Marika e la solitudine degli amori diversi

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CATANIA- L’anima e i sogni di una donna rinchiusa in un corpo da uomo per tutti “Marika”, il travestito, con le sue tante debolezze e i suoi tormenti vengono raccontati con delicatezza ed ironia dal regista Michelangelo Zanghì e dall’attore Francesco Natoli sul palco di Roots per il secondo applaudito spettacolo della rassegna “Underground rivers”, dedicata agli adulti, diretta da Steve Cable e Antonella Caldarella.

“Marika”, atto unico dal forte impatto emotivo messo in scena per la prima volta a Catania dalla Compagnia “Santina Porcino” di Messina,è il dramma grottesco di uno strampalato travestito che passa le sue giornate in compagnia di radio e telefono, l’unico mezzo che gli permette di avere una comunicazione con il mondo esterno, nella speranza di ricevere la telefonata di Franco, l’amore idealizzato che le consentirà di dimostrare agli altri ma soprattutto a se stessa la possibilità di vivere una vita normale con un uomo perbene.

La storia dal finale assolutamenteinaspettato, arricchita ed alleggerita da canzoni cult degli anni ottanta come “Stella Stai” di Umberto Tozzi, “Liù” degli Alunnni del Sole, “Cicale Cicale” di Heather Parisi ed anche “È quasi magia Johnny” di “Cristina D’Avena, si svolge in una modesta casa di un quartiere periferico della provincia siciliana mettendo a nudo i dolori e i sogni della protagonista che s’infrangono contro la realtà, nel desiderio spasmodico di ricevere quella telefonata  carica di emozioni per un futuro diverso che, probabilmente, non arriverà mai.

Una pagina teatrale che senza troppi orpelli racconta la triste solitudine di Marika e di molte come lei legate saldamente alla speranza di una tranquillità alla luce del sole accettata dalla gente e non relegata ai margini di una società, che nonostante i piccoli passi avanti trova difficile comprendere il diverso e il suo complicato modo di amare.

Ufficio Stampa

Elisa Guccione

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