“Casa di bambola”: uno sconosciuto per marito

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Un applauditissimo grande classico al Must – Musco Teatro di Catania con la regia di Sebastiano Tringali, convince e avvince in un vortice di emozioni, “Casa di bambola di Henrik Ibsen.

Pirandello considerava Ibsen l’ideatore del teatro moderno e per importanza lo collocava subito dopo Shakespeare, come scrive Sebastiano Tringali nelle sue note di regia.

Quando, nel 1879, debuttò in teatro “Casa di bambola” suscitò grande scalpore e fece scandalo poiché portava in scena una donna che, attraverso la riflessione, desidera riscattarsi da un uomo che la considera un giocattolo, una bambola così come faceva il padre e cerca di recuperare la propria dignità attraverso la ricerca di sé, lontana dalla famiglia.

Con l’attentissima  ed efficace regia di Sebastiano Tringali, le bellissime musiche di Germano Mazzocchetti, l’essenziale ed elegante scena di Susanna Messina, gli appropriati costumi delle “Sorelle Rinaldi”, produzione “Teatro della città Catania” con “Must Musco Teatro”,  responsabile tecnico Must e luci di Sandro Alì, direttore di scena Enza Privitera, laboratorio scenografico e sartoria “Artelè Catania srl”, “Casa di bambola”, andato in scena al Must Musco Teatro di Catania nei giorni 13 – 14 e 15 dicembre c.a., è una mise en scène di grandissimo spessore artistico ed un cast di eccellenti e validissimi attori.

La storia si dipana tra le mura di casa Helmer dove si assiste alla vita quotidiana di Nora e di Torvald che scorre piacevole e in armonia, pur rimanendo sempre in “superficie”: mai un discorso serio tra i due, soltanto vezzeggiativi e coccole. Torvald diventa direttore della filiale della banca dove lavora e Nora ne è entusiasta come una bambina al suo nuovo giocattolo. Nonostante questa inaspettata gioia, la donna nasconde un segreto: per far curare il marito seriamente ammalato è stata disposta a firmare dei titoli di credito a nome del padre e farsi dare i soldi da Krogstad, avvocato – strozzino che la ricatta di rivelare tutto al marito se lei non intercede per lui per non farlo licenziare dalla stessa filiale di banca dove entrambi lavorano.

La verità sulla falsa firma verrà ben presto allo scoperto con le infauste conseguenze per Nora.  Il marito, legato alla visione borghese della famiglia e ossessivamente condizionato dalle apparenze, trova il gesto di Nora non soltanto scandaloso ma addirittura un affronto alla sua onorabilità. Completamente sordo alle nobili intenzioni della moglie, la minaccerà di ripudio e di toglierle la cura e l’affetto dei tre figli. Soltanto grazie all’intervento dell’amica di Nora, Kristine, le cose si risolveranno per il meglio e tutte le apparenze di Torvald saranno salve.  Riesce così  a perdonarla ma Nora, delusa profondamente dal marito  ed amareggiata, prende la decisione di abbandonare la famiglia per ritrovare se stessa.

Leggendo il testo di Ibsen, ciò che emerge è la grande ipocrisia che contamina i rapporti umani come un cancro che ti divora lentamente. Torvald Helmer si è preoccupato soltanto della sua rispettabilità di direttore di banca, di uomo di famiglia ma non ha minimamente tenuto  conto del nobile gesto della moglie che, con coraggio si è assunta la responsabilità della sua scelta di salvare la vita al marito: una meravigliosa dichiarazione d’amore in un gesto davvero impavido.

Henrik Ibsen fu fortemente influenzato dall’ideologia di Brandes: un autore letterario o teatrale ha il dovere di denunciare i problemi della società.  Con “Casa di bambola” la denuncia del drammaturgo norvegese è contro l’istituzione stessa del matrimonio che rende la moglie un soggetto da sottomettere, senza diritti e voce in capitolo; è un lavoro con un messaggio sociale talmente forte che, con il passare degli anni è pure diventato il manifesto dell’Emancipazione femminile. I movimenti femministi del primo novecento scelsero infatti l’opera teatrale di Ibsen come loro bandiera.

Al Must Musco Teatro di Catania, gli interpreti di “Casa di bambola” sono di grandissimo spessore artistico: nel ruolo di Torvald Helmer ritroviamo il sempre adeguato, bravissimo attore Davide Sbrogiò; l’eccellente attrice Barbara Gallo, molto spontanea e naturale, è una saggia e profonda Kristine Linde, amica di Nora.

Il dissoluto Krogstad è molto ben interpretato, con grande intensità da Riccardo Tarci.

L’eccellente, elegante, raffinato e con grande esperienza scenica, l’attore, ed in questo caso anche regista, Sebastiano Tringali, è il dottor Rank, grande amico della famiglia Helmer, anziano e malato terminale segretamente innamorato di Nora.

L’intensa, emozionante, convincente e viscerale Valeria Contadino è Nora, giovane ed avvenente donna dall’entusiasmo bambinesco ma che cela una grande profondità d’animo e di sentimenti. L’amore per il marito supera ogni paura, ogni ostacolo: va oltre tutto e tutti. Ogni donna che nutra tali nobili valori si può rispecchiare in Nora: nella sua scelta c’è racchiusa ogni volontà di donna che ama.

Dal marito Nora avrebbe sperato una reazione di riconoscenza, di profondo sentimento verso la sua compagna di vita e madre dei sui figli. Delusa ed amareggiata nell’intimo più profondo da quell’uomo che da otto anni condivide con lei la vita, dichiara di non averlo mai conosciuto e, voltandogli le spalle, lo saluta per affrontare il viaggio più duro, più impegnativo: quello alla ricerca di se stessa.

Una messa in scena raffinata e gradevole: ovazione finale meritatissima ne sottolinea l’apprezzamento.

“Sono otto anni che aspettavo, pazientemente. Dio mio, capivo bene da sola che le cose meravigliose non avvengono ogni giorno. Ma quando poi la rovina è precipitata su di me, fui assolutamente certa che la cosa meravigliosa sarebbe accaduta.

Mentre la lettera di Krogstad aspettava lì fuori, non mi passò per la mente che tu ti saresti piegato alle condizioni di quell’uomo. Ero così assolutamente certa che gli avresti detto: faccia pure conoscere la cosa a tutto il mondo. E quando lo avesse fatto, tu ti saresti fatto avanti, non ne dubitavo, e ti saresti assunto ogni responsabilità dichiarando: il colpevole sono io!

Era questa la cosa meravigliosa che speravo, anche se avevo tanta paura. Ed era per impedire una cosa simile che volevo togliermi la vita.

Ma tu non pensi nè parli come l’uomo a cui potrei rimanere vicina. Passato il tuo spavento… non per quello che minacciava me, ma per quello a cui eri esposto tu stesso, una volta passato il pericolo, per te è stato come se non fosse successo niente. Ero la tua lodoletta, tale e quale come prima, la tua bambola che avresti dovuto custodire con ancora più cura per il futuro, dato che era così sventata e così fragile.

Torvald… in quel momento vidi con chiarezza che per otto anni avevo vissuto insieme ad un estraneo, e che avevo avuto dei bambini…Oh, non posso pensarci! Potrei stritolarmi, farmi a pezzi da sola!

Così come sono adesso non posso essere una moglie adatta per te”.

 (Monologo finale di Nora)

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