Gli esami di maturità 2020 tra ansie e mascherine

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Conclusa la terza giornata dei lavori degli Esami di Stato 2020 che vedono coinvolti oltre 500.000 studenti italiani. I maturandi, dopo aver vissuto lontani dalle aule scolastiche per più di tre mesi, sospesi come bolle di sapone tra sogni e speranze, si riscoprono in una nuova e “ovattata” dimensione. Essi devono svolgere l’esame in presenza; quindi, vengono accolti da una Commissione, (costituita da sei docenti interni e uno esterno che funge da Presidente), nel pieno rispetto delle “misure contenitive per lo svolgimento dell’Esame di Stato”. Si tratta di una prova esclusivamente orale a causa dell’emergenza Covid che verte su 5 punti di cui si è già discusso in precedenti occasioni.

Come membro di Commissione, ho rivissuto le ansie e le preoccupazioni della mia “Notte prima degli Esami” che porto sempre nel cuore e che viene rievocata, ogni anno, con la stessa intensità emotiva. Questo, però, è un anno “inedito” a causa dell’emergenza Coronavirus che ha lasciato il segno a tutti, per cui ritrovarsi in aula è stato un momento emotivamente forte. Il distanziamento sociale ci ha concesso solo di sfiorarci con gli occhi e con i gomiti ma mi dispiace non poter abbracciare i miei allievi che ho accudito e accompagnato nel percorso di crescita e di formazione per cinque anni. Io ho avuto la fortuna di conoscere le loro fragilità, le loro preoccupazioni ma anche i loro sogni, le loro ambizioni. Sono loro la vera anima della Scuola, la ragione che dà senso al mio “essere” insegnante. E in questi giorni in cui sto provando a leggere i loro occhi, entrando in profondità, colgo la loro voglia di dare il meglio di se stessi e affrontare con una certa dignità l’ultimo tassello, forse il più intenso dal punto di vista emotivo, della loro vita scolastica e potersi così dichiarare finalmente “maturi”.

Mirko, studente della VC Meccanica dell’ITIS dice: “Finalmente oggi, dopo un periodo di ansia e dubbi, è arrivato il momento di sostenere il mio esame di maturità. Con l’adrenalina addosso e la paura di non riuscire a dare il meglio di me, mi sono seduto su quella sedia affidandomi allo sguardo di visi conosciuti. Ho iniziato a esporre le mie conoscenze e, incoraggiato dai professori che per cinque anni mi hanno seguito, ho finalmente raggiunto il mio obiettivo. Adesso libero e più sereno cercherò di godermi le vacanze e, nel frattempo, valuterò le scelte possibili per il mio futuro. Porterò nel cuore i ricordi dei compagni e dei professori che ringrazio per avermi aiutato e sostenuto nei momenti più difficili affrontati in questo percorso lungo 5 anni. Parafrasando Stefen W. Hawking auguro a ognuno dei miei compagniche, per quanto possa essere difficile la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile far: guardare le stelle invece dei propri piedi.”

A tutti gli studenti che stanno affrontando questa importante tappa della loro vita e, in particolare, ai miei allievi, auguro una buona vita citando Douglas Malloch:

Se non puoi essere un pino in cima alla collina,
sii una macchia nella valle, ma sii
la migliore, piccola macchia accanto al ruscello;
sii un cespuglio, se non puoi essere un albero.

Se non puoi essere un cespuglio, sii un filo d’erba,
e rendi più lieta la strada;
se non puoi essere un luccio, allora sii solo un pesce persico-
ma il persico più vivace del lago!

Non possiamo essere tutti capitani, dobbiamo essere anche un equipaggio,
c’è qualcosa per tutti noi qui,
ci sono grandi compiti da svolgere e ce ne sono anche di più piccoli,
e quello che devi svolgere tu è li, vicino a te.

Se non puoi essere un’autostrada, sii solo un sentiero,
se non puoi essere il sole, sii una stella;
Non è grazie alle dimensioni che vincerai o perderai:
sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere.

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