L’assenza e il silenzio. Riflessioni intorno alla Pasqua 2020

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Credo che non si ricordi nella storia una Pasqua come questa del duemilaventi, appena trascorsa, infatti la Domenica in Albis è l’ultimo giorno del Giorno di Pasqua che dura sette giorni.

Forse durante il periodo bellico ci saranno state delle limitazioni e restrizioni, ma niente di paragonabile a quella che stiamo vivendo e che rimarrà impressa nei ricordi.

Niente è come prima, siamo chiusi in casa, lontani dagli affetti più cari, dalle nostre chiese, dalle tradizioni, dalle celebrazioni! La mancanza e il silenzio caratterizzano questi giorni e penso siano le chiavi di lettura per comprendere e andare oltre l’esperienza che stiamo vivendo per passare (pasqua Passaggio) oltre l’immediato e il contingente, per approdare ad una nuova e più profonda conoscenza di noi stessi delle ragioni e del senso della nostra vita.

Partiamo dalla mancanza che oggi è diventata assenza, di abitudini, di riti, di tutto ciò che ci era noto, di tutto ciò che ci dava conforto. Niente celebrazioni, niente processioni, niente incontri, niente condivisione soltanto i cellulari, la radio la televisione ci danno la possibilità di partecipare almeno con la mente, con l’intenzione, con il cuore alle celebrazioni che per millenni hanno guidato e accompagnato la Pasqua dei Cristiani, stiamo sperimentando la mancanza l’assenza e da questa dobbiamo partire. Che cosa mi manca? Di cosa sento più acutamente l’assenza? Mi sembra che questa sia la cifra, la chiave di lettura della profondità della nostra fede, e delle ragioni del nostro vivere, una domanda a cui cerco di rispondere ogni giorno, ogni istante di questa lunga quarantena

La nostra tradizione culturale e religiosa è ricchissima di gesti e di segni, sarebbe riduttivo e fuorviante elencarne alcuni e tralasciarne altri, di quale gesto di quale segno patisco più profondamente la mancanza? È una domanda scomoda, ma che può aprirmi alla conoscenza e alla consapevolezza di qual è il fondamento della mia Fede, può darmi le coordinate del luogo in cui è arrivato il mio cammino e da dove partire perché sia Pasqua, sia Passaggio davvero.

Siamo esseri culturali, perché abbiamo bisogno di segni e di significati, per scrivere la nostra storia quotidiana, ma quando il segno prende il posto del significato? Allora è l’alienazione, la perdita di senso della nostra vita!

L’altra chiave di lettura di questa Pasqua è il silenzio. Che scomodo e ingombrante padrone delle nostre case, delle nostre città, delle nostre strade e delle nostre chiese! Il silenzio richiama la solitudine, due compagni di strada che volentieri evitiamo, eppure è nel silenzio e nella solitudine che ognuno di noi può accedere alla comprensione di se stesso e all’ascolto di Dio, la vera umiltà parte dal silenzio e si nutre di ascolto, eppure noi lo fuggiamo e cerchiamo ad ogni costo di riempirlo di rumore, di fracasso, pur di non sentire l’abbandono e la solitudine che porta e di cui spesso è segno, eppure è da questo compagno scomodo che possono arrivare doni inaspettati e preziosi. Il silenzio è quanto di più imbarazzante ci sia in una conversazione fra estranei, ma è intimità fra persone che si amano, siamo talmente estranei a noi stessi da fuggire la nostra stessa compagnia?

Siamo esseri sociali, nasciamo e cresciamo in una relazione, abbiamo bisogno di comunicare, ma anche la musica è fatta di suono e di silenzio e tra suoni e silenzi che si intrecciano in modo mirabile, il compositore compone una sinfonia, e noi? Senza silenzi? Soltanto con le note? Senza pause? Come facciamo a comporre la sinfonia della nostra vita?

Questa è per me e per tutti la Pasqua del silenzio, dell’assenza, della mancanza, approfittare di questa occasione unica per semplificare, per giungere al significato profondo della mia Fede e delle mie scelte, mi sembra l’unica strada percorribile che può darci almeno la speranza di incontrarci un po’ migliori, dopo questa lunga e difficile esperienza.

Buona Domenica in Albis a tutti.

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