: il nuovissimo e multicolor Skate Park “Totò Ottaviano” di Via Napoleone Colajanni che per l’occasione è stato affidato all’argentino Elian ed è diventato il quartiere generale della manifestazione; la parete di un immobile in Via Palma di Montechiaro è stata affrescata dal tedesco Case Maclaim mentre un’altra parete ma in Via Generale la Rosa è stata dipinta da Fasoli Aka Jaz; la fabbrica Antonino Ancione è stata messa nelle mani di M-City (Polonia); invece “Il Legno”, centro smaltimento rifiuti, in quelle di Ampparito (Spagna); nella lista degli artisti internazionali che hanno compiuto tali opere compare il nome di un italiano, Roberto Ciredz, il quale si è preso carico del Muro di Brinch.
Ma si sa il Festiwall non è solo questo. La settimana trascorsa ha visto concerti, workshop di poesia e disegno, la finale nazionale di Poetry Slam, dibattiti sull’arte e docufilm. Eventi su eventi che incorniciano le nuove opere murarie o per meglio dire opere artistiche da vedere e contemplare. Il significato di ogni singolo murales è profondo e spinge a pensare oltre gli schemi, a guardare aldilà dell’ordinario.
Questa sarà la quinta ed ultima edizione come già annunciato dal direttore artistico Vincenzo Cascone: “lo facciamo per l’ultima volta, perché riteniamo conclusa la riflessione sullo spazio urbano del capoluogo
ibleo, certi che le opere murali continueranno a dialogare con chi le osserva”.
Non resta che vederle e contemplarle perché il significato di ogni singolo murales è profondo e spinge a pensare oltre gli schemi, a guardare al di là dell’ordinario.

L’OPERA DI CASE MACLAIM, foto di Marcello Bocchieri

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