Presentazione della silloge di Danila Intelisano “Specchio delle mie trame”

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Venerdì 8 novembre alle ore 17:00 all’Orto Botanico di Via A. Longo, 19 a Catania, sarà presentata la silloge di poesie di Danila Intelisano dal titolo “Specchio delle mie trame”.

Con l’autrice dialogheranno l’avvocato Enzo Trantino e la giornalista e scrittrice Nunzia Scalzo. Interverranno il direttore editoriale Alfio Grasso e l’autore della prefazione Antonio Di Mauro. Leggerà alcune poesie l’attrice Alessandra Pandolfini.

Si ringraziano il direttore dell’Orto Botanico Prof. Gian Pietro Giusso del Galdo, Herbarium, Università di Catania – Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche ed Ambientali.

Tratto dalla prefazione di Antonio Di Mauro:

” (…) Danila Intelisano, che ora ha raccolto con piena consapevolezza
i frutti maturi di un lavoro tanto appassionato quanto serio,
inteso cioè come scrupoloso esercizio di ricerca delle proprie verità,
esistenziali e di pensiero, di confronto etico con la realtà e le
istanze primarie, i bisogni del vivere quotidiano, di avvincente sperimentazione
della capacità di esprimersi. Ma soprattutto senza
essersi lasciata vincere dalla sconsiderata fretta di esitarli per ansia
di affermazione e relativa gratificazione.
Lo confermano una ormai lontana silloge d’esordio edita nel
1994, I colori dell’Aura, un lavoro che configurava già una concreta
promessa nell’ambito dell’attività di ricerca e scrittura in quell’ideale
laboratorio poetico che è stata da sempre la nostra Isola.
E oggi, a distanza di anni, a maturazione compiuta, questa nuova
raccolta di versi, Specchio delle mie trame. Il titolo è sì un richiamo di
assonanza con la ben nota espressione interrogativa della matrigna
di Biancaneve, “…specchio delle mie brame…”, ma sfrutta
il calco fono-linguistico per farne una trasposizione semantica.
Così lo “specchio magico” della fiaba diventa la scrittura poetica
stessa che riflette e riproduce non le “brame” ma le “trame” –
naturalmente da non intendere nell’accezione negativa di intrighi
e macchinazioni – tessute dall’“io” poetico elaborando la materia
prima del proprio vissuto. Del resto cos’altro è un testo letterario
se non un vero e proprio “tessuto”, come suggerisce la stessa
origine etimologica latina (textus, participio perfetto di texo: tessuto/
testo). Una lucida quanto spontanea consapevolezza, come
si diceva prima, per niente suscitata da cerebrali convincimenti,
nel segno quindi di una naturale continuità, contraddistingue gli
esiti notevoli di questa nuova silloge di Danila. (…)

Da qui proviene alla scrittura una chiarezza, un andamento disteso,
una linearità e un’atmosfera di sospensione, dove ogni cosa,
ogni aspetto, è al proprio posto, proiezione e forma del pensiero,
un ritmo rallentato che placa l’inquietudine o la stempera e la distribuisce orizzontalmente e il personaggio che lo sostiene, emergendo
alla luce della conoscenza, vibra in sintonia con i ritmi degli
affetti, del giorno e della notte, delle stagioni, mentre il suo corpo
è sempre a un passo dal cedere sfibrandosi, passando con infinita
stanchezza dal desiderio del mattino e del giorno alla pausa o all’agitazione della notte, del sonno.

Se l’esito anche sul piano linguistico-espressivo, come per quello
sostanziale, è conforme a una riuscita pronuncia di “leggerezza”,
in conseguenza di un linguaggio e un’identità poetica in crescita,
che non mancherà di coinvolgere il lettore, questo lo si deve anche
a quella maturazione, già individuata, della capacità di manipolare
la materia linguistica che ha permesso a Danila Intelisano di dosarne
sapientemente e con calibrato effetto il tessuto snello e movimentato
con assonanze e dissonanze, sonorità ed echi, recuperati
dall’eloquio comune e riscattati dall’usura, cosa che può forse alleviare
l’ansia del vivere, di sempre, a maggior ragione di oggi”.

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