75 anni dalla morte di Anne Frank

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31 marzo 1945: sono trascorsi 75 anni da quel giorno, nefasto indubbiamente, ma uguale a tanti altri precedenti che hanno caratterizzato l’Europa durante il regime nazista con le violenze di massa e il pianificato sterminio di Ebrei (e non solo!).
31 marzo 2020: altra data indimenticabile perché inserita in un periodo che passerà alla storia a causa della pandemia che ha colpito il mondo intero e di cui, fra non molto, leggeremo anche sui libri di testo.
Due tragedie immani, seppur diverse, accomunate forse solo dalla gravissima perdita di vite umane. Totalitarismi, nazionalismo, nazismo e antisemitismo da una parte, pandemia Covid 19 e sue conseguenze socio-economiche dall’altra.
Due mali assoluti, indubbiamente.
Occorre però sottolineare che il primo, purtroppo, è stato opera magistrale della malvagità umana con annessa indifferenza, male non certo minore.
E, a proposito del 31 marzo 1945, il mio pensiero va alla giovane adolescente dispensatrice di speranza e ottimismo: Anne Frank.
Oggi ricorre l’anniversario della sua morte avvenuta quando Anne aveva poco più di 15 anni.
Era stata costretta alla reclusione clandestina, dal luglio 1942 all’agosto 1944, nella soffitta di Prinsengracht n.263 sopra gli uffici della ditta di Otto Frank ad Amsterdam, assieme ai suoi genitori, alla sorella Margot, alla famiglia Van Daan e al dottor Dussel.
E’ grazie alle pagine del suo diario, destinate a segnare la nostra storia, che la giovane ha aperto una finestra sul mondo, regalando a noi osservatori e lettori curiosi uno spaccato della sua vita da relegata (fra quelle quattro mura con le finestre oscurate!) ma densa di emozioni. E attraverso quelle pagine è possibile entrare nell’esistenza dell’adolescente, nelle sue fragilità, nelle sue speranze, nel suo desiderio che barcollava fra la voglia di fuggire e abbattere le distanze e quella di rimanere a proteggersi.
Un po’ quello che sta accadendo oggi a ciascuno di noi, costretto all’isolamento per scongiurare il contagio da Coronavirus, in un momento storico particolare, in cui la reclusione ci costringe alla ricerca costante di un equilibrio molto precario.
Dunque, come Anne che nelle pagine del suo diario dialoga con il suo Io più profondo narrandogli le piccole scoperte inerenti il suo mondo interiore e anche le novità sulla realtà esterna, anche io mi sostengo meditando su me stessa e sugli eventi che mi stanno segnando fortemente a livello emotivo, scrivendo pagine e pagine, un modo forse di vedere la luce oltre la notte, di non perdere la fiducia e la speranza.
Anne si raccontava delle storie, immaginava, sognava, creava. La parola ha così sorretto la ragazzina, la parola pronunciata con difficoltà, scritta con stile delicato, a momenti affrettato, le ha regalato la forza di andare avanti, nonostante fosse sommersa da orrore, incubi, sussurri e vivesse trascinando i piedi scalzi sul pavimento all’interno di spazi limitatissimi. Anche per quanto mi riguarda, la scrittura permette di rinnovare i pensieri e le parole dando senso alla reclusione e consistenza alla speranza. E’ la forza della scrittura che è in grado di dilatare il tempo e di fissarlo, immortalando attimi, idee, riflessioni.
Anne viene colpita dal tifo e muore qualche giorno dopo la sorella Margot nel campo di Bergen Belsen. La loro è una morte vacua e priva di racconti, se non di scarne ed effimere testimonianze. I corpi, ritrovati esanimi dalle compagne, furono teneramente avvolti in una coperta e portati in una fossa comune, sepolti in un prato desolato e deserto.
Ma la vita di Anne si distingue di gran lunga dalla sua morte: la prima del tutto autentica e originale, mentre la seconda, nello sterminio pianificato dei nazisti, risulta totalmente uguale a quella di migliaia di altre. La storia di Anne è singolare perché ci ha fatto dono della speranza, di felicità e gioia di vivere di cui lei ha gustato ben poco, seppur abbia riempito, parlandone, pagine e pagine d’inchiostro. E proprio quelle pagine, oggi più che mai, interpellano tutti noi e ci chiedono di riflettere, di continuare a sperare, di resistere. Sì, proprio così, resistere!!!
“La ricchezza, la bellezza, tutto si può perdere, ma la gioia che hai nel cuore può essere soltanto offuscata: per tutta la vita tornerà a renderti felice. Prova, una volta che ti senti solo e infelice o di cattivo umore, a guardare fuori quando il tempo è così bello. Non le case e i tetti, ma il cielo. Finché potrai guardare il cielo senza timori, saprai di essere puro dentro e che tornerai a essere felice.” (1 agosto 1944, ultimo brano tratto dal Diario di Anne Frank)

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