Insegnare al tempo della pandemia Considerazioni di una docente

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Sono trascorsi esattamente 21 giorni da quando è stato decretato per tutte le regioni italiane, che non rientravano nelle famose “zone rosse”, la sospensione didattica.

È stato allora che ho sentito i primi “Hurrà!”, “Ci voleva qualche giorno di vacanza!”, ma poi ci siamo presto resi conto che non era come quelle volte in cui era stata proclamata la chiusura delle scuole per “allerta meteo”. Abbiamo subito compreso che l’Italia tutta (!) era diventata “zona rossa” e in breve la sospensione didattica è stata prorogata dal 15 marzo al 3 di aprile. Insomma abbiamo preso coscienza che il Covid 19 stava attaccando il Bel Paese non solo fisicamente ma si stava pian piano insinuando nelle nostre vite, nei meandri della nostra mente, stravolgendoci.

Anche la mia vita di madre, moglie, docente si è letteralmente scombinata. Con la reclusione in casa, ho dovuto condividere h24, non solo gli spazi, ma anche il tempo. Quel tempo che doveva essere dilatato, esteso, infinito e nel quale avrei potuto reinventarmi una vita differente con gli affetti più cari, per me si è invece letteralmente ridotto.

Il tempo, al tempo del Covid 19, è divenuto un tempo senza tempo da quando noi docenti abbiamo attivato la “Didattica a distanza”. Dunque, dall’oggi al domani, la nostra vita di docente è stata scombinata, confusa, scompaginata…Noi insegnanti ci siamo un po’ persi per strada alla ricerca di pezzi di noi, della nostra vera essenza di docente, dei nostri allievi, della nostra vita all’interno delle classi, tra cattedre e banchi. Catapultati, invece, in realtà diverse (inimmaginabili in altri tempi!), in piattaforme, classroom videolezioni, webinar, registrazioni audio, privacy, eccoci già di prima mattina, seppur senza trucco e parrucco, pronti per l’uso! E chi se la dimenticherà mai questa nuova avventura, questa parvenza di normalità? E dalla normalità al fanatismo il passo è breve! Questo fanatismo del fare e strafare, perché “non si sa mai”, ci sta letteralmente stremando, oscurando il vero obiettivo della Didattica a distanza, quella di far sentire la nostra presenza ai nostri allievi, dialogando con loro, cercando di guidarli alla ricerca degli aspetti positivi che ciascuno di loro, a suo modo, può tirar fuori da questa reclusione. E’ vero il COVID-19 è un’emergenza, allora anche la Didattica a distanza va trattata come tale, non certo con l’arte dell’improvvisazione (peculiarità magari degli attori, degli artisti di strada o dei cialtroni!) con una didattica artificiosa che nulla ha a che fare con la realtà e che prende acqua ai primi segni di criticità: collegamenti precari, linee internet intasate, giga esauriti.

Noi siamo EDUCATORI, prima di ogni cosa, in grado di trasmettere regole, valori ma anche l’autenticità e la verità, non l’ipocrisia!

Allora, solo di recente, ho preso in mano la “cronaca della mia vita” di queste ultime tre settimane in cui ho sperato da illusa che le 24 ore di un giorno si triplicassero per poter analizzare, studiare, cercare link, documenti, video, creare audio e, considerato che non conosciamo ancora quando possa essere l’epilogo di questo dramma, ho riorganizzato la mia “didattica a distanza”. Ho attivato la “didattica della vicinanza”, proprio come la definisce anche la mia Dirigente scolastica alla quale è doveroso un mio grazie per la sua lettera a noi docenti in cui ci ha regalato parole piene, dense che personalmente ho molto apprezzato: sono state balsamo per la mia anima.

Voglio che le mie video lezioni abbiano un senso per i miei studenti e lo diano anche alla mia vita di docente e di donna. Così, al di là dei contenuti, delle riflessioni su Petrarca, Manzoni, Pirandello, sui Moti rivoluzionari del ’48 o sulla Seconda Guerra Mondiale e sui Regimi totalitari in Europa, mi interessa sapere come sta Adriana, Alessandro, Fabrizio, Gabriele, Salvatore, Giorgio… Voglio sapere come stanno vivendo questo “momento storico”, come stanno organizzando le loro giornate e affido loro delle consegne da condividere al successivo meeting on line: suonare un brano col basso o con la chitarra, leggere dei brani o passi di poesia, analizzare un’opera d’arte.

Così è! Allora, condividiamo ciò che più ha suscitato emozioni in ciascuno di noi: sorpresa, meraviglia, paura, angoscia. Ne parliamo, ci confrontiamo, ci incoraggiamo…Poi magari si parla di Letteratura o di Storia, ma la lezione adesso ha un sapore diverso, non certo quello della falsa realtà, dell’impegnare i giovani in mille compiti disconnessi dalla realtà che stanno vivendo. Il nostro incontro on line quindi assume il sapore della bellezza della condivisione che aiuta a crescere, a essere, a esserci. E’ vero, ho profonda nostalgia della scuola tradizionale, della mia scuola, del suono della campanella, degli studenti, dei miei colleghi e non so ancora se e quando potremo tornarci per ritrovarci. Ho nostalgia di quella scontata quotidianità che nei miei 22 anni di carriera ha dato un senso al mio lavoro che ho sempre considerato una missione perché prima di ogni cosa ho sempre ritenuto che chi sta al di là della cattedra ha una sua essenza, ha delle storie da raccontare, ha delle emozioni.

Così, in un momento particolare in cui ogni nostra sicurezza naviga in un mare in tempesta senza un porto vicino in cui approdare, sono loro, i miei studenti che mi stanno regalando la terapia giusta: la forza di esserci sempre e a prescindere. Solo questo è ciò che conta!
Adesso, più che mai, sono certa che solo in questo modo, con questo tipo di “lectio” possiamo rassicurarci a vicenda e dire “andrà tutto bene, ce la faremo”, solo così riusciremo ad attraversare la tormenta e a sopravvivere brillantemente. Cerchiamo, quindi, di lasciare da parte i formalismi, i convenzionalismi…ricominciamo a emozionarci e ad emozionare gli altri agenti, fondamentali e indissolubili, della nostra azione educativa e formativa perché il dialogo educativo sia un accostamento e raffronto di voci, una coreografia di menti e non un assolo drammatico.

“Educare la mente senza educare il cuore significa non educare affatto” (Aristotele)

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