Greta, i gretini e la sinistra

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Abbiamo una politica che insegue l’opinione pubblica su ogni sua piccola pulsione, dalla paura dell’uomo nero a quella delle tasse (dai sacchettini biodegradabili alle merendine), dalle fobie sui medicinali dei novax, ai bambini da proteggere di Bibbiano.
Le individua, le alimenta e le fa proprie, difendendole o facendo finta di difenderle.
Tutte, nessuna esclusa.
Poi arriva una nuova generazione che inizia a mostrargli un pericolo (questo però vero ed enorme) e anziché farlo proprio, anche solo per un banalissimo calcolo elettorale come hanno fatto sempre, lo osteggiano, lo deridono, lo sminuiscono.
Allora viene seriamente da chiedersi il perché di questa reazione e la spiegazione sembra essere che questo movimento spontaneo, leggero ed enorme numericamente, li ha messi di fronte al proprio fallimento e le reazioni lasciano trasparire tutto il mostruoso disastro psicologico in cui le ultime due generazioni sono cresciute.
Ci sono quelli che ci avevano convinto che il mondo liberista e individualista che avevano costruito era il migliore dei mondi possibili e questi movimenti che gli stanno dicendo che no, non lo è neanche per il cazzo il migliore dei mondi possibili li sta facendo impazzire. Glielo dicono mostrandogli i dati incontrovertibili di un pianeta che sta letteralmente morendo e il fatto di non poterli zittire, come fatto con ambientalisti e scienziati negli ultimi anni, con una scrollata di spalle, li ha spinti a mostrare il loro lato più debole, quello più offensivo dei “gretini” o quello negazionista del “terrorismo ambientalista” (“non vedete che freddo fa?”).
Poi ci sono quelli che questo mondo hanno cercato di contrastarlo e che non ci sono riusciti, hanno perso e ci si sono adagiati dentro, quelli che si sono creati il loro spazietto e il loro posto al sole.
Quelli della sinistra progressista che inizia a fargli le pulci, perché poco concreti, poco solidi, come se un movimento nato dal nulla potesse avere un vero e proprio progetto politico, in un orizzonte politico in cui praticamente non esistono alternative, anche grazie a quella sinistra progressista che tutto questo ha avallato, lasciando questa nuova generazione da sola a fare i conti con la morte del pianeta in cui dovrebbero crescere.
Quelli della sinistra massimalista che, anziché provare a cogliere l’energia di un movimento che può tornare a farli vivere, che può essere la leva da cui iniziare a rivendicare tutto il giusto delle loro idee, li sminuisce, li accusa di sbagliare i bersagli e di essere funzionali al sistema.
Sistema che ovviamente, come sempre fatto, li vuole davvero rendere funzionali a loro e che probabilmente ci riuscirà (anche se mi auguro di no, ovviamente) anche perché nessuno ha provato a portarli dalla loro parte.
Le loro reazioni non sono state volgari come quelle della destra ma, paradossalmente, forse, persino peggiori, con quel misto di paternalismo e saccenza, con la differenza che mentre i liberisti lo fanno con l’arroganza di chi fino ad oggi aveva sempre vinto, questi lo fanno con un’arroganza totalmente ingiustificata, visto che la storia li ha già messi in un angolo e sconfitti.
Ecco, ci si potrebbe scrivere un trattato psicologico su tutto questo, su cosa significhi invecchiare e su cosa significhi guardarsi indietro e scoprire di aver fallito su tutto, scoprendo tutta la propria fragilità, la fragilità di adulti cresciuti come degli adolescenti, incapaci di prendersi le proprie responsabilità e magari di porre rimedio ai propri errori.
Una generazione – anzi due – che scopre la sua finitezza e inadeguatezza e se la prende con chi gli vuole impedire l’unica reazione che erano in grado di avere: comprarsi un suv.
State facendo pena, chissà se ve ne renderete mai conto.

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