“Gli Industriali del Ficodindia”: omaggio ad un grande del teatro, Marcello Perracchio

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Marcello Perracchio

Grandi applausi e meritati consensi per lo spettacolo in due atti “Gli Industriali del Ficodindia” di Massimo Simili, regia Giuseppe Romani, al Teatro Vitaliano Brancati dal 24 ottobre al 10 novembre c.a. dedicato alla memoria dell’attore Marcello Perracchio scomparso circa due anni fa.

“Chi non fa sciocchezze non è un uomo”, ed ancora “Bisogna prendere tutto in questa vita. Tutto!”, in queste due affermazioni è racchiusa la morale dell’intero spettacolo.

Ne “Gli Industriali del Ficodindia” dello scrittore satirico catanese Massimo Simili, si condannano scandagliandoli, vizi e virtù della società degli anni settanta dimostrandone piena attualità anche ai giorni nostri; viene puntato il dito sul “marciume” politico che privilegia gli interessi di pochi corrotti raccomandati a scapito del benessere dei cittadini.

Nel fenomeno degli industriali del ficodindia si nasconde un imbroglio, organizzato ad opera d’arte da disonesti delinquenti, perpetrato ai danni di un sistema che è già infetto  fino al midollo: in cambio di una cospicua tangente viene consegnata una grossa somma di denaro che serve a finanziare iniziative senza validi fondamenta e logicità.

Nello specifico della mise – en – scène de “Gli Industriali del Ficodindia”, con l’attenta regia di Giuseppe Romani, i costumi di Giuseppe Andolfo, le adeguate e splendide musiche del maestro Matteo Musumeci, l’assistenza alla regia di Giulia Oliva, servizi sartoria de le Sorelle Rinaldi, produzione Gianmarco Piccione, fotografie di Dino Stornello, l’industria che sfruttava un bene tipicamente siciliano, il ficodindia, rimaneva soltanto sulla carta arricchendo esclusivamente l’industriale.

Una commedia divertente ma con garbo e senza trivialità che induce il pubblico alla risata ma anche ad una profonda riflessione.

Straordinario il cast formato da grandissimi professionisti: indiscutibile mattatore è il “nostro” Tuccio Musumeci come sempre garanzia di successo e divertimento nel ruolo del ragionier Scilichenti; al suo fianco un grande, eccezionale Sebastiano Tringali nel ruolo di Don Ferdinando I Nuscarà, e il “truffaldino”, scaltro e  disonesto nipote, Ferdinando II è ben interpretato, con grande pacatezza e naturalezza scenica, dall’attore Luca Fiorino.

Splendida e dai toni contenuti ed eleganti è la caratterizzazione di Antonia, la governate di casa, da parte della sempre adeguata Margherita Mignemi. La giovane figlia di Antonia, Sisina, avvenente, sentimentale e con grandi aspettative ed ingenuità e ben interpretata da Lorenza Denaro.

Il corrotto e “mafioso” avvocato del nipote Ferdinando II ha volto e bravura dell’attore Santo Santonocito.

Molto divertente e ben fatta, credibile e molto naturale è la caratterizzazione di Shannon, l’americano complice di Ferdinado II da parte del garbato, preparato Claudio Musumeci.

Un siparietto a se stante, un piccolo sketch all’interno della commedia, è quello che ci offre l’incontro tra Don Ferdinando I Nuscarà (Sebastiano Tringale) e il turco, altro complice del nipote “malandrino”, un turco africano che parla francese “catanesizzato”, un’interpretazione ben congeniata, con grande esperienza scenica dall’attore Enrico Manna.

Grandi applausi vanno tributati meritatamente a tutto il cast che ha saputo dimostrare grande affiatamento scenico, grande esperienza e bravura in una commedia divertente ma anche “seria” nei contenuti.

Un lavoro che regge nel tempo perché dimostra che la storia, il passato non ci permette di “evolverci” ma continua a sfruttare la furbizia come arma arrivista e spietata per raggiungere il successo e il benessere sulla pelle degli altri.

Gli arrivisti sono come le scimmie che si arrampicano sugli alberi, delle quali ammiriamo l’agilità. Ma una volta arrivati in cima mostrano soltanto le loro parti vergognose.

(Honoré de Balzac)

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