“Le mille bolle blu”: un amore zitto zitto, sulu sulu e ammucciatu ammucciatu

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Fotografia di Dino Stornello

Grandissima ovazione e meritati consensi per lo straordinario attore Filippo Luna interprete unico de “Le mille bolle blu” di Salvatore Rizzo, al Must Musco Teatro di Catania sabato 9 e domenica 10 novembre c.a.

Ore 9,20: tutto è compiuto, un grande, profondissimo amore è sbocciato tra Nardino ed Emanuele (Manuè), il primo figlio di un barbiere ed il secondo figlio di un avvocato; fiorisce uno di quegli amori clandestini appassionati ed appassionanti, un amore vero e maturo che supera ogni barriera ed ogni pregiudizio.

“E’ arrivato il momento dopo undici anni di dire qualcosa su questa avventura che mi arricchisce da tutto questo tempo ed è  stata, ed è, una sfida profonda, personale, sociale” – dichiara Filippo Luna – “ Un serio discorso sull’Amore, sul profondo valore dell’Amore, che non ha bisogno di giudizi, categorie, definizioni. Le Mille Bolle Blu, sono un cinquanta per cento di me nella bocca  e nel cuore di Nardino (…) Continuerà, come amore vuole, la storia di Nardino ed Emanuele e di tutto il pubblico che è stato e che continuerà a  testimoniare della forza dirompente dell’Amore”.

“Trasu o non trasu, trasu o non trasu. Bellu scherzu ca mi facisti, Manuè!” (entro o non entro, entro o non entro. Bello scherzo mi hai fatto, Manuè!), inizia così questo struggente, appassionato, intensissimo monologo scritto da Salvatore Rizzo tratto dall’omonimo racconto contenuto nel volume “Muore lentamente chi evita una passione – Diverse storie diverse”, e magistralmente interpretato dallo stupefacente Filippo Luna che cura anche la regia. E’ da aggiungere che, per questa interpretazione, Filippo Luna ha vinto il Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro 2010 per aver realizzato “una perfetta sintesi scenico – attorale di emozione e disincanto”.

Nardino si trova in casa di Emanuele che giace in un letto di morte: nelle condoglianze fatte alla moglie Elvira c’è tutto un insieme di tormenti, ricordi, emozioni come in un calderone d’anima e di cuore. C’è tutto l’ardore e il sangue pulsante di quell’amore vero, sincero, pulito, unico durato trent’anni e nato nella Palermo del 1961 al tempo de “Le mille bolle blu” cantata da Mina (Se chiudi gli occhi e mi baci, tu non ci crederai, ma vedo le mille bolle blu).

La scena è essenziale ma efficace, anche questa ideata dal poliedrico Filippo Luna: una sedia da barbiere al centro della scena ed una fotografia alle spalle che ritrae,  in costume da bagno, i due amanti, Nardino ed Emanuele: in realtà sono il padre ed un amico del padre dello stesso  Luna, lo racconterà alla fine dello spettacolo quando gli organizzatori di Palco Off consentono al pubblico di dialogare con l’artista e l’autore.

Il linguaggio del corpo che si contorce al dolore e poi si allarga, con lo slancio di un momento, alla vita, il viso contrito in una smorfia di angoscia che è a stento controllata e che si bagna di pianto, pianto autentico e non soltanto emulato, pianto sentito dal più profondo dell’anima. Quella del protagonista è un’immensa, grandiosa, toccante, impegnativa, emozionante fino alle lacrime prova d’attore. Nessuna sbavatura, nessun calo d’attenzione e concentrazione: un pubblico completamente coinvolto in turbine di sentimenti speciali con forte implicazione emotiva.

Il “De profundis” non di Wilde ma di Filippo Luna: una tra le più belle dichiarazioni d’amore per il proprio compagno fatta di ricordi, litigi, rabbie, evocazioni nel “profumo” di un sogno durato trent’anni sulla terra ma destinato a sopravvivere oltre la morte.

Nei fiori portati da Nardino in dono a Manuè c’è quasi una promessa di amore eterno ben nascosta nella disperazione della perdita (avrei voluto gridarlo forte a tutti il nostro amore). In quel “ti amo” inghiottito da Nardino per timore o pudicizia c’è tutta la grandezza arcana di un sentimento che è dirompente ed irripetibile.

Sono le ore 9,20 quando Nardino saluta per l’ultima volta il suo Manuè: il ricordo di quella prima volta tra baci e voluttà torna alla mente beffardo come una sorta di dileggio del destino.

Nella scena del primo rapporto sessuale tra i due nella bottega da barbiere del padre di Nardino,  c’è un’eleganza e una naturalezza quasi disarmante: la pulizia di un Amore che è autentico e genuino, che è forte, che è passione e coinvolgimento dei sensi che esplodono di piacere in un orgasmo contenuto, simbiotico.

“Le mille bolle blu” dimostra che l’amore non ha cancelli quando è schietto, non ha colore, non ha età, non ha limiti. L’amore è un condursi insieme nella dimensione dell’eternità, è un avvicinarsi a quello che noi chiamiamo “ immagine e somiglianza di Dio” è la consapevolezza che la diversità non esiste: ciò che esiste è l’intensità di un sentimento che è universale nella pienezza dello spirito.

Le grandi passioni sono per coloro che hanno una grande anima e i grandi avvenimenti non possono essere veduti e compresi se non da quelli che sono al loro stesso livello.”
(Oscar Wilde –De Profundis)

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