“Dear Ludwig”: un cuore generoso e l’amore per la musica

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Al Teatro Chaplin di Catania, in Via Raffineria, 41, prodottoo da “La carrozza degli artisti” diretta da Elisa Franco ed inserito nel cartellone della stagione teatrale 2019\2020, è andato in scena con grande successo di pubblico e di critica, il 23 e 24 novembre u.s., “Dear Ludwig”, atto unico scritto ed egregiamente diretto da Nicola Costa.

Si parla della vita intima, dell’anima di uno dei più grandi compositori  di tutti i tempi, ultimo rappresentante di rilievo del classicismo viennese, il compositore, pianista e direttore d’orchestra Ludwig Van Beethoven, nato a Bonn il 17 dicembre 1770 e morto a Vienna il 26 marzo 1827 a cinquantasei anni; si parla del delicato rapporto con la famiglia, degli amori più importanti, della sua grande e viscerale passione per la musica; si parla della sua infinita generosità affrontata con ironia ma anche come vera e propria missione, ci si duole del suo cagionevole stato di salute (l’otosclerosi ed una malattia ossea, di Paget e l’ascite a quel tempo chiamata “idropisia addominale”); ed ancora si apprezza la profondità del legame d’amicizia con il poeta Goethe (anche se gli rimproverava di essere troppo “ossequioso”) e l’ammirazione fortissima per Mozart ma altresì il grande disprezzo per Napoleone (in presenza del quale rifiutò di esibirsi) e l’attaccamento all’amico quasi fratello Wegeler al quale detterà il le sue ultime volontà (il testamento di Heiligenstadt) nel 1802 a favore del nipote Karl.

“Dear Ludwig” è il “capolavoro” di Nicola Costa che da dieci anni riscuote grandissimo e meritato successo in tutti i teatri ove viene rappresentato, complici di ciò le meravigliose musiche del compositore (“Al chiaro di luna”, “Patetica”, “Appassionata”) e l’indiscutibile bravura e l’appassionata interpretazione in scena da parte di Nicola Costa: egli è Ludwig Van Beethoven, il suo “io” entra in simbiosi con quello del compositore regalando al pubblico fortissime emozioni e sensazioni.

Bravissimi tutti gli attori che compongono il cast: dall’eleganza e la saggezza, il grande contegno di Franco Colaiemma nella parte di Goethe all’esuberante ed istrionica, eccellente Carmela Silvia Sanfilippo nel ruolo della sguattera del maestro. Dall’opportunista, arrivista, caricaturale fratello Johan ben caratterizzato dall’espressivo Angelo Ariosto, all’eccelente interpretazione dell’attore Gianmarco Arcadipane nel ruolo del carissimo amico Wegeler.

La sempre adeguata, valente e naturale attrice Alice Sgroi è in scena il grande amore di Ludwig, Teresa. Le adeguate scene sono ben curate da Gabriele Pizzuto. Un percorso di vita intima del grande musicista frutto di grandi ricerche e grande passione, un uomo fragile protetto da una corazza di ostentata durezza, un musicista segnato profondamente dalla morte della madre (donna nobile e dall’animo puro) e dalle malattie, disordinato e misantropo, timido e burlone. Di grandissimo impatto emotivo la dettatura del testamento a Wegeler: Nicola Costa dimostra, nella circostanza, grande maestria attoriale e profonda preparazione professionale. Intenso, passionale, spontaneo, arriva vibrante ad un pubblico rapito da tanta abilità e da tanto trasporto ben conscio delle proprie potenzialità artistiche.

Un lavoro ben scritto, ben diretto ed interpretato che entra nelle menti e nei cuori per non uscirne più. Finisce lo spettacolo con la morte del grande compositore: un silenzio arcano s’impossessa della sala teatrale, alcuni spartiti cadono dal leggio come se Beethoven volesse dire “Eccomi, sono qui. Ho ascoltato la mia musica, ho udito ciò che avete detto su di me. Il mio spirito vi ringrazia per non averlo maltrattato ma anzi per averlo onorato”.

I brividi percorrono la pelle. Fragorosi e prolungati applausi e profonda ed evidente emozione entusiasmano il pubblico. Gli attori ringraziano coinvolgendo alcune persone in sala a danzare con loro. Un momento intriso di meravigliosa magia e poesia. Grazie Nicola Costa: in questo mondo c’ tanto bisogno di poesia e di teatro vero. «O voi uomini che mi credete ostile, scontroso, misantropo o che mi fate passare per tale, come siete ingiusti con me! Non sapete la causa segreta di ciò che è soltanto un’apparenza […] pensate solo che da sei anni sono colpito da un male inguaribile, che medici incompetenti hanno peggiorato. Di anno in anno, deluso dalla speranza di un miglioramento […] ho dovuto isolarmi presto e vivere solitario, lontano dal mondo […] se leggete questo un giorno, allora pensate che non siete stati giusti con me, e che l’infelice si consola trovando qualcuno che gli somiglia e che, nonostante tutti gli ostacoli della natura, ha fatto di tutto per essere ammesso nel novero degli artisti e degli uomini di valore.»

((Beethoven, 6 ottobre 1802)

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