Il covid19 in Africa

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Sui media occidentali le vicende di quello che un tempo si definiva terzo mondo sono sostanzialmente sparite di fronte all’urgere dei dati sull’epidemie e, in seguito, sui grandiosi piani per ovviare ai disastri economici che essa lascerà.

In realtà i conflitti continuano in Siria, in Afghanistan, in Yemen e cosi via anche se pare che la pandemia abbia ridotto non solo le notizie ma anche messa in sordina i conflitti stessi anche sul campo.

In particolare intono al covid19 in Africa corrono le previsioni più diverse: c’è chi favoleggia di una immunità dei neri o, almeno di una maggiore resistenza, e chi prevede un cataclisma con milioni di morti. In realtà del covid19 sappiamo ancora poco di scientificamente accertato. Non sappiamo come si trasmette, quanti sono in realtà i contagiati e nemmeno quante siano realmente le vittime, se con l’estate si attenuerà, se il vaccino sarà poi veramente efficace. Ci siamo tutti sbagliati, a cominciare dall’OMS all’ISS ai governanti un po’ tutti (e in particolare Trump e Johnson), ai medici, agli ospedali dove è scoppiato il dramma del contagio di Bergamo (almeno pare) fino al comune cittadino. In realtà noi occidentali non siamo nemmeno psicologicamente preparati perché l’ultima pandemia, la spagnola, si è verificata cento anni fa quando la medicina moderna era ancora agli albori.

Può darsi che fra qualche mese accuseremo i governanti di avere esagerato (speriamo di sì) oppure che questo è solo l’inizio di una tragedia dalle conseguenze incalcolabili e invidieremo questi mesi che ci sembreranno felici (speriamo assolutamente di no).

Nessuno quindi ha elementi per poter prevedere quello che avverrà o sta avvenendo in Africa. Tuttavia possiamo fare qualche considerazione basandosi sul poco che sappiamo o ci sembra almeno di sapere.

Diffusione dell’epidemia

Colpisce il fatto che mentre tutto l’Occidente sembra sprofondare nel terrore dei decessi e della conseguente crisi economica, l’Africa ha un numero imprevedibilmente limitato di casi. Come mai? Si può pensare (solo ipotesi senza alcun riscontro) che in fondo questa pandemia potrebbe passare anche inosservata. In Italia in media, muoiono 65.000 persone all’anno e 54.000 al mese: qualche decina di migliaia in più per covid passerebbe inosservata se non avessimo i mezzi per individuarli. Forse in certi paesi che hanno comunque un tasso di mortalità naturale più alto e molti meno anziani nessuno se ne accorge nemmeno.

Magari in Congo il tasso di contagiati è dieci volte il nostro ma non fanno tamponi: e quindi non possiamo comparare i dati. Consideriamo che in Africa per la sola malaria, da noi praticamente inesistente, muoiono intorno a 500 mila persone all’anno. Ci sono poi le infezioni intestinali, la malnutrizione e mille altri flagelli: il covid19 ha una scarsa letalità che colpisce soprattutto gli anziani e non cambia poi molto.

I rimedi

Un secondo elemento da valutare è il rimedio. L’unico che finora si è trovato è quello dell’isolamento (lockdown, come si dice). Ma esso è improponibile nella realtà africana: la popolazione, diversamente che nel passato, non si trova dispersa in piccoli gruppi su grandi distanze ma si concentra in megalopoli, anzi in baraccopoli sterminate nella quale non è possibile alcun isolamento. Inoltre sarebbe proprio contrario alla mentalità, allo stile di vita africano fatto di grandi nuclei familiari in cui convivono insieme varie generazioni in stretto contatto. In Africa non ci sono certo le RSA. D’altra parte la prima esigenza per la maggioranza è trovare quel poco che serve per sopravvivere ogni giorno: non possono permettersi di stare chiusi a casa (che poi non hanno) attingendo ai risparmi (che non hanno) e attendere i sussidi statali che non arriveranno.

Sistema sanitario

In realtà anche in Occidente esso è stato travolto non per carenze strutturali, come spesso si pensa, ma perché i posti di terapia intensiva (soprattutto i respiratori) erano sufficienti per le comuni esigenze ma non per una pandemia del tutto imprevista. È come se improvvisamente il numero dei cardiopatici diventasse cento volte quello comune: è chiaro che i reparti di cardiologia collasserebbero. In Africa i sistemi sanitari sono imparagonabili a quelli dell’Occidente, non in grado di fronteggiare efficacemente una cura lunga e complessa e costosa come richiede il covid.

Economia

In realtà, poiché le misure preventive di isolamento non si possono prendere, la produzione può continuare più o meno come prima, senza particolari difficoltà. Tuttavia in Africa si riversano le difficoltà dei paesi avanzati. Negli ultimi anni infatti i paesi africani, almeno alcuni di essi, hanno avuto tassi di sviluppo paragonabili a quelli cinesi di inizio millennio. Il bassissimo costo della manodopera, l’abbondanza di materie prime permette una notevole esportazione in Occidente (e in Cina). Ma ora questo volano entra in crisi per la difficoltà dei paesi importatori: si pensi al crollo del prezzo del petrolio per paesi produttori come la Nigeria, il crollo del turismo nei villaggi turistici per altri (Malindi in Kenya).

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