“Una volta ancora”… in onore dei vecchi tempi

Print Friendly, PDF & Email

Grande successo e fragorosi applausi di gradimento per “Una volta ancora” di Derek Benfield”, commedia in due atti messa in scena al Teatro Chaplin di Catania nei giorni 4 e 5 gennaio c.a.

Dicono che c’è un tempo per seminare

E uno che hai voglia ad aspettare

Un tempo sognato che viene di notte

E un altro di giorno teso

Come un lino a sventolare (…) Per questo mare infinito di gente, scrive Ivano Fossati

C’è un tempo giusto per ogni cosa, c’è un ciclo che si apre e poi si chiude, c’è l’attimo irripetibile, l’emozione forte che poi si placa: c’è un tempo per ogni cosa, anche per la passione amorosa.

E poi c’è il dubbio: è vero che la minestra riscaldata è più buona? Oppure: i ritorni di fiamma non servono soltanto a rimescolare un calderone di ricordi ed attimi già vissuti? Sono domande di difficile risposta, forse è anche vero che certe situazioni bisognerebbe prima viverle per poterle giudicare con più obiettività e lucidità.

Discorso a parte è il destino (per chi ci crede): a volte l’amore fa giri enormi per poi ritornare là dove è nato, dove è cresciuto tra mille errori, tra mille rimorsi e rimpianti sguazzando in un mare di domande e perplessità.  A maggior ragione se si tratta di una passione amorosa extraconiugale che da ragione a chi asserisce fermamente che l’uomo (ivi compresa la donna)  non è mai stato monogamo.

Al Teatro Chaplin, prodotto da “La Carrozza degli artisti” diretta da Elisa Franco, in questa circostanza pure attenta regista ed interprete, “Una volta ancora” di Derek Benfield è una commedia in due atti che parla dell’incontro, dopo ventidue anni di lontananza, di due ex amanti, Marion Eleonor e Bernard, incontro avvenuto in un centro commerciale. Il destino aveva voluto farli ritrovare rinnovando quel sentimento che forse non si era mai spento del tutto rimanendo sopito in un quella parte di anima che è stata pronta a rinnovarlo al minimo accenno.

Ma è proprio vero che tutto è rimasto  immutato da allora? E’ vero che quella “magia” è rimasta tale?

Lui, Bernard, è sposato con Carol, una donna apparentemente ingenua ma che, quasi con sicurezza, aveva capito i giochetti passionali del marito tanto che alla fine sarà lei a lasciarlo sorprendendolo non poco. I due hanno messo al mondo tre figli, una femmina di nome Debby, un maschio e un indeciso.

Lei, Marion, è vedova di George (Clooney?) ed ha quattro figli. Lavora come disegnatrice di moda.

“Una volta ancora” è una commedia teatrale con qualche reiterazione superflua ma che induce ad un’attenta riflessione sulla condizione umana, su una moda molto diffusa e cioè quella dei rapporti extraconiugali vissuti quasi come un rifugio vigliacco per non affrontare de visu i veri drammi personali mal compensati da un’esistenza monotona ed infelice.

Marion e Bernard si rivedono in un’età più adulta e cedono, una volta ancora, al richiamo reciproco dei sensi in onore dei vecchi tempi, come fosse quasi un dovere, un esperimento, un  verificare se l’intensità di quella passione già vissuta circa vent’anni prima, fosse la stessa di allora (lo faccio con te perché siamo vecchi amici).

Una mise en scène brillante, divertente, dai ritmi sostenuti e coinvolgenti.

La bravissima attrice e regista Elisa Franco è in scena una risoluta ma, nello stesso tempo, romantica, tenera ed intenerita Marion. La sua è un’interpretazione precisa, professionale e capace di passare, con grande maestria, da uno stato d’animo ad un altro sempre con rilevante credibilità. Il sentimento che prova per Bernard è più un sentimento di tenerezza e dolcezza per un uomo goffo negli atteggiamenti ma tanto amorevole e pieno di attenzioni nei suoi confronti.

Bernard, tenero e maldestro,  è ben caratterizzato dal sempre valido attore Cosimo Coltraro. La sua è una grande prova d’attore; ottima ed esilarante la mimica facciale e quei silenzi appropriati capaci di dire e di trasmettere più di mille parole.

Tra ricordi, flashback, tra un drink ed un altro (fin troppi, in verità), tra visite improvvise di reciproci figli (ben interpretati dagli stessi Franco-Coltraro), tra lo spogliarsi e il rivestirsi, tra corteggiamenti ed ammiccamenti, acciacchi e cadute maldestre, la commedia piace e diverte merito dei due attori in grande sintonia scenica.

La seconda possibilità di aversi e provare ed essere felici in attesa di un nuovo colpo di coda del destino.

Possiamo chiamare vero amore tutto questo? E poi ancora, siamo sicuri che una persona infedele  sia davvero capace di provare il vero amore? Chissà.

Per intanto ci sono due scuole di pensiero: c’è chi ama talmente tanto la famiglia che non si accontenta di averne soltanto una e c’è invece chi afferma:

“Chi vuole tradire per indole tradisca. Chi vuole tradire perché si sente trascurato tradisca. Chi vuole tradire per noia tradisca. Chi vuole tradire per allegria tradisca. Chi vuole tradire per leggerezza tradisca. Chi vuole tradire per abitudine tradisca. Chi vuole tradire per troiaggine tradisca… Padroni… Ma ripeto e ripeto e ripeto ancora: chi ama non tradisce. (Mina)

Evviva l’Ammore!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*