Laurearsi al tempo del Covid 19

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Il tempo è protagonista assoluto in questo periodo sospeso di quarantena, un tempo che regala o che sottrae, un tempo che si dilata o che si riduce e in esso si tramano storie, vite, racconti, situazioni di cui non ci dimenticheremo facilmente.
Mentre tutto scorre, necessita re-inventarsi la vita, le giornate, ascoltando ciò che manca e lasciandosi abbracciare da ciò e da chi c’è.  E nell’attesa di nuove e promettenti albe, rimaniamo travolti da una quotidianità che ha un sapore tutto nuovo, così come inediti e strambi sono alcuni eventi. Tra le novità in trincea oltre alla DAD applicata da insegnanti di ogni ordine e grado con i loro allievi, un altro avvenimento speciale gestito a distanza sono le “Lauree”. Dopo tanti anni di studio e di attesa ecco che tutto si svolge davanti al monitor del pc che separa la Commissione dai laureandi frementi di esporre la tesi su cui hanno lavorato per ricevere poi la proclamazione. Parecchi i giovani italiani che hanno vissuto e che vivranno anche nella Fase 2 del Decreto tale esperienza. Ce lo racconta Elisabetta Giuca, ragusana di 26 anni, che proprio pochissimi giorni fa, in piena quarantena, è stata proclamata, in nome del Popolo italiano, dottoressa in Graphic Designer, Comunicazione d’Impresa (Laurea di secondo livello).

Elisabetta, ci vuoi raccontare cosa ti ha particolarmente colpito in occasione della tua laurea, vissuta a distanza e da casa?
Laurearsi ai tempi del Covid-19… da casa, non è da tutti!
La verità? È stato pazzesco! Sicuramente un’esperienza unica vissuta in un periodo così assurdo che ricorderò e racconterò negli anni.
Finire di prepararmi 5 minuti prima della chiamata e del collegamento con la Commissione, stappare lo spumante e brindare subito dopo la proclamazione, e tutto ciò in diretta Skype con più di 45 account collegati è stato davvero emozionante. Ho vissuto con grande ansia gli attimi che hanno preceduto la discussione della tesi, ma subito dopo aver iniziato a esporre mi sono rilassata. Intanto,
parenti e amici, da tutta l’Italia e anche dalla Spagna, nonostante la distanza e gli smart working, mi sono stati a fianco, distanti ma uniti anche e soprattutto in questa speciale occasione. Dunque, nessun particolare festeggiamento se non a casa con i miei genitori e mia sorella, ma aver potuto condividere in streaming quei momenti, quegli attimi indiscutibilmente ineffabili con i parenti e gli amici di sempre è stato proprio toccante, commovente.

Hai lavorato con grande passione su una tesi molto interessante “Donna e pubblicità: da casalinga a icona sexy”. Vuoi parlarcene?
La figura femminile, sin dalle origini, è stata protagonista di manifesti e di spot pubblicitari.
L’obiettivo principale del mio lavoro è quello di far luce su quanto il corpo della donna sia diventato “oggetto” a causa della pubblicità, analizzando il cambiamento della figura femminile, anche in base al cambiamento del suo ruolo nella società, presentata prima come un ornamento rispetto all’oggetto pubblicizzato e, successivamente, come coprotagonista dell’annuncio.

Inoltre ho parlato di un altro problema che riguarda la donna rappresentata come oggetto, cioè la “Pubblicità Sessista”, quella in cui viene usata la figura femminile sessualizzata, con o senza doppi sensi, per promuovere prodotti, eventi o servizi.
(Tra l’altro un caso di Pubblicità Sessista l’abbiamo avuta a Ragusa, proprio mentre scrivevo la tesi).

La soluzione, dunque, per eliminare la rappresentazione della figura della donna in modo maschilista/sessista, è che la pubblicità dovrebbe proporre soggetti femminili più aderenti alla quotidianità, tutelando l’interesse dei destinatari oltre che dei mittenti, non solo in qualità di consumatori, ma prima ancora di cittadini.
Se tutte le aziende rappresentassero in modo moderno e soddisfacente l’universo femminile, senza intrappolarlo in stereotipi e cliché, contribuirebbero a modernizzare il Paese; poiché la “pubblicità sessista” non solo offende le donne, ma anche gli uomini, intrappolandoli nello stereotipo del maschio sessista o in quella del marito-padrone.

Cosa ti aspetti ora? Hai dei progetti?
Sì, certo. Il mio progetto principale è quello di insegnare: arte e immagine alle scuole medie oppure materie di grafica alle scuole superiori. A breve farò il concorso e spero di avere la possibilità di lavorare al più presto. Nel frattempo cercherò dei lavori freelance tra fotografie e social media marketing per le aziende, quello di cui già mi occupavo, aspettando le graduatorie e tempi migliori.

E mentre aspettiamo pazienti e nel rispetto delle normative vigenti che tutto possa ritornare alla normalità quanto prima, seppur coscienti che la rinascita sarà graduale e faticosa, ci congratuliamo con tutti i giovani, compresa Elisabetta, che in queste settimane di reclusione hanno vissuto quest’importante tappa della loro vita perché possano realizzare al più presto e pienamente tutti i loro sogni, grandi e piccoli.
Ci auguriamo che siano come le querce che si lasciano percuotere dal vento aspettando che la tempesta passi e intanto custodiscono sogni e segreti tra le fronde, per poter poi vincere da veri combattenti con amore e fiducia nella vita. Ad maiora, dottori!

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