L’ARTE DEL RAKU all’interno della mostra collettiva “Gradazioni” nel prestigioso Museo Emilio Greco di Catania

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Anna Maria Viscuso e Manlio Scaramucci con le loro creazioni raku

Patrocinata dal Comune di Catania, dal Museo Emilio Greco e da Pop Katane, la mostra collettiva “Gradazioni”si potrà visionare dal 15 al 22 febbraio c.a. dalle ore 9,00 alle ore 19,00

Afferma la curatrice e presidente dell’associazione POP KATANE, dott.ssa Dora D’Andrea: “La manifestazione “Gradazioni” definita come il passaggio da una tonalità chiara ad una scura, è una rassegna artistica di pittori, scultori, fotografi, stilisti professionali, autodidatti e studenti artistici che rappresentano con le loro opere il concetto visivo sullo studio delle gradazioni cromatiche a colori o in bianco e nero”.

All’interno di questa collettiva possiamo ammirare l’antica arte del RAKU, utilizzata dagli artisti Manlio Scaramucci e Anna Maria Viscuso nei loro splendidi oggetti creati a mano, esclusivi e di arcana e primordiale bellezza.

 Il raku è una tecnica di origine giapponese, nata in sintonia con lo spirito zen, in grado di esaltare l’armonia delle piccole cose e la bellezza nella semplicità e naturalezza delle forme.

L’origine del raku è legata alla cerimonia del tè: un rito, realizzato con oggetti poveri, incentrato sulla tazza che gli ospiti si scambiavano. Le sue dimensioni erano tali da poter essere contenuta nel palmo della mano. L’invenzione della tecnica raku è attribuita ad un artigiano coreano addetto alla produzione di tegole dell’epoca Momoyama (XVI secolo d.C.), Chojiro, che la sviluppò per facilitare la fabbricazione delle ciotole per la cerimonia del tè (e il suo mecenate fu Sen no Rikyu, era un maestro di questa cerimonia). Il termine giapponese raku significa “comodo, rilassato, piacevole, gioia di vivere”, e deriva dal sobborgo di Kyōto nel quale era estratta l’argilla nel sedicesimo secolo. Da quel momento divenne anche il cognome e il sigillo della stirpe di ceramisti discendente da Chojiro, tuttora attiva in Giappone. Nel diciottesimo secolo un manuale ne spiegava la tecnica in dettaglio, e da allora il raku si diffuse anche fuori del Giappone. Le ceramiche raku sono molto quotate e ricercate. Molte di queste sono delle vere e proprie opere d’arte e possono essere ammirate in musei e collezioni private.

Abbiamo chiesto ad Anna e Manlio di dirci qualcosa su di loro e sulla loro produzione scultorea.

– Sono Manlio Scaramucci e come Anna Maria Viscuso amo il RAKU e la filosofia wabi sabi.

Insieme, realizziamo manufatti in ceramica, seguendo le antiche tecniche RAKU, secondo lo stile WABI-SABI.  Il wabi-sabi insegna ad esercitare il distacco dall’idea di perfezione assoluta, per riscoprire la bellezza di una creazione intuitiva e spontanea, forse incompleta ma sicuramente ricca di originalità.

Le nostre creazioni sono tutte opere assolutamente manuali, senza l’uso di alcun macchinario.

Si tratta sempre di pezzi unici, non riproducibili e certificati.

  • MA COS’E’ IL RAKU?

L’antica arte delle ceramiche Raku nacque ad opera di un artista coreano (Chojiro) nella Corea del XVI secolo.

Il Raku nacque e si sviluppò per soddisfare la necessità dell’uomo di avvicinarsi alla spiritualità,

traendo ispirazione dalla filosofia e dalla meditazione zen.

La collettiva è visitabile fino al 22 febbraio c.a. ed è un calderone di opere d’arte pittoriche, scultoree ed artigianali .

 “ I quattro elementi naturali (acqua, aria, fuoco e terra) sono definiti spirituali e considerati perfetti in quanto più sottili. Questi sono inglobati nel quinto elemento o quintessenza, in cui facciamo parte di un tutto col cosmo. L’etere, rappresentante la vitalità della creazione, che li mette in relazione, che si muove al di là delle limitazioni della materia e delle leggi di spazio e tempo. I quattro elementi interdipendenti si presentano nell’uomo, con le loro qualità, osservando cioè le manifestazioni armoniose o disarmoniche che influenzano il carattere e tutti gli angoli della sua vita. Impara ad ascoltare la voce della natura, degli elementi e degli spiriti che ci guidano”.

Ana W. Almeida

Fotografie di A. Sturiale

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