Grandi applausi per “Medea” di Euripide, nella versione di Gianni Scuto al Castello Ursino di Catania.

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Fragorosi applausi per la mise-en-scène del regista Gianni Scuto, di “Medea” nell’incantevole corte del Castello Ursino di Catania nel doppio spettacolo di venerdì 28 agosto u.s.

Quando Giasone sbarcò con gli Argonauti in Colchide, richiese il vello d’oro ad Eeta, madre Medea, che glielo promise a patto che domasse due tori dalle unghie di bronzo. Grazie alle arti magiche di Medea, che si era innamorata di lui, Giasone superò le prove e conquistò il vello d’oro. La maga fuggì  con gli Argonauti e divenne la sposa di Giasone. Cacciati da Iolco  si rifugiarono a Corinto. Giasone ripudia Medea per sposare Glauce, figlia del re Creonte. Medea si vendicò facendo morire la nuova sposa di Giasone e il padre di lei (con l’offerta di magici doni nuziali, un diadema e un peplo, indossati i quali Glauce morì consunta e così anche, appena l’ebbe toccata, Creonte accorso) e uccidendo i due figlioletti avuti da Giasone, Mermero e Fere. La Medea di Euripide, rappresentata nel 431 a. C., rappresenta Medea nel momento centrale della sua leggenda, quello della vendetta contro Giasone infedele e dell’uccisione dei propri figli.

Sempre attuale, immortale nel tempo, “Medea”, nell’originale, intensissima versione del grande estro artistico del regista Gianni Scuto, lavoro prodotto dal “Nuovo Teatro Gamma”, focalizza l’attenzione sulla follia scatenata dalla gelosia della donna tradita, gelosia che acceca l’anima portandola a compiere gesti estremi quasi in modo inconsapevole, conseguenza naturale, giusta condanna per il grave affronto, per la profonda umiliazione subita dal marito.

In realtà si parla di una donna disperata, una donna che non accetta di essere stata “sostituita”; perdendo la ragione sente in modo pressante l’esigenza di vendicarsi uccidendo i beni più cari del marito: la nuova compagna e i due figli frutto del loro amore ormai finito.

La sempre bravissima attrice Barbara Cracchiolo è in scena Medea. L’attrice emoziona, avvince e convince: la sua è un’interpretazione forte e di grande impatto scenico. Intensa sia nelle parole che nei gesti pregnanti di simbolismi, si muove tra filtri magici, vaneggiamenti, rituali funesti di spaventosa crudeltà. Capace di creare una considerevole tensione emotiva, Barbara Cracchiolo si muove in scena con la sicurezza acquisita da una meticolosa direzione registica.

Il non più giovane argonauta Giasone è interpretato egregiamente dall’attore e doppiatore Domenico Maugeri. Il suo dolore è dignitoso, quasi imploso dentro: nonostante sia lacerante, egli lo contiene come colui il quale non ha realizzato ancora ciò che gli è accaduto. Tutte le persone amate non ci sono più: la giovane moglie, il padre di lei, i due amatissimi figli.

Medea lo risparmia; preferisce farlo rimanere vivo condannandolo ad una morte ancora più atroce di quella del corpo: la morte dell’anima.

L’attore Alessandro Gambino è un pacato, consapevole re Creonte. La sua è un’interpretazione mirabile e consapevole.

Alla fine Medea farà cadere le bambole appese: non si gioca più, i bambini non hanno più bisogno dei giocattoli e lei non ha più bisogno dei suoi bambini. Adesso tutto si è compiuto: Giasone è stato punito e la vendetta è stata fatta.

Ma pare di vedere che, dal cuore di Medea, accecata dalla folle gelosia per il marito, scorgere una lacrima di sangue che non potrà mai più asciugarsi.

“Non ora per la prima volta considero le cose umane un’ombra: senza tremare potrei dire che quanti fra i mortali sembrano essere sapienti e indagatori di ragioni, questi meritano la più grave accusa di follia. Fra i mortali nessuno è felice; quando il benessere scorre copioso, uno potrebbe essere più fortunato di un altro, ma felice mai”

(Da Medea di Euripide)

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