Le sardine di Salvini

Print Friendly, PDF & Email

Era estate, Salvini si sbronzava di mojito e faceva saltare il governo che aveva guidato come se fosse il suo.
A quel punto si doveva andare a votare ma un manipolo di visionari ci disse che no, era meglio fare un governo, anche se costruito a cazzo, con una mina vagante come Renzi, dei disadattati che avevano spalancato pure le porte di casa a Salvini come i 5 stelle e un partito il cui segretario non controllava manco la moglie, figuriamoci i suoi parlamentari, come Zingaretti.
Qualcuno faceva notare che era una roba che stava meno in piedi di me al terzo negroni ma ci hanno risposto che invece era la strada giusta, bisognava fermare la propaganda di Salvini e per farlo bisognava togliergli il potere, quindi ok, facciamolo.
Sono passati tre mesi, quel governo ha meno possibilità di arrivare davvero a eleggere il presidente della repubblica (come era nelle intenzioni) che ho io passare un alcol test il sabato sera e la propaganda di Salvini è esattamente in piedi come lo era allora, senza neanche lo sbattimento di dover davvero fare qualcosa, neanche fingere di chiudere i porti, adesso deve solo inventare qualche dichiarazione strampalata tipo gli ospedali aperti che qui dentro e fuori non si parla d’altro.
Ammetto che per un mesetto è stato anche bello vedere come non ci stesse capendo un cazzo e in difficoltà nello spiegare quella sua mossa da tossicomane estiva, oggi però le cose non solo sono tornate al punto di partenza ma hanno rivelato la verità su questo paese: l’Italia è una nazione che ruota tutta intorno alla propaganda di Salvini.
Lì per lì ho pensato che dipendesse dalla natura dei nostri politici in campo, più intenti a cercarsi un pezzettino di potere o a sopravvivere ma la verità è che siamo tutti noi ad avere bisogno di lui e della sua propaganda.
Non abbiamo la minima idea di cosa vogliamo diventare, di cosa dovrebbe diventare questo paese e quindi preferiamo concentrarci su cosa non vogliamo essere, cioè Salvini.
Tipo ‘sta cosa delle sardine di Bologna, che è stata una cosa bellissima ma che, volutamente, non voleva andare da nessuna parte, se non ribadirci che non si voleva essere come lui.
La cosa è stata bellissima, davvero, ha riempito gli occhi e il cuore ma mi ha lasciato con quella sensazione di “e mò?”.
Dove può andare tutta quella gente se non ha un riferimento politico ma anche una minima intenzione di organizzazione?
Purtroppo da nessuna parte e infatti è perfettamente coerente che da una cosa del genere ne venisse fuori quella cosa che si sta pensando di fare a Perugia, cioè replicare l’esperienza di Bologna ma senza averne il contesto e la spontaneità e sembrando più un flash mob per ottenere mille mila like.
Mi sa che ‘sta merda ce la meritiamo tutta, proprio tutta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*