“Sic Transit Gloria Mundi. La Papessa”: e se il prossimo Papa fosse donna?

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Meritato successo e grandi applausi per “Sic Transit Gloria Mundi”, “Così Passa la Gloria del mondo”, La Papessa, testo e regia di Alberto Rizzi, dal 16 al 20 ottobre c.a. al Teatro del Canovaccio di Catania.

“Così passa la gloria del mondo”, sic transit gloria mundi, insieme ad  Habemus papam, è una delle più conosciute locuzioni riguardanti la nomina di un nuovo pontefice. Queste parole venivano  ripetute dal cerimoniere al nuovo Papa subito dopo la sua elezione al soglio di Pietro. Con esse si voleva ricordare al vescovo di Roma, nonché capo della Chiesa cattolica, la transitorietà del potere temporale e quanto la vita sia caduca così come sia vano ogni sfarzo del mondo terreno. Dopo la cerimonia di incoronazione, il cardinale protodiacono si avvicinava al nuovo pontefice (che sulla sedia gestatoria stava transitando lungo la basilica di San Pietro) e, pronunziando la frase latina, accendeva della stoppa posta su un’asta: come la stoppa brucia e si spegne in un batter d’occhio, così  la gloria del mondo svanisce in poco tempo.

Tuttavia la “gloria del mondo” è stata tanto agognata da moltissimi Papi della “Santa Chiesa cattolica apostolica romana”: non si sono fatti mancare nulla.

“Sic Transit Gloria Mundi” è un monologo che ha richiesto attentissime ricerche storico-teologiche sui vari papati della Chiesa cattolica, ricerche che hanno portato a delle scoperte spesso sconvolgenti (come quella del maschilismo imperante e “definitivo” dell’amatissimo Papa Wojtyla). C’è da rabbrividire: pedofilia, lussuria, omicidio, omosessualità, soltanto per citarne alcuni.

Un monologo dall’intelligente ironia, di grande ritmo scenico, che punta il dito sul maschilismo del mondo occidentale parlando del ruolo della donna nel passato della chiesa. L’inventata storia di Papa Elisabetta I ci conduce ad una riflessione profonda sulla sottomissione della donna: la vera parità dei sessi si raggiungerà soltanto quando il Papa, Il Vescovo di Roma, il successore di Pietro, potrà essere anche donna.

Con l’attenta, originale regia di Alberto Rizzi che ne è pure l’autore, suono e light design di Manuel Garzetta, organizzazione Barbara Baldo, luci e fonica Michele Turrina, produzione Ippogrifo Produzioni Verona, primo spettacolo della rassegna teatrale 2019\2020 di Palco Off (direzione artistica di Francesca Vitale – Direzione organizzativa di Renato Lombardo), “Sic Transit Gloria Mundi”ha conseguito diversi riconoscimenti: Vincitore del secondo posto Premio Cervi 2016 (Reggio Emilia), primo Premio Endas (Emilia Romagna), vincitore migliore interpretazione Doit Festival 2017 (Roma), Miglior Spettacolo L’Italia dei Visionari 2017 (Rimini),  L’Italia dei Visionari 2017 (Novara), vincitore Contemplazioni 2017 (Ferrara) Selezionato Milano Off 2017 (Milano) e tanti altri.

L’eccellente, atletica, coinvolgente, arguta attrice Chiara Mascalzoni è in scena Papa Elisabetta I che ci racconta la storia dei veri Papi che si sono succeduti nei diversi secoli e dimostra il ruolo di sottomissione della donna tenuta quasi schiava dall’uomo interpretando in tal modo le parole dell’apostolo Paolo, l’apostolo fulminato sulla via di Damasco, nelle sue epistole: “a capo dell’uomo è Gesù Cristo, a capo della donna è l’uomo” mentre, in realtà è ad una donna, Maria di Magdala, detta la Maddalena  (quella che Gesù liberò da sette spiriti e non la peccatrice che il Messia salvò dalla lapidazione, così come ci ha fatto credere da secoli il cattolicesimo) che diede amorevolmente l’incarico di portare ai discepoli la buona novella della sua risurrezione.

“Sic Transit Gloria Mundi” dimostra che i Papi non hanno tenuto conto delle Scritture risolvendo ogni dilemma della vita sempre e solo tenendo conto di una personale convenienza : ogni dogma della fede cattolica è frutto  di un ragionato, subdolo gioco di interessi  pro Chiesa e, di conseguenza, ad personam.

La donna viene soltanto “usata” per allietare palati alimentari e palati “sessuali” di tutti i gusti, a seconda delle preferenze di questi “squallidi” esseri viventi.

In penombra l’attrice esce in scena a seno nudo, principio di fecondazione e nutrimento, nutrimento necessario per far crescere quell’uomo che poi da adulto la tratterà come “subordinata”.

Il monologo finirà con le dichiarazioni della neo eletta Papa Elisabetta I: nell’alto della sua carica e con i paramenti sacri (indossati in scena con l’aiuto di Michele Turrina), ci parla dell’amore, l’undicesimo comandamento che aggiunse Gesù nel Nuovo Testamento, “amatevi gli uni e gli altri come io ho amato voi”, perché TUTTI siamo fratelli; continua poi con la richiesta di preghiere per lei e finisce con una rivelazione esplosiva, è incinta.

Dal grembo della donna viene generata la vita, dai suoi seni vi è fecondazione e nutrimento. Donna significa Signora, Padrona che domina: bisogna che questa società maschilista le restituisca il ruolo e la dignità che le appartiene fin dalla sua creazione.

Applausi finali fragorosi per un lavoro moderno, intelligente e divertente che scardina l’istituzione più potente della terra, la Chiesa cattolica e il suo infondato “accanimento” pregiudizievole sul ruolo fondamentale della donna nella società.

La prolungata schiavitù della donna è la pagina più nera della storia dell’umanità.

(Elizabeth Cady Stanton)

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