“CASA CASA una prova d’amore…”comunque”

Print Friendly, PDF & Email

Scroscianti applausi del numerosissimo pubblico della Sala Chaplin di Catania per l’atto unico di Nino Romeo dal titolo “Casa Casa una prova d’amore”, in scena dal 17 al 20 ottobre c.a.

Atmosfera cupa tipica dei film francesi, tappeto musicale composto da canzoni di Jacques Brel e composizioni originali di Giuseppe Romeo, atto unico un po’ claustrofobico e a tratti angosciante e dai ritmi flemmatici: “Casa Casa una prova d’amore” è una novità assoluta di Nino Romeo, novità che sa di “déjà-vu” nella società moderna.

Due pensionati coniugati, un Lui ed una Lei, vivono (si fa per dire) barricati in casa. I loro unici contatti con il mondo esterno sono i cellulari per chiamare e farsi portare la spesa a domicilio, e internet.

Completamente intrisi di fobie (Hai chiuso il gas? Hai staccato il ferro da stiro? Hai lasciato i croccantini al gatto?) ed attanagliati da un’ignoranza imperante che li porta ad essere prepotenti e presuntuosi, si nutrono della loro stessa avarizia tra l’altro immotivata  per via della loro agiata condizione sociale, salviniani convinti e quindi razzisti ed intolleranti, vivono una quotidianità ripetitiva, gretta e cattolicissima ma nella maniera più tradizionalista del termine (per loro Papa Francesco è un nemico, è troppo anticonformista).

Temono e non tollerano i vicini di casa, i ladri, gli stranieri, tutti gli appartenenti al mondo esterno, il loro “malo sentire”,  tanto che Lui, in barba all’avarizia, comprerà una pistola che conserva nel cassetto del comodino. Anche i loro figli si mantengono a debita distanza.

Lei è sempre d’aiuto a Lui, “comunque” in un ripetersi d’azioni: ogni cosa si pensa sia “una prova d’amore” ma questa prova d’amore si rivelerà veritiera soltanto nel macabro finale quando Lei, stanca di un’esistenza arida e meschina, preferisce per entrambi l’oblio.

“Casa Casa una prova d’amore”, testo, regia e luci di Nino Romeo, direzione tecnica di Giuseppe Ghisoli, realizzazione scenica Karromatto, le parrucche di Alfredo Danese, ufficio stampa Giuseppe Lazzaro Danzuso, segretaria organizzativa Alessandra Lo Giudice, video promo Lorenzo Mannino, produzione Centro Teatrale Siciliano.

Sulla scena viene riprodotta una giornata tipo dei due pensionati: la mattina rappresenta la giovinezza, il pomeriggio l’età adulta, la sera la vecchiaia un po’ come il pensiero “leopardiano” del sabato-giovinezza e domenica-vecchiaia,  male sommo perché toglie le illusioni.

In ognuno dei tre periodi della vita, gli interpreti indossano parrucche diverse adatte all’età che devono rappresentare ed abiti appropriati tirati fuori non da armadi, ma da antiche borse e valige,  metafora dell’essere viaggiatori di passaggio, pellegrini      su questa terra.

Lui è egregiamente interpretato dal sempre adeguato, elegante ed arguto Nicola Costa mentre Lei reca volto, cuore e grande preparazione dell’eccellente attrice Graziana Maniscalco.  La loro è un’interpretazione ben modulata.

Nicola Costa e Graziana Maniscalco dimostrano grande affiatamento scenico; la loro è un’ammirevole prova d’attore.

Il testo è lo specchio di una società infima e meschina, egoista e pressappochista che sta logorando l’essere umano condannandolo alla solitudine e all’isolamento. Colpa pure della smania irrinunciabile, materialistica e senz’anima dell’uso della tecnologia che ci ha fatto dimenticare l’importanza del contatto umano e del confronto.

Siamo frutto di stereotipi, di modelli sbagliati dettati pure dalla televisione: il continuo bombardamento “mediatico” e l’influenza infausta di politici senza scrupoli che incitano all’odio razziale e alla disumanità, stanno lentamente conducendo l’umanità all’autolesionismo.

E che il buon senso ci salvi!

“Tutto quel che vedevo mi pareva perverso; una società in cui non si rispetta niente e nessuno, ma in cui tutti credono di essere liberi e di avere diritto a tutto, per finire soli e tristi”.

(Tiziano Terzani)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*