“L’uomo invisibile – Una festa sacra”: riflessioni sulla meschinità umana

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Applausi di un pubblico meravigliato e sbigottito per “L’uomo invisibile – Una festa sacra”, scritto e diretto dall’arguto, fantasioso Steve Cable nei nuovi locali “Spazio fluido”, inaugurando la rassegna “Underground rivers” della Compagnia Teatro Argentum Potabile, diretta da Antonella Caldarella e da Steve Cable.

“L’uomo invisibile – Una festa sacra” non è un classico testo teatrale ma un insieme di piccoli monologhi e dialoghi corali scaturiti dalla mente creativa e sorprendente di  Steve Cable; è un viaggio teatrale itinerante a cui partecipa il pubblico, esperimento insolito ed affascinante che si rifà  alle feste sacre medievali, con 25 spettatori/pellegrini che diventano parte integrante delle diverse scene animate dai giovani attori allievi della scuola di teatro de “La casa di Creta” che ci conducono a scavare la nostra anima attraverso i loro spunti di riflessione. Un cammino che impegna il fisico e che metta a dura prova il lato emotivo: ogni spazio narra uno spaccato di vita, un episodio, un’emozione con un elemento comune a tutti, l’impronta meravigliosa ed indispensabile di Madre Natura.  I movimenti sinuosi del corpo si uniscono ai canti (dove è presente sempre una “esse” che, a seconda della personalità di chi ascolta, può essere un sogno, dei soldi, un sibilo ma anche satana) e alla bellissima musica di Andrea Cable che spazia dall’etnica ai semplici rumori. Come lo definisce il regista, “tutto viene consumato con un rituale collettivo in uno spazio condiviso”.

E poi la gioia e l’innocenza di due bimbe che giocano a “sole e luna” riflettendo e facendo riflettere sull’amore reciproco degli astri notturno e diurno senza incontrarci mai. Loro per un attimo ci riescono perché ai bambini nulla è impossibile: nella loro purezza e nella loro innocenza, nella poesia e nella creatività dei loro giochi, si nasconde il segreto per salvare questo mondo.

Molto suggestivo il monologo dei pesci e delle albe: quante volte l’essere umano guarda senza vedere! Quante volte si perde il meraviglioso spettacolo della nascita del nuovo giorno, una nuova alba! Preso dai tanti pensieri relativi alla sua esistenza, si dimentica di vivere, si dimentica che esiste un creato meraviglioso e che è tutto lì, in quel mare talmente limpido che puoi scorgere i pesci dai grandi occhi a palla che ti fissano e quasi ti accompagnano, ti scortano e ti invitano a vedere quell’enorme bellezza che si para davanti a te ma tu non fai nulla per osservare attentamente. E’ lì la felicità, l’equilibrio tra creato e creatore, tra l’uomo e le energie universali. “Anche se una cosa non la vedi, non significa che non esista”.

E’ nel respiro della terra, nella risacca di un’onda di mare, il vero senso dell’esistenza. In quel movimento sinuoso e ritmico, nel respiro diaframmatico degli interpreti che esplode quel benessere, quella gioia di appartenenza, quella forza per superare ogni solitudine, ogni frustrazione, ogni ansia, ogni rabbia.

Ma questo essere immondo chiamato uomo è costantemente spinto da una veemenza arcana che si chiama “distruzione” e che, di conseguenza lo porta all’autodistruzione: da pubblico ci ritroviamo seduti l’uno accanto e di fronte ad un altro su un treno che percorre il binario con un’ enorme ruota, una sola: quella ruota è la vita, la perenne rotazioni dei suoi eventi positivi e negativi; quel treno sono le occasioni che noi spesso trasformiamo in armi di distruzione di massa.

Tutto ciò provoca, in un attento e coinvolto pubblico, impulsi sensoriali e grande sbigottimento: i tanti quadri viventi, gli effetti delle luci, le varie interpretazioni che evocano sogni e paesaggi fiabeschi,  creano stati d’animo diversi perché diversi sono le personalità umane.

Nei nuotatori dell’ultimo spazio, come enormi pesci sorridenti tra i pellegrini che spesso evitano il loro sguardo dolce e sognante, traiamo un’importante lezione: all’uomo fa paura guardare negli occhi il proprio simile; c’è sempre quello spavento, quella ritrosia,  quella diffidenza che alza muri altissimi a protezione del proprio io.

E quando l’uomo arriverà a distruggere ogni cosa, ogni essere vivente sulla terra, cosa succederà? Sarà solo, in mezzo a tanta polvere lasciata dagli incendi e anche lui sarà destinato a morire (patricidio, fratricidio, matricidio, omicidio…)

 Alla fine del viaggio ogni partecipante avrà colto qualche sfumatura particolare che  può scrivere  anonimamente su un foglietto e lasciare in un cestino.

Un grande gioco collettivo, una grande festa in chiave “emotiva” condotta da bravissimi e giovanissimi attori: Clara Baudo, Giulio Belvedere, Andrea Cable, Nicoletta Cancelliere, Marta Chiarello, Alessandra Cosentino, Carlotta La Mela, Carlotta Minissale, Giuditta Nicosia, Simona Nicotra, Maria Riela. L’assistente alla regia è Antonella Caldarella, produzione Teatro Argentum Potabile.

A “Spazio fluido” a Catania fino a Mercoledì 23 Ottobre

Tutte le cose “nuove” e “diverse” fanno paura, ma la paura è figlia del cambiamento.

Auspichiamo, profondamente convinti, che questo viaggio possa intraprenderlo un gran numero di pellegrini in varie parti d’Italia (e non solo):  chissà se così facendo l’uomo non possa comprendere che deve necessariamente cambiare strada per continuare ad avere una vita nel divenire, degna di essere vissuta.

Steve Cable

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