“L’arte della beffa” e la pietra dell’invisibilità

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Grasse risate e grandi applausi per “L’arte della beffa” di Aldo  Lo Castro, riadattamento di Matteo Favara, al Teatro Chaplin di Catania il 30 novembre e giorno 1 dicembre c.a.

L’arte della beffa” è tratta dalla terza novella della nona giornata del “Decamerone” di Boccaccio, una delle opere più irriverenti della letteratura italiana alla quale Aldo Lo Castro si ispira prorompendo anche in altre novelle. I personaggi sono avventurieri ed imbroglioni: un mondo di beffeggianti e beffeggiatori, di donne disinibite e disponibili.

Una rivisitazione, ricostruita e trasferita in una terra che ben si presta a far da sfondo alla trama: la meravigliosa terra di Sicilia. I due atti della commedia riportano il dialetto, gli umori e le caratteristiche della gente dell’isola che si intersecano con lo stile  boccaccesco, intelligente e arguto, irriverente.  

Rosita Trovato e Rosa Lao

Il regista, Matteo Favara, dichiara: “Abbiamo voluto tentare un esperimento e unire due storie in un unico lavoro dove da un lato c’è il ricco Mastro Franceschino divenuto bersagno degli scherzi da parte di due fratelli, Tano e Michelino. I due decidono, con la complicità delle due donne, Margherita e Gelsomina, di alleggerirlo del suo capitale nascosto e inventano una storia secondo la quale esiste una pietra magica che rende invisibili”.

La bellissima scena, con un fiabesco pozzo centrale, è di Marco Calcina, i costumi appropriati a cura de “I Siciliani”, responsabile del botteghino Pina Vargetto, direttore di sala Gabriele Trovato, produzione “TRUECOLORSEVENTS” in collaborazione con la compagnia teatrale “I Siciliani”.

Una mise en scène molto esilarante e dissacrante ma mai triviale. Grande ritmo ed affiatamento scenico divertono il numeroso pubblico del Teatro Chaplin, attento e partecipe.

Il povero Mastro Franceschello, ben interpretato da un entusiasta ed esuberante Raimondo Catania, viene preso di mira da due fratelli furbi e molto grotteschi: Tano, impersonato dal sempre adeguato e preparato Matteo Favara (che cura attentamente anche la regia), e Michelino, il simpatico ed appropriato Salvo Calandra. Tano e Michelino fanno credere a Mastro Franceschello che esiste una pietra capace di rendere invisibile chi la possiede: la pietra elitropia. Inoltre, per avere il tanto sospirato e disperato figlio con la moglie, donna Gelsomina, ben caratterizzata dalla bravissima ed istrionica attrice comica Rosita Trovato, deve trovare l’erba mandragola.

Con la complicità di donna Gelsomina e di Margherita, fidanzata di Michelino, interpretata dalla dolce e brava attrice Rosa Lao, i due fratelli arrivisti e senza scrupoli, estorcono gran parte del denaro all’ingenuo mastro Franceschello che servirà per pagare  un prete – santone dalla folta barba nera e dall’insulto facile (che altri non è che Tano travestito),  per effettuare la purificazione alla coppia “sterile”. Donna Gelsomina, da sempre segretamente innamorata di Tano credendosi ricambiata, approfitta di questa “purificazione” per costringere Tano a concedersi ripetutamente fino a farle realizzare il suo grande sogno: concepire un figlio.

Una gag dietro l’altra, una risata dietro l’altra, la commedia è scorrevole, spassosa e ben congeniata.

Grande tenerezza suscita il personaggio di Mastro Franceschello che, credendo d’aver trovato la pietra elitropia, ingannato dai due malandrini, Tano e Michelino, e credendo di non essere visto, si concede una sorta di rivincita beffeggiandoli con gestacci e sogghigni di soddisfazione.

Di contro, i due complici assecondano l’illusione del “poveretto”: ciò sortisce siparietti comicissimi e godibili anche grazie alla spiccata e naturale simpatia dell’attore Raimondo Catania.

Grandi e meritati applausi finali per due ore circa di pieno relax e salutari risate.

“Voglio un’assicurazione che copra la beffa, non il danno” (Seriotonina)

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