La storia del gatto che cambiò sette pelli

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Salvatore Barone nasce a Licodia Eubea ( Catania) nel 1954. Tra i suoi scritti: una raccolta di poesie (Movimenti liberi – 1998), di storielle per bambini (Ascolta, Demetra -1999) , una trilogia di romanzi brevi (Pierrot Lunaire, Fraulein Folghereiten e In una conca di luce pienamente solare) , una raccolta di racconti (Racconti inattuali), una biografia e autobiografia quali rispettivamente Vita di Giovanni Meleagro e Intermezzo parigino. Per il teatro scrive la commedia Il filo di fumo.

Storia di un gatto racconta le avventure di un adorabile e coraggioso felino che attraverso la reincarnazione vive l’esperienza di sette vite ognuna delle quali, ahimè forse per lui, fugge la sorte del vestire i panni dell’essere umano, quale involucro carnale ardentemente auspicato dal gatto, che per vivere una nuova esperienza dovrà “accontentarsi” di cambiare nuovamente pelle prendendo le sembianze ancora una volta dei suoi stessi simili indipendentemente da pedigree e sesso. Benché siano solo sette le vite dei gatti note in occidente o nove secondo la cultura anglosassone, il nostro gatto viaggia nei secoli fino all’esaurimento della sua settima occasione, di vita in vita, proiettato nel tempo con il privilegio di poter assistere a mirabili imprese e meravigliose invenzioni, dall’epopea di Odisseo alla imponente realizzazione delle Piramidi d’Egitto, ai cambiamenti dell’uomo e alle sue memorabili scoperte, dalle visioni e intuizioni pittoriche e ingegneristiche di Michelangelo e Leonardo alle intraprendenti colonizzazioni di Cristoforo Colombo, nonché testimoniando perfino avvenimenti e principi del Cristianesimo fino a giungere alla modernità della metropoli trafficata da incontri fortuiti e significativi. Percorsi di riflessione tra deserti, fiumi, mari, cieli e itinerari disparati vivendo una grande avventura e arricchendosi di volta in volta, di esperienza in esperienza, di pelle in pelle. 

Diverse le storie in letteratura legate ai gatti, dai racconti fiabeschi come le versioni de Il Gatto con gli Stivali di C.Perrault e dei Fratelli Grimm, sobri e moralistici, per arrivare ai racconti più misteriosi e tetri di E. Allan Poe come ancora diverse le legende e le superstizioni legate ad una visione assolutamente europea dell’animale che lo dipinge quasi spesso di nero. 

Qui, la scelta della fabula episodica ed una figura rinascimentale conferiscono all’animale il protagonismo del condottiero, del predatore e del temerario allo stesso tempo palesando una figura positiva, giocosa, docile e adattiva in una forma di scrittura tale da alleggerire ogni riferimento a eventi storici, date, luoghi, coordinate geografiche e nomi affinché diventino essi stessi fantasiosi ed addolciti dalla componente empatica del gatto e recepiti con semplice curiosità da tutti e perfino dai non adulti come i figli dell’autore a cui il libro è dichiaratamente dedicato. 

L’accurata descrizione dei fatti e dei luoghi per cui l’autore manifesta una dedita conoscenza, fa si che venga solleticato l’immaginario collettivo affinché il ricettore possa rimanerne attratto e, come anticipa e spera lo stesso autore, nel tentativo di distogliere in parte l’attenzione da facoltà sempre più connesse al wi-fi, ai social network, ad attività ludiche su smart tv e web.   

Perché sia un pubblico giovane che adulto si appassiona alla lettura de Storia di un gatto; perché il racconto non è un trattato storico ma trasferisce informazioni intrise di emozioni e partecipazione comunicativa, sociale. Si percepisce in tutti gli episodi del libro il grande entusiasmo per la vita e la voglia di imparare e tramandare il sapere come dono, più che la ricerca di una morale; di quanto ciò sia complicato in una sola vita, così come in una prossima e in un’altra ancora se fossero realmente a disposizione. Quali le chiavi di lettura che possano aiutarci ad affrontare le pagine del racconto senza annoiarci; il messaggio e’ chiaro : porre la sapienza, la saggezza, la conoscenza, la comunicazione alla base della crescita e del domani includendo ostacoli e imprevisti senza mai arrendersi al di là di ogni strumento semplificativo della nostra vita moderna. 

E se l’uomo avesse a disposizione uteriori vite in una concezione lontana dai nostri usi e costumi del mondo occidentale? Come impiegherebbe la gran parte del suo tempo oggi? Riuscirebbe a identificarsi con lo spirito indipendente del gatto ed ad adeguarsi ad ogni circostanza? Come metterebbe in pratica i frutti dell’esperienza, cosa non sprecherebbe o cosa posticiperebbe? Quesiti che almeno una volta ciascuno di noi si è posto e a cui le risposte sono legate senz’altro ad una condizione psico-sociale da rimandare però ad altri contesti di studio.

Ancora spunti di riflessione quindi che l’autore insinua attraverso la scrittura; l’invito spasmodico a tramandare con leggerezza accattivante qualche sana nozione di importanti eventi, di luoghi geografici strategici, di concetti teorici e filosofici che hanno segnato la storia e contribuito all’evoluzione dell’uomo e del mondo a cui lo scrittore sembra dedicarsi con grande affetto nostalgico e ricercatezza di dettagli. 

Attraverso gli occhi di un gatto, dunque, come quelli di ognuno di noi, può risplendere un mondo fatto di entusiasmo per la vita; per ricordare ciò che siamo stati e diventati, per vivere sulla propria pelle la volontà di un piccolo impegno o gesto quotidiano costruttivo come può essere quella semplice carezza data al proprio figlio al calar della sera mentre gli si offre un racconto insieme alla possibilità incommensurabile del conoscere qualcosa in più di ieri. Non importa se a piccole o a grandi dosi rapportate alla età generazionale, non importa se l’espediente ancora una volta rimane contro tendenza, ma con determinazione e fede, l’incantevole magia e il privilegio che offre la lettura di un libro come STORIA DI UN GATTO che cambiò sette pelli di Salvatore Barone.

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