“MEDEA”: l’ossessione di un amore omicida.

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Scroscianti applausi e grande ovazione per “Medea”, da Jean Anouilh, regia di Sebastiano Mancuso, al Must – Musco Teatro di Catania il 12 e 13 ottobre c.a.

“Médée, tragedia scritta dal drammaturgo francese Jean Anouilh nel 1946 ispirato al mito di Medea la maga, dalla mitologia greca, figlia di Eeta, re della Colchide e di Idia. Nelle “Argonautiche” di Apollonio Radio, era indicata come nipote di Elio e della maga Circe.

Parte dalla tragedia di Anouilh l’atto unico “Medea” con l’attentissima, esperta, sapiente regia di Sebastiano Mancuso, e pone l’attenzione sul conflittuale rapporto d’amore tra Medea e Giasone, amore che diventa autolesionista, distruttivo, claustrofobico e fobico, ossessionato dai fantasmi del passato e da tanto crudele spargimento di sangue.

Con le scene essenziali, una grande scala a croce dove si muoverà, salendole e scendendole, l’intero cast, di Alessandra Garofalo, l’aiuto regia di Davide A. Toscano, ufficio stampa Elisa Guccione, lefotografie di scena di Regina Betti, produzioni MENIPOSS, ABSINTHE TEATRO.

Dichiara il regista Sebastiano Mancuso-  il testo di Jean Anouilh riflette delle sollecitazioni morali del periodo come l’esilio, l’omicidio e l’avversione indiscriminata nei confronti degli stranieri fino a sfociare nella xenofobia, sentimenti di odio che oggi a distanza di oltre settant’anni sono, purtroppo estremamente attuali”.

In scena ciò che risalta è un’umanità piena di paure e di odio, cioè specchio della realtà sociale che stiamo vivendo.

In questa originale, interessantissima trasposizione teatrale, Medea conduce Giasone a dichiarare il suo odio per l’amore (due opposti in simbiosi). Il senso del possesso di Medea, estremizzato e malato, soffocherà il suo amato Giasone tanto da fargli desiderare il “respiro”, quel senso di “ossigenazione emotiva” che lo salvi dal soffio eterno della morte (come metafora di non vita).

Nonostante i due amanti siano complici di tante scelleratezze e delitti atroci, come l’omicidio del padre e del fratello di Medea, i due vivono un rapporto lesivo l’uno per l’altra, tra continue ripicche e tradimenti.

L’intera commedia è un “J’accuse” alla società di ieri e di oggi, una società che non tollera il “vocio festoso” o lamentevole degli stranieri, non tollera i pareri diversi e i diversi modi di pensare e di vivere , dove tutti si sentono autorizzati a salire in cattedra agendo egoisticamente; gente piena di preconcetti, paure, ansie, odio e rancore pronti a scagliarsi sul diritto di libertà altrui.

Una straordinaria, decisa, energica e con grandissima padronanza scenica, Medea ha il volto e la passionalità dell’eccellente attrice Luana Toscano. La sua è un’interpretazione forte, veemente e vibrante, determinata.

La sua fedele e saggia nutrice, provata intimamente dall’empietà e della prepotenza di Medea che chiama “lupa mia” e “avvoltoio mio”, è in scena la pregevole, garbata, signorile Antonella Scornavacca.

Nel ruolo del mancato suocero di Giasone, il re di Tebe, Creonte, ritroviamo il sempre adeguato, abile attore Franco Colaiemma.

I due figli di Medea sono ben interpretati dai giovanissimi Marta Castaldo e Giorgio Castaldo.

Il giovane ambasciatore del re Creonte è Sarah Zuccarello, talentuosa attrice adolescente.

La bella voce, leggiadra e soave figura, la dolce Creusa, figlia di Creonte e futura sposa di Giasone (verrà uccisa da Medea alla vigilia del matrimonio), è l’attrice Martina Cassenti.

Il convincente attore, emozionante ed emozionato, stremato dalle torture psicologiche perpetrate da Medea, Liborio Natali è in scena un avvincente, tormentato, impietosito Giasone. La sua è una splendida interpretazione piena di tenerezza ed umanità.

Liborio Natali e Luana Toscano  dimostrano grande sintonia frutto di ragguardevole e non facile lavoro di preparazione.

La messa in scena si conclude con Medea che si macchia le mani del sangue dei suoi due figli, mani che accarezzeranno il volto di Giasone prima che ella stessa si procuri la morte.

Ogni uomo  si macchia dello stesso sangue ogni volta che considera “diverso” il suo prossimo. Quel sangue è l’onta e la sconfitta dell’umanità.

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